Oratio In Pastorellam.

Esercizi di Stile: Autoritratto Paradossale in stile Ciceroniano e Sallustiano

(Stile Ciceroniano)

Sono qui oggi a parlare di lui, Pastorella, nato da una miserabile famiglia. Costui è un ragazzaccio magro, dotato sia di un’irrilevante forza d’animo, sia di un’impostata predisposizione nell’aiutare gli altri. State attenti a non farvi manipolare quando parla delle sue disgrazie.

Già da adolescente apprezzava i piccoli gesti, diversamente da noi altri, che ormai li consideriamo soliti farsi dai più, soprattutto da coloro che non hanno molto da trasmettere. Noi puntiamo a creare uno Stato forte e saldo, non come lui, a cui bastano soltanto un abbraccio e il sorriso di un amico per sentirsi felice.

Ma guardatelo! Quel suo corpo che a momenti sta per cedere, non riesce più a mantenersi in posizione eretta. Per non parlare delle sue mani: quelle dita storte, causate da infortuni calcisticichenon vennero mai curati del tutto.

Quel suo animo caritatevole spesso lo indirizza verso i più bisognosi in cerca di consenso. Come poter comprendere un ragazzo che ha un mistero celato intorno a sé, che porge il suo aiuto ai più poveri, i quali son tali per colpe proprie. Così facendo, quando è lui ad aver bisogno, nessuno gli desta il dovuto riguardo, anche perché un povero d’animo non ne ha gli strumenti necessari.

La sua finzione non ha limiti, poiché, nel suo intimo, porta il sogno di avere un futuro appagante con le persone a lui più “legate”. Un uomo così egoista da pensare al bene di pochi non si è mai visto, eppure si contraddice: sebbene egli doni il suo aiuto per il bene altrui, soprattutto dei più deboli, vuole vivere il domani con quei suoi quattro amichetti.

Il suo falso vittimismo lo porta ad “accatastarsi” persone, le quali vengono persuase e manipolate, utilizzate come oggetti di proprietà. Questo atteggiamento non lo possiamo tollerare!

La sua furiosa ira gli si riversa contro; di conseguenza, ogni disgrazia che si sussegue, lo rende sempre più malvagio. Dentro quella sua stanza progetta misteriosi piani di distruzione dello Stato, che lui tanto odia e dal quale cerca di liberarsi, ma forse non sa, o finge di non sapere, che è grazie a questo Stato che lui vive, che senza di noi sarebbe perso perché, seppur i soldi siano beni materiali, senza essi non si può vivere. Pensa forse di poter vivere di sola aria e sentimenti? Ah, che disonore avere in questo nostro Stato, creato con il sangue dei nostri antenati e con tanta fatica, una persona che sparge tra le persone un’ideale utopico, dove tutti stanno bene e sono felici, dove tutti sono alla pari e non vi sono gerarchie. Non possiamo permettergli di creare scompiglio e annientare tutto!

 

(Stile Sallustiano)

Pastorella, nato da una povera famiglia, è un ragazzo fisicamente snello, ma dotato sia di una considerevole forza d’animo, sia di un’ottima predisposizione nell’aiutare gli altri, nonostante le varie disgrazie che lo colpirono.

Fin dall’inizio dell’adolescenza ha imparato ad apprezzare i piccoli gesti, ai quali, nella società della sua epoca, non viene rivolta la corretta importanza, essendo ormai considerati, da molti, come “scontati”.A luibastavano un sorriso di un amico e un semplice abbraccio per ritenersi davvero felice.

Il suo corpo, soggettonel corso degli anni sia a vari infortuni, procurati durante la sua “carriera” calcistica, sia ad una lieve scoliosi,la qualecorrisponde ad una complessa deformità strutturale della colonna vertebrale, non ha mai ceduto definitivamente.

Il suo gentil animo spesso lo indirizza verso i più bisognosi. Non sempre viene compreso dai più, in quanto, nonostante si dimostri sempre disponibile verso gli altri e, di conseguenza, venga ricercato per consigli o per ricevere un supporto morale, vorrebbe essere sostenuto nei suoi momenti difficili, ma puntualmente, in quelle situazioni, si ritrova da solo, spinto a trovare in se stesso la forza per reagire e “rialzarsi” .

Esigui i beni materiali che ha desiderato avere, ma ha sempre portato nel suo intimo il sogno di avere un appagante futuro con le persone a lui più “legate”.

Dopo vari lutti in famiglia, lo aveva invaso una temporanea voglia di mollare, la testa non ragionava più razionalmente, si sentiva moralmente stanco di sopportare un “macigno” dopo l’altro. Non sapeva come fare per superare tutto e andare avanti.

Era attraversato da una furiosa ira, non si capacitava di ciò che continuava a succedergli. Trasformò la rabbia inizialmente in lacrime, dentro la sua piccola stanza, diventata come una piccola prigione per lui. Queste lacrime,infine, si trasformarono in forza. Si rese conto che era troppo immerso nelle sue problematiche, che quindi bastava fare un passo indietro per capire quanto di bello aveva intorno. Uscì dalla prigione che lo teneva incatenato dentro se stesso, finalmente era libero di vivere.

Constatò presto che un’altra prigione c’era al di fuori di sé: quella della sua società, ghettizzata dentro un mondo materiale, dove le emozioni lasciavano il posto ai soldi e, di conseguenza, alla corruzione. Vi era anche una corruzione dei costumi etici, perchéormai la morale, i valori e l’amore si erano annichiliti per lasciare spazio alla finzione e alla passione carnale.

Alessandro Pastorella 3B

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