Raccontami di quel giorno perfetto

Basato sull’omonimo romanzo Young Adult di Jenny Niven, il film Netflix intreccia malattie mentali e una stravolgente storia d’amore.

“Se solamente toccasse il cuore… se solamente mettesse la bocca sul cuore…” ogni libro di genere sentimentale risulterebbe più forte del tempo in cui è stato scritto.

Il fulcro di Raccontami di un giorno perfetto ricade sullo stravolgimento delle vite di due adolescenti: Violet Markey (interpretata da Elle Fanning) e Theodore Finch (interpretato invece da Justice Smith).

Conosciutisi, forse, per un gioco del destino, dopo aver superato le iniziali paure di lei, ancora evidentemente scossa per la perdita della sorella, i due protagonisti si stravolgono la vita a vicenda, abbandonando la loro comfort zone.

Theodore resta affascinato dalla sensibilità e complessità di Violet, tanto da volerla come compagna di un progetto scolastico. Così, insieme, scoprono le meraviglie dell’Indiana, obiettivo del lavoro di gruppo e simbolo che anche i luoghi o i momenti più piccoli possono significare molto, portando a galla dei sentimenti di amore e fiducia da tempo sepolti e volontariamente nascosti.

Tra incomprensioni, viaggi, allontanamenti, dubbi sul proprio passato e certezze su questo rapporto, si giunge al finale cinematografico, che non stravolge quello letterario. Quindi si ha lo stesso alone di incertezza su cosa stia realmente affrontando il personaggio maschile, perché prima ci si concentrava maggiormente sul dolore interiore della ragazza. Il giovane è evidentemente segnato da un passato troppo violento.

Le motivazioni che hanno spinto Theodore a prendere quella decisione restano, però, ignote: se sia stato un incidente o una scelta premeditata, il pubblico lo dovrà scegliere (forse) da sé. Di certo, sfortunatamente, il senso di vuoto e di inadeguatezza erano talmente opprimenti da farlo affondare in un abisso di dolore.

L’immaginazione è senza dubbio uno strumento meraviglioso, quando viene dispiegata da chi riesce ad andare oltre ciò che vede. Ed è forse questo che dovremmo fare: lasciarci trasportare, dalle onde del mare, da un leggero vento, come sosteneva Saffo fin dall’antichità: “Se soffiassi nel mio cuore… vicino al mare… suonerebbe con un rumore scuro… come acque vacillanti…”

                                                                                                                                     Beatrice Vitale 3B

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