Com’è cambiata la satira dall’età romana ad oggi?

Fortemente discusso, il genere, era presente anche al tempo di autori latini come Orazio, Lucilio e Catullo. Ma come si è evoluto nel tempo?

Attraverso i secoli è cambiato il modo di scrivere, di rivolgersi ai lettori e di descrivere la società.

Uno stile costante è rappresentato dalla satira, vista in modi diversi, ma con lo stesso obiettivo: rappresentare la collettività e tutto ciò che la circonda attraverso forme di ironia e mostrandone le contraddizioni.

 

Il poeta latino Quinto Orazio Flacco, nelle sue Satire, affronta diversi temi, come la società romana e i suoi vizi, la propria vita quotidiana, quella degli amici del cosiddetto “Circolo di Mecenate”, del quale facevano parte i più illustri poeti e intellettuali dell’epoca augustea ed altri semplici aneddoti, molti dei quali presi da esperienze personali, che sviluppano una legge morale ispirata ai criteri di equilibrio e misura.

 

Orazio si ispirava a Lucilio, a cui risalgono l’introduzione dell’esametro e i temi caratteristici del genere, come la denuncia dei vizi umani, fino ad arrivare anche ad aggressioni personali. Queste, utilizzate ancora oggi molto nella comicità, si possono osservare anche in un altro autore latino: Catullo. Nel suo Carme 13 possiamo infatti osservare il personaggio di Fabullo, che viene presentato con un naso sproporzionato, un’eccessiva parlantina ed anche una grande voglia (forse troppa, secondo l’autore) di divertirsi. Quante volte abbiamo sentito oggi queste parole riferite a qualcuno che conosciamo direttamente o meno?

Analizzando perciò la satira oggi, si trova maggiormente a livello televisivo o su internet e, in quantità minore, sui giornali. Gli argomenti principali sono la politica e la società: possiamo vedere, quindi, che non c’è stato un grande cambiamento rispetto all’epoca oraziana e che chi si occupa di questo genere continua a trovare spunti, in tutti i periodi storici, per far divertire, ma allo stesso tempo riflettere, il pubblico. Come esempio ci si può soffermare sulle numerose parodie di Giorgia Meloni, politica italiana, nelle quali si cerca di renderne i discorsi più divertenti e quindi anche interessanti, soprattutto per un pubblico più giovane e meno informato sugli argomenti. Qui si possono osservare le numerose similitudini tra passato e presente.

Una di queste è presentata di seguito: una traduzione riadattata alla modernità di parte della prima satira del secondo libro delle Satire di Orazio.

 

ORAZIO: Mai uno che ti dica “Però! Che bei versi hai scritto Orazio!” No! Uno dice che scrivo di cose più grandi di me, l’altro che sono scritti da Baci Perugina! Che devo fare Trebazio?

TREBAZIO: Stai buono!

ORAZIO: Cioè? Smetto di scrivere? Per quelli?

TREBAZIO: Questo è il responso!

ORAZIO: Sarebbe una buona idea… ma non riesco. Non mi stanco mai di scrivere.

TREBAZIO: Vuoi stancarti? Tre vasche, andata e ritorno nel Tevere. Poi un bel po’ di vino e vedrai se non ho ragione. Se non puoi proprio farne a meno… almeno parla di Cesare! È l’idolo del momento.

Da questa traduzione, resa più moderna e con un linguaggio confidenziale, si può notare la stanchezza di Orazio che si sente continuamente giudicato, a volte gli sembra di fare troppo ed altre troppo poco, oppure la proposta di un’idea originale da parte di Trebazio: nuotare nel Tevere per stancarsi, poi bere del vino, per fare in modo che l’autore smetta di scrivere perché troppo affaticato.

Tutto è reso in forma ironica perché permette al lettore di ridere e anche di pensare, in questo caso, a tutte le volte che ha commentato, disprezzato o deriso opere di altri e di come faccia sentire chi ha messo impegno nella realizzazione.

Attraverso una frase di una giornalista italiana, Giovanna Botteri, che è stata recentemente oggetto di satira in un famoso programma tv, si può notare come sia importante riuscire a ridere della società, di ciò che succede intorno a ognuno e anche di se stessi, per vivere in modo più spensierato la quotidianità.

“La satira ci aiuta a ridere dei potenti, dei corrotti e qualche volta aiuta anche a discutere, a confrontarsi, a mettere modelli diversi a confronto, a riconoscersi in un modo o in un altro.”

Alice De Cinque 4A

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