Una Ragazza di Oggi, ma forse Due.

Esercizi di Stile: Autoritratto Paradossale in stile Ciceroniano e Sallustiano

Come può uno stesso e semplice ritratto di una stessa e semplice persona essere rappresentato in modi diversi?

Raymond Queneau riuscì a riscrivere novantanove volte la stessa storia, con novantanove stili differenti, ripetendo novantanove concetti uguali e sforzandosi di trovare novantanove versioni diverse. Allo stesso modo si può riprovare con due grandi autori latini notoriamente assai diversi nelle scelte stilistiche: Cicerone e Sallustio, ritraendo per due volte, ad esempio, una stessa ragazza.

Attraverso lo stile di Cicerone si può comprendere di più la sua parte più profonda, ricca di immagini e metafore che la rendono semplice e, nello stesso tempo, aiutano la mente a confrontarla con realtà vicine o lontane da noi. Anche le figure di suono, quali le allitterazioni, riescono a coinvolgerci di più nella sua vita che, all’apparenza, potrebbe solo sembrare incolore e priva di suono, poiché in realtà evidenziano un carattere nascosto e persino intrigante.

Con Sallustio, invece, riusciamo a percepire quel lato più realistico, negativo e malinconico, attraverso uno stile ricco di parole ed espressioni che rendono poco fluida la lettura, facendo soffermare l’attenzione sugli aspetti negativi del soggetto, con molti chiasmi e parallelismi.

Rivolgendo, quindi, la descrizione di uno stesso soggetto in due stili diversi, possiamo dedurre dal primo ritratto quegli aspetti più profondi e celati che non si possono ritrovare tanto facilmente nel secondo, e viceversa. Da uno stile molto fluido e ricco, ad uno più scarno e quasi pessimista, la ragazza non si trasformerà radicalmente: ciò che cambierà sarà però il nostro modo di guardarla.

 

(Stile Ciceroniano)

SICURA IRREALTA’

Se ne dovrebbero ammirare la semplicità e la spensieratezza, simile a quella della più innocente creatura, a tal punto che amava passare intere giornate rivolta verso arbusti che crescevano lungo i viali di Betulle, immersa nelle pagine di buon libro, ma spesso, per lei ingannevole, poiché proprio quel libro l’avrebbe estraniata dalla realtà, facendole dimenticare i suoi impegni quotidiani e soprattutto distraendola da se stessa.

I draghi dorati e devastatori che ne emergevano avvolgevano la sua mente, trascinando la sua attenzione in oscuri ed intriganti segreti; così, il suo pensiero diveniva distratto nei confronti della realtà, togliendole ogni voglia di mettersi in gioco, attirandola nella solita pigrizia giovanile, e donandole una superficialità senza precedenti.

Purtroppo, si perdeva davanti ai problemi, non trovando familiare la strada per il suo nido sicuro, preferendo rinunciare ogni imperdibile occasione e spesso, sceglieva di attribuire il fardello che gravava sulle spalle a chiunque lei ritenesse adatto per risolvere la situazione; dunque, a differenza di come si possa pensare, è bene chiarire che non faceva questo per cattiveria, bensì solo per insicurezza nelle sue capacità. Questa stessa insicurezza le impediva di far evolvere il suo carattere che, a discapito delle conseguenze delle sue scelte, degenerava in una statica e ripetitiva superficialità, la quale le impediva di analizzare a fondo ogni situazione, anche la più banale, come una semplice uscita con gli amici, alla quale lei, non dando mai conferme di presenza, partecipava raramente.

Venne duramente colpita anche la sua personalità, che non diventò sempre più acuta e spiccata come si sarebbe dovuta evolvere quella di una tale lettrice, ma si appassiva in un’ingenuità cupa ed incolore, nella quale ogni decisione sembrava perire ancor prima di nascere; infatti, tante volte si impetravano suoi pareri, tante volte venivano accordate uscite con i suoi amici, quante volte lei si asteneva da ogni risposta, negativa o affermativa che fosse, inventando le più svariate motivazioni, cause della sua evasività.

Per questo motivo ogni suo pensiero profondo diventava scontato e superficiale, se enunciato a voce alta, e solo i suoi genitori vedevano in lei quella tristezza in grado di spezzare la sua spensieratezza da un momento all’altro. Allora cercavano di dare aiuti alla loro figlia, lanciando numerose corde nell’abisso, tutte ben salde, ma che a contatto con la sua fragilità e la sua testardaggine nel non voler risalire si spezzavano. Troppi problemi, troppe situazioni da risolvere, troppe ingiustizie c’erano nella realtà quotidiana mentre lei era sempre più convinta di non riuscire che a soccombere a questi impegni scolastici, sportivi, o anche solo a piccole situazioni casalinghe che con costanza lei era solita procrastinare.

Tuttavia, infondo a quell’abisso c’era una corda, che nella sua semplicità sembrava salda e sicura, soprattutto, però, questa era soltanto sua, colorata come la sua arte, come la sua passione. Amava infatti disegnare, dipingere ogni pensiero celato dietro la sua ingenuità e decorare ogni suo capolavoro con quella semplicità che solo lei poteva possedere; conseguentemente solo attraverso il disegno riusciva a catturare l’attenzione di chiunque a parole non la capisse, a distruggere ogni giudizio negativo sul suo carattere, e a dimostrare le sue vere opinioni.

Pur sembrando meravigliosa, quest’ingannevole corda la conduceva alla realtà e rapidamente si ricordò che non era altro se non il riverbero della sua irrealtà e che ancora un’intera vita doveva essere colorata.

 

(Stile Sallustiano)

LA MATITA DELLA SEMPLICITA’

La semplicità si doveva di lei ammirare e la spensieratezza lodare. Talune volte, mentre osservava gli alberi oscillare con il naso rivolto verso le pagine di un libro, in uno di quei draghi dorati pareva immedesimarsi, ansiosa di scoprire segreti oscuri, ma poi tutto terminava nella sua pigrizia, alcune volte invidiabile, come l’innocenza di un bambino, alcune volte, però volgeva il suo animo nella superficialità.

Poco interessata sembrava a risolvere le questioni più problematiche; infatti ammetteva molto raramente un suo errore o una mancanza, lasciava che la causa dei suoi problemi ricadesse lontano dai suoi passi e nei difetti altrui. Sembrava che qualsiasi analisi sul suo ego la portasse ad una realtà troppo cruda e fredda; preferiva quindi navigare sulla superficialità e dimenticarsi delle conseguenze delle sue scelte.

A mano a mano che i suoi giorni spensierati continuavano, la sua ingenuità ne sovrastava tutta la personalità, giacché ad un certo punto le fu impossibile arrivare a prendere decisioni. Quando le si chiedeva di stabilire semplici accordi, di dare deboli pareri, le sue risposte erano disinteressate, con poco di autorevolezza ed evasive al massimo. I suoi pensieri, una volta così profondi, agli occhi altrui diventavano superficiali, tristi invece agli occhi di chi bene la conosceva. Giammai avrebbe osato ribattere a chi riteneva i suoi sforzi vani, giammai avrebbe osato far fruttare al meglio la sua semplicità.

Per lei era difficile risolvere situazioni complicate, sforzarsi di trovare una soluzione, alzare la testa dalla pagina di un libro, affrontare la realtà prendendo in mano la sua vita, facendola volare come uno dei suoi draghi. Passatempo che amava di più era l’arte: sembrava che disegnare potesse esprimere ogni pensiero taciuto, ogni privilegio più profondo. Quando mostrava i suoi tratti di matita, i suoi colori alle persone a lei più care, queste per un attimo si fermavano, si guardavano intorno, alzavano lo sguardo verso i suoi neri occhi e il suo furbo viso, che nessuno avrebbe mai giurato di aver visto prima, verso la sua brillante fantasia, che però non riusciva ad applicare nella vita quotidiana e quei disegni restavano intrappolati nella loro irrealtà, senza che colorassero anche il mondo reale.

Deposta la matita, spenta la luce, uscita di casa, tutto alla normalità: il peso delle decisioni da prendere ancora sulle spalle e il disegno della sua vita ancora da iniziare.

Althea Colombo 3B

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