2000 anni a far Teatro.

Come varia il teatro dall’antico Plauto al più moderno Shakespeare.

Pur avendo vissuto in ere completamente diverse, questi grandi commediografi presentano molte somiglianze, dai personaggi ai temi; ma la più importante di tutte è come dai copioni traspirino i loro pensieri e le loro anime. Ci si rende conto di come tutto ciò che è scritto fosse il frutto di lungo lavoro e studio, di un’accurata scelta delle parole e dei termini che, se fossero solamente “tirati a caso” non darebbero lo stesso effetto e che sicuramente si distinguevano nell’intendere l’ironia e molti sentimenti, ma solo perché gli uomini di allora vivevano in un contesto sociale differente.

La figura del servo nasce come furba e scaltra, una che si prende gioco delle persone e che possiede sempre dei doppi fini: nella maggior parte dei casi è quell’individuo che infrange la parete tra spettacolo e spettatore, a cui è dato l’arduo compito di comunicare una lezione o una morale, come Pseudolo che inganna il lenone Calidoro sottraendogli la ragazza amata dal padrone. Paragonandosi ad un generale che schiera le sue truppe, ci trasmette che la strategia e il ragionamento battono la forza bruta e l’impeto.

Esempi possono essere il Gorgoglione della commedia di Plauto il Curculio, oppure Puck nel Sogno di una notte di mezza estate: il primo rispecchia le caratteristiche del servo, che infatti deve essere astuto ed abile, è anche l’artefice della burla e organizzatore degli inganni. Nel secondo, invece, il personaggio ha subito un cambiamento, diventando molto più semplice: non è più manipolatore o pianificatore, ma quasi ingenuo e combina pasticci inconsapevolmente. Nonostante ciò, un personaggio così insignificante ed inutile ha l’onore di chiudere l’intero spettacolo parlando direttamente col pubblico e declamando: ”Se noi ombre vi abbiamo irritato, non prendetela a male, ma pensate di aver dormito, e che questa sia una visione della fantasia. Non prendetevela, miei cari signori, perché questa storia di ogni logica è fuori: noi altro non v’offrimmo che un sogno; della vostra indulgenza abbiam bisogno”.

L’idea e il significato di questo personaggio rimangono vividi: pur essendo la “quarta ruota del carro”, mantiene la sua importanza, perché ognuno di noi aspira ad essere padrone, ma la maggioranza delle volte siamo servi. Così il teatro ci dice chi siamo, ma ci ricorda anche che non bisogna scoraggiarsi perché si è servi, dato che a volte il padrone non saprebbe cosa fare senza il nostro aiuto.

Il tema amoroso è un altro aspetto fondamentale, poiché traccia la strada su cui la storia proseguirà. L’amore di Plauto si sviluppa nel tempo: il sentimento che inizialmente era marginale o perlomeno poco vivido diventa fiammeggiante e quasi incontrollabile, una passione ardente che neppure la morte può spegnere.

Spicca proprio questo all’interno del Curculio; infatti la storia si incentra sulla passione del giovane Fedromo, che non si presenta sfavillante come, in realtà, ci si aspetterebbe da un giovane innamorato, e della fanciulla Planesio, che sembra usare “l’amato” solo per portare a termine i suoi scopi, poiché infatti, venendo comprata, sarebbe finalmente libera dal Lenone.

Da questo punto di vista l’allievo ha superato il maestro, il grande Shakespeare. Nelle opere il cui fulcro è il medesimo sentimento, si riescono a cogliere emozioni e sensazioni prorompenti, l’amore, la passione, il desiderio, la tristezza e la speranza, lasciando un segno nel cuore dello spettatore. Si pensi a Romeo e Giulietta oppure, riprendendo sempre il Sogno di una notte di mezza estate, alla giovane Ermia: era contesa da due spasimanti, Lisandro e Demetrio, il padre della giovane Egeo voleva che sposasse il ricco Demetrio, ma sfortunatamente il suo cuore apparteneva all’atro ragazzo, perciò l’unico modo per far sbocciare incontrastato il loro amore era scappare. E così i due si diedero alla fuga inseguiti però da Demetrio.

Consapevoli o inconsapevoli, tutti hanno preso spunto dalle opere plautine, assimilandole e rielaborandole, dando vita ai capolavori che oggi conosciamo, come la Madama Butterfly di Puccini, oppure la Mandragora di Machiavelli.

Nonostante il grande lasso di tempo intercorso, le basi non sono cambiate e l’uomo che le ha decise vive ancora nelle opere. Per questo motivo, come la cenere tornerà alla cenere, anche il teatro tornerà sempre a Plauto, qualsiasi delle sue stravaganti forme abbia assunto.

Matteo Intili 3B

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