Da cittadino dell’Impero a cittadino moderno: cos’è cambiato?

La vita, le gesta, il modus operandi, i pensieri, i desideri e le emozioni di una civiltà lontana da noi circa 2000 anni sono vicini a noi più di quanto potremmo mai immaginare.

La storia dell’essere umano su questa Terra è variegata da un susseguirsi perpetuo di civiltà e culture differenti che ne hanno definito il corso. Per quanto strano possa sembrare a causa del divario di mentalità tra la società moderna e quelle passate, gli uomini e le donne che vissero allora, se osservati da vicino, non risultano poi tanto diversi da noi.

Se ci soffermassimo per un momento nel ritmo incalzante della nostra vita quotidiana e pensassimo a questi individui, ci accorgeremmo che anche loro una volta erano “vivi”.

I nostri antenati latini avevano una percezione del tempo e del mondo diversa dall’attuale; eppure, come noi, erano partecipi a bisogni quotidiani, passioni e ragionamenti molto simili a quelli di un qualunque cittadino moderno.

 

Recentemente “La Voce degli Studenti” ha potuto fregiarsi di tanti articoli legati al Mondo Classico, che possono essere usati come argomentazione, in quanto tutti i loro redattori hanno cercato di collegare l’attualità alle nostre radici, stabilendo interessanti confronti e riflessioni.

Quali erano dunque le similitudini tra l’Impero Romano e il giorno d’oggi? Perché il cittadino moderno è più vicino a quello dell’Antichità rispetto a quello del più recente Medioevo?

 

La tematica della libertà e dell’evoluzione della persona, rappresentata attraverso il volo degli uccelli [1], resta tutt’oggi una problematica per ogni adolescente. Gli antichi ammiravano i volatili mentre scivolavano dolcemente nel cielo, meravigliandosi della tranquillità che emana da ogni loro fluido movimento. Chi osservava, cercava allo stesso tempo una via di fuga da una società con le sue regole e i suoi pregiudizi, anelava a comprendere come raggiungere la brezza della libertà presente oltre le nuvole. Questo spirito fu perduto nel Medioevo: soltanto grazie agli studi e alle macchine volanti di Leonardo da Vinci ritrovò nuova vitalità.

 

L’oppressione della società veniva criticata dalla Satira [2], per “castigare ridendo mores” coloro che si fossero macchiati di delitti di ogni portata e sorta, facendone gli zimbelli del popolo. Questo genere letterario completamente romano (“satura quidem tota nostra est”, scriveva Quintiliano), permetteva ai nostri antenati di non disperarsi o infuriarsi contro la struttura sociale, preferendo l’umorismo, talvolta eccessivo, che in molti periodi veniva censurato dalle autorità.

Il politically correct, a partire dagli Anni ’80 del XX secolo, rappresenta una diretta evoluzione del fenomeno censorio. Col pretesto di salvaguardare i diritti di tutte le minoranze, le autorità odierne hanno favorito lo sviluppo di una cancel culture che soffoca e rimuove da internet anche il più innocente scherzo, eccetto i proclami anche virulenti di selezionate minoranze politicamente attive. Vengono in mente la politica family friendly di You-tube, la cancellazione dei post e degli account utente di Instagram, Twitter e Facebook, il cui umorismo pungente viene bollato come hate speech, le fake news “autorizzate” delle testate giornalistiche mainstream e il demonetizing sempre più massiccio di ogni voce fuori dal coro. La Pax Augustea odierna tollera unicamente il sarcasmo degli affiliati ai novelli circoli di Mecenate.

 

La mancanza di gusto, l’eccesso di sfarzo e il desiderio sfrenato di possedere degli “status symbol” rimangono identici a quello degli antichi Romani [3]. La lussuria degli uomini non è mai mutata. Se i popoli antichi preferivano perle o robusti cavalli da corsa, oggi abbiamo Gucci e BMW: si presta particolare attenzione al marchio del proprio vestiario, pagandolo molto oltre il suo reale valore, si pagano mutui decennali pur di ostentare in piazza una cabrio fiammante. Le masse idolatrano calciatori, cantanti e influencer milionari alla stregua di moderni “divi dell’arena”. Cambiano le abitudini, i simboli e il contesto sociale: non cambia l’uomo.

 

Riguardo alla personalità delle donne, che possiamo comprendere attraverso la Storia tramandataci da Livio sullo stupro di Lucrezia ad opera di Sesto Tarquinio [4], siamo in grado di affermare che risulti del tutto immutata nei secoli, così come la vergogna e la paura provata dalla vittima nell’istante del crimine. Il desiderio di rivalsa per cancellare l’onta subita, la sfrenata rabbia alla ricerca della giustizia, il terrore che accada di nuovo: ogni aspetto può essere confrontato con le emozioni provate da una donna moderna, capitata tragicamente in una situazione simile.

 

Al contrario, la concezione dell’amore e del sesso [5] ha subito non poche modifiche. Infatti, prima che la “libertà di sessualità” fosse duramente repressa da secoli di fanatismo religioso a partire dal tardo antico, i primi Romani si concedevano molte più licenze di noi. Anche se agli omosessuali veniva spesso affibbiato il nomignolo di “molles”, tutto si limitava alla battuta ironica o alla denigrazione politica. Pare che nessuno venisse odiato, al massimo solo preso in giro a causa dei fondamenti del “Mos Maiorum”, e chiunque poteva comportarsi come meglio gli aggradava nella sfera privata, purché fosse “impeccabilis” in quella pubblica. Nonostante una libertà maggiore in campo sessuale, il sentimento veniva considerato come qualcosa di “pericoloso”, poichè portava l’uomo a non agire più razionalmente: un’idea totalmente opposta ai nostri valori moderni derivati dal Romanticismo ottocentesco. Nessuno oggi affermerebbe che innamorarsi sia “sbagliato”.

 

Dai plurimi carmina di Catullo [6] possiamo farci un’idea molto accurata non solo dell’ambito sentimentale, ma anche dell’umorismo del “popolus Romanus”. Spesso quest’ultimo è riconducibile alla sfera dello “sconcio”, simile a ciò che oggi trova divertente ogni adolescente tra i 10 e i 15 anni circa (possiamo qui notare che almeno il tenore delle battute si è un po’ “alzato” nel corso di due millenni). I numerosi graffiti o oggetti di forma fallica rinvenuti in molte zone dell’ex-Impero, soprattutto a Pompei, rappresentano il gusto umoristico rivolto alla sfera erotica di ogni classe sociale: dai carmi di Catullo al legionario medio.

 

La studio della Storia e delle culture passate ci insegna spesso solamente gli avvenimenti più importanti dal punto di vista militare, politico e religioso, ma raramente ci porta ad analizzare e a capire un concetto semplicissimo: la singolarità di ogni individuo che ha vissuto, vive e vivrà.

Le differenze etiche e morali e il diverso modo di comprendere e percepire la realtà sono solamente frutto dei tempi e contesti diversi in cui l’essere umano si trova immerso, ma la sua essenza rimane sempre la stessa. Proprio per questo motivo spesso ci si riferisce alla storia come a una “magistra vitae”: comprendendo i nostri antenati, riusciremo a comprendere meglio noi stessi.

 

Importa fino a un certo punto sapere chi ha vinto questa o quella battaglia. Ciò che conta veramente è ritrovare la propria umanità nelle azioni di uomini e donne di 2000 anni fa, che conosciamo solo attraverso delle parole su un libro, che, come noi, hanno riso, hanno sofferto, hanno fantasticato, hanno vissuto.

Dmitri Molina 4A

 

[1] https://www.liceotosi.edu.it/lavocedeglistudenti/2020/05/12/i-volatili-e-la-liberta-una-tematica-attraverso-i-tempi/

[2] https://www.liceotosi.edu.it/lavocedeglistudenti/2020/05/13/come-cambiata-la-satira-dalleta-romana-ad-oggi/

[3] https://www.liceotosi.edu.it/lavocedeglistudenti/2020/05/28/gusto-delleccesso-dallantichita-a-tarantino/

[4] https://www.liceotosi.edu.it/lavocedeglistudenti/2020/05/12/leggere-da-legere-latino-estrarre-cogliere/

[5] https://www.liceotosi.edu.it/lavocedeglistudenti/2020/05/25/ovidio-e-larte-di-amare/

[6] https://www.liceotosi.edu.it/lavocedeglistudenti/2020/05/28/passer-deliciae-nostri/

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