Pioggia Rossa.

Quella sera pioveva e Stephany, insegnante di Lettere al liceo, stava correggendo i compiti dei suoi alunni. Abitava al centro di Seattle, in una grande casa con una spaziosa cucina e un salotto molto accogliente, riscaldato da una stufa a legna. Nel salone vi erano due poltrone e un divano di pelle nera, una varietà di mobili, vasi, statuette, lampade antiche, pregiate e inestimabili; c’erano inoltre un gigantesco tappeto, un lampadario di cristallo e un’elegante finestra che dava sulla strada. Lei correggeva i temi su un tavolino di legno antico, vicino alla stufa che regalava un tepore paradisiaco, mentre sulla parete opposta alla finestra una tivù accesa mandava in onda della musica.

Squillò il suo cellulare: era un numero sconosciuto. Rispose lo stesso e capì che si trattava del giardiniere, che diceva di essere stato contattato da suo marito per sistemare il loro prato e, visto che pioveva, sarebbe venuto un’altra volta a ritirare l’acconto.

Si era appena seduta dopo aver riagganciato, quando suonò all’improvviso il campanello. Scocciata e infastidita, si alzò per aprire: era suo figlio Mark, venuto a farle una visita a sorpresa. Presero un tè discorrendo delle solite cose e poi Mark ripartì in fretta e con poche parole perché la sua riunione sarebbe iniziata a momenti. Ma, trascorsi appena alcuni minuti, suonò nuovamente il campanello: “Sarà di nuovo lui che avrà dimenticato qualcosa…” pensò Stephany, ma si sbagliava. Mark era un ragazzo di media altezza, un metro e settanta circa, aveva capelli corvini, spalle larghe e indossava sempre giacca e cravatta a causa del suo lavoro nell’azienda di famiglia. Quello davanti all’ingresso, invece, era un uomo con la barba mal curata, con borse sanguigne sotto agli occhi, con la camicia sudata e macchiata. Se non fosse stato suo fratello, lei non lo avrebbe nemmeno degnato di uno sguardo.

Lo fece entrare preoccupata che con quella pioggia si prendesse un malanno, gli diede una soffice coperta blu per asciugarsi e gli preparò una cioccolata calda. “Ascolta Stephy” le disse quasi subito lui in tono agitato: “Ho bisogno di un prestito e…”

“No, George: questo è troppo! Mi devi già duemila dollari!”

“Lo so, però ho un problema e ho…”  ma Stephany lo fermò prima che finisse, tagliando corto: “No!  Ho detto no! Finisci la cioccolata ed esci!” urlò esasperata. Non si faceva vedere da almeno due mesi e adesso veniva a trovarla solo per i soliti motivi economici. Fosse stata una giornata soleggiata, magari gli avrebbe anche dato retta, ma con questa pioggia insistente non ce l’ha fatta proprio. Avrà sbagliato?

 

Quella stessa sera Josh, il marito di Stephany, ricevette un messaggio da lei che gli sembrò un po’ strano, anche se non era così diverso dai soliti: “Il giardiniere passerà un’altra volta, è venuto Mark: ti lascia i suoi saluti”. Forse dipendeva dal fatto che non ricordava di aver detto a nessun giardiniere di passare prima della prossima settimana.

Josh aveva dormito fuori per lavoro e sarebbe rientrato la mattina successiva a tarda ora. Verso le Sette, mentre faceva colazione, aveva cercato di avvisare la moglie del rientro, ma non aveva ricevuto risposte. Fuori pioveva ancora e, quando arrivò finalmente a casa, Josh trovò giacca, ombrello e mantella appesi e asciutti, ma di Stephany neanche l’ombra. Cominciò a cercarla in tutte le camere, provando anche a contattarla sul cellulare, che suonava a vuoto sul tavolino vicino alla pila di fogli: tutto in casa parlava di lei, ma lei non c’era. In preda a un crescente panico, chiamò un suo carissimo amico che lavorava presso il Distretto di Polizia, ma faceva anche il libero professionista.

Arrivato da Josh, l’amico si presentò con una pantofola rosa con il pelo raccolta in un angolo del giardino: era di Stephy, senza dubbio! Allora i due si misero a setacciare il giardino in fretta e furia, senza curarsi del diluvio che li stava infradiciando.

Trovarono Stephany distesa a pancia in giù con la testa volta di lato sotto la cancellata in fondo al giardino. Sulla fronte aveva conficcata una scheggia di ceramica di grosse dimensioni: era morta da ore.

Scioccati ed esausti, rientrarono in casa, ma Josh era troppo sconvolto per dire qualcosa di sensato. Pietrificato e pallido come un cencio, continuava a pensare a chi potesse essere stato a compiere un’azione così crudele e spietata.

Contattarono Mark, che venne il più in fretta possibile. Appena entrato, Josh lo travolse con la cruda notizia e lo vide barcollare, cercando subito una sedia per non finire per terra. Con una reazione del genere, non poteva di certo essere stato lui.

Poi l’amico poliziotto notò sul tavolo un portafoglio completamente vuoto e chiese: “C’è qualcuno, che voi sappiate, che potrebbe averla aggredita per denaro?” Mark allora ricordò di aver visto un uomo mal vestito entrare a casa di sua madre mentre lui era in macchina per avviare il navigatore. Aveva sentito involontariamente delle grida e una frase a proposito di una somma di denaro: duemila dollari, forse. Quando stava per alzarsi dall’abitacolo per vedere se a casa tutto era regolare, una porta era stata sbattuta con foga, seguita dall’uscita rapida dello sconosciuto con il volto chino.

Pensando che fosse uno dei soliti scocciatori che vogliono venderti un’offerta di telefonia nuova (le solite fregature), partì subito, anche perché ormai si era fatto tardi per la sua riunione.

Dopo qualche minuto di riflessione, Josh corse verso la macchina.

“Dove andiamo?”  domandò l’investigatore.

“Dal fratello di mia moglie a cui abbiamo prestato in passato già un bel po’ di soldi”.

Arrivati, trovarono George senza vita nella stessa posizione della sorella e con accanto un portafoglio vuoto: sembrava tutto un orribile déjà-vu. Chiamarono altri agenti per collaborare alle ricerche e videro nel cestino dei guanti spessi da giardinaggio, anche se lui non aveva né un giardino né delle piante d’appartamento.

Così, pensando al messaggio che aveva ricevuto e che gli sembrava sempre più strano, Josh prese il cellulare della sua povera moglie e fece localizzare il numero sconosciuto di quell’ultima chiamata ricevuta da Stephany.

Dopo due ore di giravolte tra i quartieri dal centro di Seattle a quelli più periferici, si ritrovarono davanti a una casa e, ora come mai, speravano che la soluzione fosse vicina, perché volevano tutti giustizia per quella povera donna e la volevano subito.

Fecero irruzione e trovarono l’uomo in ginocchio, con le mani dietro la testa, in mezzo ad un tappeto monocolore grigio scuro. Non cercò neanche di inventare scuse, di arrampicarsi sui vetri: era lui il colpevole, lo sapeva e lo ammise con un senso di colpa così grande che gli spezzava la voce. Fino a qualche ora prima non si riteneva neanche in grado di far male ad una mosca ma… adesso invece aveva due omicidi alle spalle. Ma perché?

Da un po’ di tempo aveva sempre più problemi ad arrivare a fine mese. Pensava di riuscire a fermarsi dopo i primi dollari che Stephany gli aveva dato, ma non era stato così: voleva sempre di più e, con questo, cresceva il suo odio verso le persone che avevano fatto carriera, quelle che non devono nemmeno immaginare i problemi con cui lui conviveva tutti i giorni.

Era davvero troppo invidioso e insoddisfatto della propria vita misera e insignificante, così aveva afferrato una lampada di ceramica e gliel’aveva spaccata sulla fronte. Dopo era corso anche dal fratello della prima vittima, che ben conosceva perché già incontrato in alcuni suoi incontri clandestini. Colmo di rabbia perché George doveva ancora dei soldi anche a lui per una partita di roba che gli aveva procurato, finì che lo uccise. Non sopportava che non fosse stato abbastanza furbo: poteva avere un futuro, una bella casa, una famiglia e un lavoro stabile nell’azienda di famiglia, ma era caduto in tentazione e spendeva tutti i suoi soldi, come lui, nella droga.

Il giardiniere sapeva che non era giusto quello che aveva fatto preso dalla rabbia, però non poteva cambiare le sue azioni: si sentiva vuoto, incontrollabile e agitato. Ma chi decide cos’è giusto e cosa non lo è? È sbagliato ribellarsi, in una società dove chi ha tanto tende ad avere sempre di più e chi ha poco ha difficoltà ad andare avanti? Aveva sicuramente sbagliato nel suo modo di agire e per questo avrebbe passato tutti i suoi ultimi anni chiuso in una cella.

Giulia Tornambè 2G

VN:F [1.9.16_1159]
Rating: 9.0/10 (2 votes cast)
VN:F [1.9.16_1159]
Rating: +1 (from 1 vote)
Pioggia Rossa., 9.0 out of 10 based on 2 ratings

Lascia il tuo commento per primo

Rispondi

L'indirizzo email non sarà pubblicato.