Satira: Il Sale della Democrazia.

Satira intesa come democrazia, ma è sempre stato così?

“La satira è l’esame di coscienza dell’intera società; è una relazione del principio del bene contro il principio del male; è talora la sola repressione che si possa opporre al vizio vittorioso; è un sale che impedisce la corruzione.” Così Carlo Cattaneo scrisse nel suo libro Della satira nel quale, trattando delle sue antiche origini, sostiene che una nazione che lascia divulgare testi satirici dimostra segnali di una grande eccellenza mentale. Secondo Cattaneo i testi più conosciuti, come I Promessi Sposi o La Divina Commedia, devono la loro fama al fatto che i loro autori siano riusciti a parlare di satira, non rendendo “floscio o nullo” il discorso, evitando che la società se ne stancasse, arricchendolo di carattere.

Dagli inizi del ‘300 fino ad oggi, la satira è sempre stata intesa come tramite grazie al quale gli uomini possono fare delle critiche rivolte alla politica o alla società, in modo scherzoso e più o meno implicito. Nonostante la maggior parte delle persone creda che la satira sia nata con questo scopo, tuttavia le sue origini sono più complesse.

Infatti si tratta di un’invenzione romana, poiché nell’antica Grecia non esisteva questa tipologia di rappresentazione teatrale, né esisteva il termine, ma venivano chiamate “improvvisazioni”. All’epoca il loro significato era molto più ampio: poteva esprimere la voce personale del poeta, il suo rapporto con il mondo ed eventualmente anche la parodia.

Successivamente avrebbe assunto il nome di “satira” dal termine satura lanx, un tipico piatto romano arcaico, molto ricco, che veniva offerto in dono agli Dei; quindi la parola indica un miscuglio, in quanto la satira non aveva tematiche precise ma abbracciava più soluzioni.

Questa composizione poetica in versi usa principalmente l’esametro, termini tratti da varie sfere linguistiche e molti grecismi, per mantenere uno stile vario, con più tonalità, anticonformista. Infatti era destinata ad un pubblico con un grado di cultura notevole.

La satira, quindi, è la voce personale del poeta, che parla pubblicamente con allocuzioni riferite a persone o poesie. Può anche trattare di sé o della realtà contemporanea, come di numerosi altri temi, dalla polemica dell’esagerazione a tavola, alla donna amata, e deride il gusto letterario ed enfatico degli altri generi scritti.

I primi reperti che sono stati rinvenuti appartengono alla fine del terzo secolo e sono per lo più frammenti di autori come Ennio, che trattavano contenuti molto vari, come osservazioni moraleggianti, confessioni personali e autobiografiche e argomenti di critica letteraria. Un esempio di frammento è: ”Enni poeta salve qui mortalibus versus propinas flammeos medullitus!” (Salve, poeta Ennio, che ai mortali gli infiammati versi dai-da-bere fin nelle midolla)

Bisognerà aspettare quasi un altro secolo, con l’arrivo di Lucilio, affinché venga definita nei suoi tratti essenziali. Le caratteristiche principali sulle quali poi si baserà ogni altro scritto di satira sono il contenuto moraleggiante e quotidiano e lo stile colloquiale, come se si trattasse di una conversazione. Un frammento di contenuto moraleggiante è “Homines ipsi hanc sibi molestiam ultro atque aerumnam offerunt ducunt uxores, producunt, quibus haec faciant, liberos” (Gli uomini stessi spontaneamente offrono a sé questa molestia e sciagura: conducono mogli, fanno figli, ai quali procurino questi), mentre uno di quello colloquiale è “Ego ubi quem praecordiis ecfero versum…” (Dove io che esalto di cuore il verso…)

Successivamente, con Orazio, verranno definite le tematiche e la metrica che si manterranno poi in età imperiale. Vengono mantenuti gli stessi temi, ma analizzati in maniera più ironica, quindi si toglie la parte polemica più aggressiva.

La satira moderna si riconosce in quella di Orazio e si distacca da quella di Lucilio in quanto, usando un tono ironico, va a criticare comicamente personaggi famosi nell’ambito della politica, della società o della cultura.

In età imperiale la satira diventerà ufficialmente il modo per parlare dei problemi della società. Una sorta di denuncia, ma in stile e forma elaborati.

In età rinascimentale questo aspetto si trasformerà e ritornerà come era prima con Orazio, quindi ad un tono più scherzoso ed ironico.

D’ora in avanti la satira verrà utilizzata per colpire i vizi della società, in maniera moraleggiante ed ironica. Autori che si occuperanno di satira saranno, ad esempio, Dante Alighieri nella Divina Commedia, Giovanni Boccaccio nel Corbaccio, Ludovico Ariosto nelle Satire ed Erasmo da Rotterdam nell’ Encomium Moriae.

Oggi si occupa principalmente di analizzare fatti relativi alla vita politica: la possiamo ritrovare in programmi televisivi o mediante vignette. Uno dei programmi di satira più famosi in Italia è quello di Maurizio Crozza, mentre troviamo vignette satiriche solitamente sui giornali, come quella in calce al presente articolo.

Rimane il principio di denuncia di comportamenti che possono risultare nocivi nei confronti della società e, soprattutto, riguardano la fascia dei più potenti, che spesso si destreggia per danneggiare le classi più deboli.

La satira è una delle più grandi dimostrazioni di libertà e democrazia; infatti non in tutti i paesi è possibile divulgare il proprio pensiero, se va contro a quello delle autorità. Si tratta di nazioni arretrate o sotto dittatura, come la Corea del Nord, la Siria, o l’Arabia Saudita. Dove non vi è libertà di pensiero e di parola, è come se si vivesse sempre incatenati.

“Ingiuriare i mascalzoni con la Satira è cosa nobile, a ben vedere significa onorare gli onesti.” Questa frase di Aristofane ricorda a tutti quale sia il vero scopo della satira, ai tempi dei romani ed ancora oggi, perché l’uomo si differenzia dall’animale proprio grazie alla libera capacità di ragionare e di scegliere. Tutti sarebbero capaci di azzannarsi a vicenda, senza usare la ragione, o no?

Elisa Lomazzi 3B

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