Le guerre di ieri e di oggi sono tanto diverse?

Le guerre esistono ab antiquo, ma nel corso del tempo si sono notevolmente evolute, specialmente se si prendono in considerazione gli ultimi 2000 anni.

Ma cosa è cambiato da allora ad oggi?

Fondamentalmente solo le armi e il modo di fare guerra, mentre la forma mentis è rimasta pressoché invariata; infatti, sin dai tempi dei romani, si nota un profondo studio del nemico e delle sue abitudini e costumi, mentre le strutture e le gerarchie all’interno dell’esercito sono mutate dato l’ammodernamento delle armi e delle tecniche di guerra che comunque rimangono un facsimile di quelle precedenti. Alcuni esempi: le formazioni come la falange romana oggi non sarebbero più applicabili data la modernizzazione di armi e mezzi, o anche il combattimento corpo a corpo ormai è molto raro a causa delle armi da fuoco. Le similitudini si possono riscontrare negli attacchi effettuati con il favore dell’altezza; infatti solitamente chi sta in alto in guerra ha la meglio sul nemico grazie alla posizione strategica. Un’altra tecnica è quella di costruire dei castra (accampamenti) per poter disporre di un posto sicuro dove “alloggiare” e dove poter rimanere riparati ed organizzarsi.

Altra grande differenza è il rispetto per il nemico e la “virtus” che, ai tempi dei romani, erano fondamentali per mantenere la pace sulle popolazioni e sui nemici vinti: il rispetto, infatti, ormai è stato smarrito e probabilmente ha peggiorato le guerre moderne nella loro mancanza di “humanitas”(rispetto reciproco tra gli uomini), se così si può definire. Esempi eclatanti potrebbero essere il Genocidio Armeno, che avvenne nel 1915, quando vennero sterminate 1.5 milioni di persone senza nessun apparente motivo se non l’etnia d’appartenenza, oppure la Seconda Guerra Mondiale quando, oltre ai milioni di soldati morti, vennero sterminati 6 milioni di Ebrei, sempre per motivi razziali e di etnia. Fenomeni così crudeli non successero nel periodo romano proprio perché vi era un rispetto verso i vinti e verso le persone come individui. La realtà è che, verosimilmente, erano più “giuste” le guerre dove il generale combatteva in prima linea o al fianco dei propri soldati per un ideale. Si ricordi anche il pensiero di Napoleone, secondo il quale “L’Europa sarebbe diventata di fatto un popolo solo; viaggiando ognuno si sarebbe sentito nella patria comune […]. Tale unione dovrà venire un giorno o l’altro per forza di cose.”

La guerra ha svariate sfaccettature, che riguardano la libertà, l’onore, la sofferenza, la liberazione e l’occupazione ma, oltre a queste, ci sarebbero altre molteplici parole con cui potremmo definire questi conflitti.

C’è chi ha dichiarato guerra in nome di un Dio, come fecero i crociati cristiani nel XI e nel XII secolo, e come sta succedendo ora nei paesi come la Libia e l’Afghanistan, dove le guerre sante vengono ancora combattute. C’è chi combatte per le persone che ama e per la patria, come successe in Italia durante il Risorgimento e la Prima Guerra Mondiale, quando ci si impegna personalmente per preservare la libertà del territorio su cui si vive e che si ama. Ma c’è anche chi combatte per sopravvivere ed è costretto a farlo, come successe ai nativi americani durante le conquiste degli europei durante il XV e il XVIII secolo, o come successe durante il genocidio Armeno tra il 1915 e il 1916.

Vi è chi ha giudicato la guerra come un mezzo di liberazione e chi come un mezzo di oppressione, chi di giustizia e chi di ingiustizia, ma la realtà è che la guerra è sempre stata presente. Ogni popolo durante la sua epoca florida ha avuto un periodo di guerre o di conflitti, scoppiati sia per necessità, sia per avidità e brama di potere.

Tutto questo a che prezzo lo si paga e, soprattutto, perché lo si fa?

Durante l’epoca romana ci si combatteva per la gloria dell’Urbe e per la virtus (valor militare)ma, adesso che ne conosciamo le conseguenze perché le abbiamo studiate e le abbiamo vissute, perché ancora non capiamo che la guerra non è mai giusta e non ha grandi scopi pacifici?

La verità è che siamo avidi ed il denaro ha peggiorato questa situazione. Ormai non ci sono più le virtù delle guerre dei tempi dei romani, quando si combatteva per un ideale patriottico, come successe anche durante le Guerre d’Indipendenza tra il 1848 e il 1861, o dopo che venne proclamato il Regno d’Italia. Ormai tutte le guerre vengono combattute per avidità e per arricchirsi, nonostante da sempre portino solo distruzione e morti, ma come ormai è chiaro che homo homini lupus (l’uomo è lupo all’uomo/per l’uomo), quindi vige anche tra noi la legge della giungla in certi contesti, apparentemente civilizzati dalla politica.

Come disse Calvino: “L’esperienza è la memoria più la ferita che ti ha lasciato, più il cambiamento che ha portato in te e che ti ha fatto diverso”, ma probabilmente è solo un ideale utopistico.

Alessandro Gardin 3B

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