L’atomo, fra modernità e pazzia.

La teoria dell’atomismo è molto più antica di quanto comunemente si crede.

L’atomo è la struttura nella quale è organizzata la materia nel mondo fisico e sulla cui base si distingue in elementi fondamentali. Sappiamo che il primo modello è stato proposto nel 1902 da Joseph John Thomson, ma è stato davvero lui a pensare per la prima volta all’esistenza dell’atomo?

In realtà, questo è solo il risultato di una serie di ipotesi avanzate nel tempo, raggruppate nella corrente che prende il nome di “teoria atomica”. Quest’ultima risale al V secolo a.C, quando Leucippo ipotizza la non continuità della materia, che viene rielaborata da numerosi filosofi, tra i quali il più rivoluzionario è sicuramente Lucrezio.

Con il poema De Rerum Natura (Riguardo alla Natura delle Cose), infatti, intende sradicare tramite un’indagine scientifica le due “ferite della vita” dell’animo umano: la cupido vitae (desiderio di vita) ed il timor mortis (paura delle morte). La prima riguarda le passioni irrazionali che secondo il filosofo devono essere allontanate, in quanto sconvolgono la vita e allontanano le gioie pure. Si contrappone, quindi, al contemporaneo Catullo ed ai Poetae Novi, nelle cui poesie l’amore è al centro ed il dolore viene rincorso.

Invece, in riferimento alla seconda debolezza umana, ossia la paura della morte, il poeta afferma che è nata da credenze vane poiché, nel momento in cui muore, l’uomo non prova più nulla; perciò anche la credenza degli inferi non è altro che il frutto di timori e astrazioni della mente umana. Lucrezio, però, non nega soltanto l’esistenza dell’Aldilà, ma anche una creazione originaria da parte degli Dei: l’universo è infinito, formato da atomi e segue delle leggi naturali che sono indifferenti verso i bisogni dell’uomo.

Da queste premesse comprendiamo che è la necessità di conoscere i fenomeni fisici a spingerlo a formulare la teoria dell’atomismo. Innanzitutto, parte dal principio secondo il quale nulla nasce dal nulla, altrimenti tutti gli esseri nascerebbero a caso, e ogni entità è costituita da una particolare aggregazione di elementi semplici, indissolubili e soprattutto eterni, quindi indipendenti dall’intervento divino. Ovviamente non li ritroviamo con il nome di atomi, bensì sono definiti corpora prima: a causa della povertà della lingua latina e della decisione di rifiutare tecnicismi e neologismi, il filosofo è costretto a utilizzare termini già in uso, ma “primi corpi” ha pure una sua innegabile validità come categoria.

A questo punto distingue la materia eterna, formata da questi componenti, e il vuoto incorporeo, senza il quale tutto sarebbe immobile: la qualità propria della materia, infatti, è fare resistenza e, se occupasse tutto, non ci sarebbero né movimento né vita. Ciò che determina la facilità di disgregazione di un corpo è proprio la quantità di vuoto, perciò più un corpo è leggero, più è facile da separare e disgregare. Evidente l’esempio dell’anima, che, secondo Lucrezio, è limitata e muore con il corpo: per questo non c’è da attendersi un destino ultraterreno.

In ogni caso, questa sua visione della natura, indifferente verso i bisogni dell’uomo, avrà ampia accettazione; sarà ad esempio alla base del pessimismo Leopardiano, che la estremizza con il concetto di natura matrigna.

Possiamo affermare che ciò che contraddistingue il suo capolavoro è il tratto estremamente moderno, con il quale avrebbe potuto liberare la società del suo tempo e quella futura da ignoranza e superstizione, se solo non fosse stato considerato come un pazzo.

Rebecca Belotti 4A

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