“Leggere” <da “Legere” latino, “Estrarre, Cogliere”.

“Perché studiare letteratura latina? È inutile!”: Una delle tipiche domande di chi sceglie un indirizzo senza il Latino. Ma per certi aspetti, paradossalmente, questa materia potrebbe sembrare addirittura più attuale e pratica per il nostro futuro rispetto all’Informatica stessa.

Superato lo shock del nostro cambiamento di vita quotidiano, in questi giorni di quarantena forzata molti hanno imparato a sfruttare al meglio il tempo a disposizione, per conoscersi più a fondo e per scoprire nuovi lati e passioni nascosti; inoltre stiamo imparando a goderci il più possibile i rapporti familiari che prima, forse, trascuravamo ed a renderci conto di quanto sia necessaria e fondamentale la presenza nella nostra vita delle persone a cui vogliamo bene. Ma non tutti riescono a vivere questo periodo di isolamento come una situazione positiva per se stessi; infattiper molte donne, la convivenza forzata tra le mura domestiche potrebbe non essere cosi tranquilla e piacevole.

Da quando ci hanno obbligato a rinchiuderci in casa per l’emergenza Coronavirus, sono aumentate le richieste di aiuto al numero antiviolenza per far emergere e contrastare la violenza intra ed extra familiare a danno delle donne. Nel mese di marzo i contatti sono stati 716, mentre erano 670 nel marzo 2019, e dal 1 al 18 aprile sono saliti a 1037, quindi quasi il 70% in più rispetto al mese precedente.“Questi numeri “commenta la Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti “sono un segno che ci dice l’emersione di un fenomeno purtroppo nascosto, ossia la violenza domestica”.

Studiando Storia e Filosofia, siamo giunti alla conclusione che gli uomini tendono ad imparare dai propri errori e cercano sempre di creare un futuro migliore per i propri figli. Ma è sempre stato ed è ancora effettivamente così? La Storia della Letteratura Latina è costellata di episodi di donne uccise o costrette al suicidio da circostanze insostenibili create da mariti, amanti, padri e addirittura figli.

La verità è che, dall’antica Roma, la situazione potrebbe essere addirittura peggiorata. Infatti, due millenni fa sottomettere la propria moglie poteva essere considerata una circostanza consueta e abituale. Oggi la presenza di un alto numero di richieste d’aiuto da parte delle donne rende ancora più gravi questi atti, perché la nostra società dovrebbe essere cambiata grazie alla lotta di donne importanti, come Frida Khalo, le cui sopracciglia folte e mascoline sono diventate emblema della “body positivity”, o come Eva Perón, la “First Lady” che con il suo attivismo politico ha contribuito alla realizzazione di delicate scelte di governo, tra cui il suffragio universale argentino nel 1951, oppure come Marie Curie, la quale con i suoi numerosi studi e scoperte vinse due premi Nobel e fu la prima docente femmina a insegnare alla prestigiosa Università della Sorbonne a Parigi.

Siamo a conoscenza, per esempio, della leggenda del 509 a.C. narrata da Livio, di una donna romana di nome Lucrezia, che rispecchiava l’ideale femminile romano; infatti si dedicava alla casa, era molto fedele al marito Tarquinio Collatino e fu proprio la sua castità che attirò l’attenzione di Sesto Tarquinio, figlio dell’ultimo re di Roma. Quest’ultimo si recò in casa di Lucrezia, approfittando dell’assenza del marito, e la molestò minacciandola con le armi. Livio si dimostra molto abile nell’inserire la sua opinione e la sua avversione verso il molestatore all’interno delle parole della donna prima che questa decida di uccidersi:

“Ma giuratemi che lo stupratore non rimarrà impunito. Si tratta di Sesto Tarquinio: è lui che ieri notte è venuto qui e, restituendo violenza in cambio di ospitalità, armato e con la forza ha abusato di me.

Se siete uomini veri, fate sì che quel rapporto non sia fatale solo a me, ma anche a lui”.    

                                                                                                                                                                                                    Rilevante è anche ciò che lo storico Tacito ci racconta,attraverso un capitolo degli Annales, riguardo ad un evento avvenuto nel 58 a.C.: una donna sposata di nome Ponzia Postumina che dopo aver ceduto alla corte di Ottavio Sagitta, decide di divorziare dal marito, ma una volta diventata mulier vacua (donna libera) e quindi avida di denaro, respinge l’amante, nella speranza di trovare un uomo più facoltoso. Disperato per il rifiuto e per la perdita della reputazione e dei suoi averi, con il pretesto di un’ultima notte d’amore, decide di ucciderla per vendicarsi e per questo suo atto fu poi punito con l’esilio. In questo brano, lo stile tacitiano trasforma il racconto in una sorta di approfondito servizio giornalistico e sembra impressionante la sequenza così attuale e familiare degli eventi, tanto che si può essere in grado di prevederne l’esito appena affrontate le prime righe del paragrafo e immaginare di assistere allo svolgimento della storia come se fossimo davanti ad una tragedia greca.

Oppure ancora, l’episodio in cui ci viene mostrata la brutalità dell’imperatore Nerone, che fu responsabile della morte della madre Agrippina. Si dice che questa considerasse la moglie Poppea una concorrente pericolosa e cercasse di persuadere il figlio a liberarsi di lei. Questa disputa su Poppea fu uno dei motivi per cui infine Nerone uccise la madre nel 59 d.C. La condanna venne approvata anche da Seneca e da Burro, il quale incaricò del delitto un uomo di nome Aniceto che, alla fine, la fece pugnalare, raccontando poi che lei stessa si era uccisa, dopo la scoperta della sua congiura contro Nerone. In particolare, viene messo in evidenza da Tacito il fatto che Nerone non ebbe il coraggio di ucciderla con le proprie mani; infatti mandò un sicario al suo posto, facendoci comprendere come questa sia una caratteristica comune di molti assassini, ossia di non avere coraggio e cercare di pulirsi le mani (come da episodio evangelico) per sentirsi meno in colpa dimostrando conseguentemente la loro vigliaccheria.

Questi esempi possono solo dimostrare come, anche in un contesto storico differente, i rapporti malsani uomo-donna hanno sempre avuto caratteristiche in comune. Come la ricerca di controllo mostrata da Tarquinio nel sottomettere a lui anche le donne più caste, l’imposizione di richieste non realistiche esibita da Ottavio Sagitta nel modo in cui desiderò la donna come un oggetto di propria appartenenza e la bassa stima di se stessi presentata da Nerone che, dopo aver dichiarato la morte della madre, non ebbe la forza di ucciderla con le sue stesse mani. Mentre possiamo trovare come particolarità comuni, da parte delle vittime, la mancanza di autostima accompagnata da un’enorme paura di essere abbandonate e l’assenza di armi con le quali difendersi, aspetto comune alle tre donne citate ma anche a tutte quelle dell’epoca stessa.

La domanda che dovremmo porci tutti di fronte ad un fenomeno così terribile quanto nascosto è: cosa possiamo fare noi studenti, ancora impotenti davanti alla vita? Risposta semplice:leggere e studiare. Infatti, oltre ad essere tempestata da femminicidi, la Letteratura Latina è anche composta da molti esempi di donne che hanno combattuto per la loro autonomia e indipendenza. Potremmo, anzi, dire che,benché la parola “femminismo” sia stata inventata solo a fine Settecento, la tenacia e il coraggio delle donne erano già presenti due millenni fa.Come nelle imperatrici della dinastia dei Severi, spesso in carica quando i propri figli erano ancora troppo piccoli per governare;nell’imperatrice Giulia Domna, moglie di Settimio Severo, non solo colta studiosa di filosofia e religione e collaboratrice dell’imperatore negli anni dal 170 al 200 d.C., ma anche amica di letterati ed intellettuali o in Elena, madre dell’imperatore Costantino, su cui ebbe sempre grande influenza come consigliera. Tutte donne differenti con storie personali diverse, ma tutte aventi come minimo comune denominatore la stanchezza di dover sempre essere considerate il sesso debole, il profondo desiderio di avere le stesse possibilità degli uomini ed una grande voglia di cambiamento in sé.

Queste vicende sono state ritenute così importanti da essere riportate nella storiografia ed è solo grazie a questa che oggi, rileggendo la vita di alcune donne, ci sentiamo meno sole e più forti.

Dovremmo smetterla di vivere passivamente, dovremmo smetterla di accontentare chi ci circonda prima di accontentare noi stesse, dovremmo smetterla di ripeterci che il destino non si comanda o che non è cosa nostra. Il nostro destino è in noi: dobbiamo solo avere il coraggio di vederlo, accogliendo ciò che disse un’importante attrice, cantante e ballerina statunitense del XX secolo:

“ Siate sempre la prima versione di voi stesse, invece che la secondaversione di qualcun altro”   –  Judy Garland.

Francesca Pigni 4A

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