Poesia Lirica: tre esempi dal mondo.

Evoluzione progressiva di un genere innovativo.

 Con l’innovazione introdotta nell’antica Grecia dai grammatici alessandrini, è potuta giungere a noi nei secoli una grande quantità di fonti da tutto il mondo. Inizialmente la poesia lirica si differenziava da quella recitativa solo perché ricorreva al canto e all’accompagnamento di strumenti a corde come la lira (da cui prende il nome); mentre successivamente furono gli alessandrini ad operare una scelta tra gli autori di composizioni per poterli classificare come scrittori di lirica.

Nell’usare oggi l’espressione “lirici greci” si fa però riferimento, in senso più lato, a tutto un modo di produrre versi che copre in Grecia l’arco di due secoli, il VII ed il VI a.C., durante i quali la poesia greca fu accomunata da due caratteristiche: la prima consiste nel fatto che l’autore, pur rispettando i limiti del genere, si muove al suo interno con estrema libertà, la seconda è che si distingue per la sua oralità. Viene, cioè, “detta” ed è destinata alle orecchie, come dice Platone in una definizione della Repubblica.

Lo stile si distingue per brevità dei periodi lineari, assenza di difficoltà sintattiche e molte metafore destinate a rimanere incise nella memoria: tale incisività visiva, unita a concretezza, è necessaria per impressionare l’ascoltatore.

 

Questa tipologia di poesia, così all’avanguardia e innovativa per l’epoca, giunse per prima in Italia, dove successivamente prese il nome di poesia neoterica. L’appellativo dispregiativo dato da Cicerone era dovuto al fatto che i neoterici rifiutavano la tradizione del poema celebrativo e si rifacevano ai modelli ellenistici rinnovando la poesia latina del I sec. Cicerone li condannava poiché abbandonarono l’impegno etico e civile e la loro visione era fondata sul disimpegno politico, con cui provocavano la disgregazione della moralità romana con la diffusione di una visione dove il privato valeva più delle questioni pubbliche.

Mentre per i greci la lirica, caratteristica di un periodo pieno di fermento, va oltre le definizioni fissate dalla scuola, i temi trattati dai poetae novi comprendevano la sfera sentimentale e i valori dell’otium come amore e amicizia, esaltati in brevi e raffinati componimenti.

 

Tuttavia la poesia lirica è giunta, nei secoli, fino al Medio Oriente, più precisamente in Cina, dove si è sviluppato un ulteriore patrimonio poetico importante: abbraccia un periodo vastissimo, che inizia con la grande raccolta intitolata Libro delle Odi, i cui 305 componimenti si collocano dal 1753 al 600 a.C. Lo sviluppo di questo tipo di poesia prosegue, con uno stile che al lettore occidentale può apparire immodificato per secoli, fino al XIII secolo. Il Libro delle Odi (ShiJing诗经) è uno dei «Cinque Classici», dei quali fa parte anche il famoso «Classico delle Mutazioni» (YiJing易经 ), sopravvissuti all’oblio e alle distruzioni ideologiche ad opera del primo imperatore QinShiHuangdi. Secondo gli intellettuali Han, le poesie, o almeno la scelta di nel patrimonio preesistente, sarebbero di Confucio stesso.

Per quanto riguarda la traduzione della metrica nelle lingue flessive, è stata ed è impegnativa, in quanto la lingua cinese è costituita da diversi simboli che nel tempo sono cambiati, evolvendosi molto più di quanto abbiano fatto le lettere dei vari alfabeti occidentali.

 

La diffusione che la poesia lirica ebbe fino in Medio Oriente e nelle varie altre parti del mondo è la prova della modernità assoluta di questo genere innovativo. Ancora oggi è utilizzato dalla maggior parte degli autori moderni, fatto che la definisce una delle più importanti correnti poetiche di tutti i tempi, che ha abbracciato culture e paesi completamente diversi tra di loro senza mai risultare banale.

                                                                             Giulia De Paoli 3B

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