Atleta: chi era costui?

…Troviamo l’origine dell’attività agonistica nell’Iliade e nell’Odissea.

 Oggi per attività agonistica s’intende un’attività sportiva praticata con allenamenti costanti e la partecipazione a gare o incontri: ma da dove deriva il termine “agonismo”?

Per indicare il momento dell’esercizio fisico i Greci utilizzavano tre vocaboli: athlos (combattimento), athlion (lotta per un premio) e agon (sforzo per primeggiare). Dai primi due discendela parola “atleta”, mentre dal terzo, che originariamente veniva impiegato in senso più generale, abbiamo ricavato l’espressione “agonismo”, applicandola proprio alla sfera sportiva.

Con questi termini comprendiamo che lo scopo principale delle prime gare non era semplicemente giocare, bensì affermare se stessi. La gloria, l’onore e la virtù personale erano, infatti, alla base dell’intera cultura greca, come testimonia Omero attraverso il concetto di “aristéia”, ossia “essere sempre il migliore ed eccedere sugli altri”. La morale atletica, quindi, è profondamente cambiata nel passaggio dalle Olimpiadi antiche a quelle moderne: il fulcro delle prime stava nella vittoria, mentre delle seconde conosciamo la celebre frase del barone Pierre de Coubertin “l’importante non è vincere, ma partecipare”.

 

Perciò non bisogna stupirsi se l’Iliade contiene la prima cronaca sportiva della storia, che Omero ci tramanda tramite la descrizione dei giochi in onore di Patroclo, indetti da Achille per ricordarne la morte. Proprio in questa narrazione moderatamente avvincente ritroviamo l’emblematico esempio di quanto detto: l’esaltazione del singolo eroe è al centro del racconto e non a caso siamo in quella che è definita l’Età degli Eroi. Lo scopo del gioco consiste nel raggiungimento del premio, non solo simbolo della vittoria, ma anche del valore e dell’onore dell’atleta stesso: tra i più grandiosi messi in palio c’erano lance, corazze, spade, cavalli, serve e tripodi.

Ad esempio Diomede, vincitore della corsa dei carri, possedeva certamente un gran numero di schiave, ma nessuna aveva il valore di quella vinta con la prima gara dei giochi, in quanto ricevuta dal grande Achille.

Ancora più significativo è il comportamento di Antiloco che, posizionatosi dopo Diomede, di fronte alla proposta del Pelide di dare il secondo premio a Eumelo, arrivato ultimo a causa della distruzione del suo carro, era deciso a difendere il posto raggiunto con le armi.

Ritroviamo gli stessi ideali anche nelle altre discipline dei giochi, che sono un’importante testimonianza delle principali attività agonistiche praticate in quell’epoca, non così arcaiche come potremmo pensare. Alcune, infatti, sono presenti tutt’oggi: la corsa, il getto del peso e il lancio del giavellotto sono moderne specialità dell’atletica leggera, il pugilato e il tiro con l’arco sono diventati veri e propri sport.

Per quanto riguarda la corsa, ad esempio, emerge la figura di Odisseo, che riesce a primeggiare sul noto guerriero Aiace di Oileo. Tuttavia, la vittoria non è dovuta alle sole forze dell’eroe, ma anche all’intervento della sua protettrice Atena, che fa scivolare il rivale proprio sul traguardo: l’influenza degli Dei, quindi, era ritenuta fondamentale per vincere.

Riferendoci al lancio del disco, invece, c’è da chiedersi quanto quest’ultimo pesasse poiché, da ciò che ci racconta Omero, sappiamo che era realizzato in ferro prezioso e servirono numerosi amici del vincitore Polipete per trasportarlo alla sua nave.

In generale il libro XXIII dell’opera, che narra questi giochi, viene considerato una pausa per distogliere lo sguardo del lettore dalla guerra; ciò nonostante, dietro all’atmosfera vivace delle gare si cela il motivo luttuoso per il quale sono state istituite, lo stesso per cui Achille decide di non prenderne parte.

 

Nell’Odissea ci accorgiamo che le attività agonistiche descritte rimangono pressoché le stesse, in quanto comprendono la corsa, il pugilato, il tiro con l’arco e il lancio del disco. Questo viene scagliato da Ulisse durante i giochi organizzati dal sovrano Alcinoo in suo onore, come sfida ai Feaci e in particolare a Eurialo, che lo aveva insultato dandogli del “commerciante”. Diversamente dall’Iliade, però, il materiale utilizzato non è più il ferro, bensì la pietra.

Al ritorno dell’eroe a Itaca sotto spoglie da mendicante, vediamo, invece, praticato il tiro con l’arco nell’occasione della competizione istituita da Penelope per scegliere tra i Proci il futuro sposo. Significativa è anche in questo caso la presenza degli Dei; Atena, infatti, non abbandona il suo protetto, in quanto gli assicura la vittoria privando i pretendenti delle loro forze e rendendo così Ulisse l’unico in grado di tendere l’arco e scagliare la freccia. Questo avvenimento, inoltre, presenta un ulteriore utilizzo dello strumento, poiché non si limita alla sfera sportiva, ma diventa anche il mezzo adottato da Odisseo per la famosa strage dei Proci.

Comunque troviamo anche altre forme di esercizio fisico oltre a quelle citate: la danza con la palla, eseguita dai figli del re dei Feaci, il calcio e il nuoto. Quest’ultima attività viene praticata dall’eroe del poema quando, secondo il suo racconto, riesce a raggiungere la riva sicura della terra di Scheria, impedendo alla corrente e al vento di trascinarlo contro la costa grazie alle sue abilità di nuotatore.

Particolare attenzione merita il ruolo del calcio, essendo ora lo sport più seguito e amato al mondo. Le sue origini, in effetti, sono molto antiche e risalgono proprio ai tempi dei greci e dei romani, come testimonia il libro VI dell’Odissea. A differenza di oggi, però, la palla era considerata un oggetto privilegiato del gioco, tanto che è la stessa Nausicaa, figlia di Alcinoo, a praticarlo insieme alle sue ancelle: a causa di un lancio troppo lungo, la palla cade in acqua e risveglia il re di Itaca, appena naufragato sull’isola. Questo è un evidente accenno alle sferomachie greche, ovvero combattimenti in cui due squadre con lo stesso numero di giocatori si contendevano accanitamente una palla: quelle che noi oggi definiamo più semplicemente partite.

Infine, molto simbolica è la considerazione del giornalista Antonio Ghirelli che definisce l’episodio “la prima cronaca sportiva di cui si abbia memoria”. 

Matilde Mocchetti 4A

Rebecca Belotti 4A

 

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