La guerra: una storia che si ripete.

Da sempre l’uomo è condizionato da profondi e terribili sentimenti, come l’odio, l’invidia e l’avidità, che lo portano a un conflitto caratterizzato da un’inconsapevolezza interiore sulla scelta di quale sia il suo bene primario. Dagli studi delle diverse guerre, da quelle romane alle ultime due grandi Guerre Mondiali, a quanto pare, non ha ancora recepito il pensiero che la guerra è la più grande distruzione che possa procurare a se stesso.

Molti i fattori che istigano all’inutile violenza: l’odio tra le diverse razze e popoli e l’ambizione a conquistare un territorio, sia per un ampliamento del proprio Stato, sia per la malsana determinazione di voler possedere determinati elementi che presenta una determinata zona. Tutti questi fattori terribili emergono sin dallo scritto più famoso di Cesare: il De Bello Gallico, memoriale che, com’è noto, narra delle varie battaglie che portarono il dominio Romano su tutta l’attuale Francia. Furono mosse e intraprese da due principali motivi: la voglia di Cesare di appropriarsi di un esercito per mettersi alla pari con la forza di Pompeo e Crasso, e la sete di conquistare gloria e ricchezze.

Nonostante il grande lasso di tempo che ormai è passato, sfortunatamente nel ventunesimo secolo dopo Cristo ci sono ancora zone del mondo che presentano gravi conflitti. Ormai da decenni il Medio Oriente appare come il principale focolaio di guerre e negli ultimi mesi sembra che ci sia stata un’ulteriore precipitazione della situazione, con conflitti sempre più feroci che sembrano diventati impossibili da fermare.

Tra questi Paesi troviamo il Pakistan: incredibilmente instabile dal punto di vista politico, attraversato da forti tensioni interne e esterne, con l’eterno fronte con l’India, quello assai meno noto con l’Iran e l’altro, anch’esso di lungo corso, con l’Afghanistan. L’India ha avuto il sopravvento sul Pakistan quando il cessate il fuoco è stato dichiarato. Anche se i due paesi hanno combattuto in situazione di stallo, il conflitto è visto come una sconfitta strategica e politica per il Pakistan. Il conflitto con l’Iran è, invece, fomentato dalla contesa della provincia del Belucistan, ovvero uno dei punti più caldi del continente asiatico. Infine, il conflitto tra Pakistan e Afghanistan, ancora in corso, ha visto l’avvio delle ostilità con l’invasione del territorio controllato dai talebani, da parte dei gruppi afghani loro ostili dell’Alleanza del nord.

Gli eventi che riguardano questo enorme paese ricevono una copertura mediatica di gran lunga inferiore rispetto ad altri che sono percepiti come più vicini all’Occidente, ma è in Pakistan che si sta giocando una delle più importanti battaglie di interessi (oltre che una battaglia vera e propria) a livello mondiale, che vede coinvolti gli Stati Uniti, la Cina e il fondamentalismo islamista. Questi interessi sono principalmente la volontà di conquistare nuovo territorio da parte del Pakistan (ovvero la provincia del Belucistan) e di mantenere inviolato il proprio (il territorio controllato dai talebani). Questi conflitti sono stati invece intrapresi dagli Stai Uniti d’America per una guerra al terrorismo, con lo scopo di distruggere al-Qā Ida.

L’Iraq e la Siria, ormai un unico campo di battaglia, sono attraversati da una guerra civile che vede contrapporsi milizie islamiste a volte in contrasto tra loro, milizie organizzate su base confessionale (sciite o sunnite), l’esercito del dittatore Assad e i rimasugli dell’esercito iracheno, con in più l’intervento esterno dell’aeronautica statunitense e dei paesi alleati. A seguito dell’avanzata dell’ISIS in Iraq con la cattura della seconda città del Paese, Mosul, e la rotta dell’esercito in molti governatorati, il Governo iracheno si schiera ufficialmente a fianco della Siria nei combattimenti contro i ribelli, auspicando un coordinamento tra le due nazioni sul piano politico e militare.

Peculiare invece la situazione in Kurdistan, dove è notevole la presenza di forze democratiche che combattono contro il terribile ISIS.

Il motore di tutte queste guerre è la spinta a conquistare paesi e territori che presentano varie risorse fondamentali, come i combustibili fossili. Il Medio Oriente, con paesi come l’Arabia Saudita, l’Iraq, l’Iran e la Libia rappresentano i luoghi da cui oggi proviene la maggior parte del petrolio del pianeta e, per questo, sono territori contesi, sia da potenze esterne, come gli Stati Uniti, sia da potenze regionali interne che cercano di conquistarsi l’egemonia sulla zona, come l’Arabia Saudita e l’Iran.

Non c’è alcun dubbio che la presenza di così tanti fronti di guerra sia – oltre che un disastro per le popolazioni che ci vivono – un problema a livello globale, che crea un aumento del pericolo del terrorismo e una degenerazione delle relazioni tra l’Occidente e il mondo musulmano.

          Riccardo Cremonesi 3B

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