Niente Satira Senza Cattiveria.

Alcune costanti fondamentali della satira nel corso del tempo.

«La satira è quella manifestazione di pensiero, talora di altissimo livello, che nei tempi si è addossata il compito di castigare ridendo mores, ovvero di indicare alla pubblica opinione aspetti criticabili o esecrabili di persone, al fine di ottenere, mediante il riso suscitato, un esito finale di carattere etico, correttivo cioè verso il bene.»

Prima sezione penale della Corte di Cassazione

 

Uno dei principali esponenti della satira fu Lucilio, il quale si dedicò a questo genere letterario in trenta libri, che contengono le tematiche principali rimaste anche nelle epoche successive.

Grazie ai frammenti rinvenuti, possiamo notare la vastità degli argomenti trattati: il tema amoroso, la parodia e la polemica. Inoltre questo genere verrà chiamato anche sermones per la versatilità dello stile e il linguaggio quotidiano somiglianti a delle “chiacchere”.

 

Il genere letterario unifica vari aspetti: la comicità, poiché va alla ricerca del ridicolo, l’umorismo, in quanto le storie vengono raccontante attraverso dei paradossi, e l’ironia, dato che condivide il metodo socratico.

 

Citando Ariosto, le satire devono essere scritte “a viso aperto e non con fraude”; infatti sono un mezzo per esprimere non solo la propria, ma talvolta anche la comune disapprovazione di certi avvenimenti.

La Satira Prima di Ariosto parla del trasferimento in Ungheria del suo “padrone”, il Cardinale Ippolito d’Este, insieme a Ludovico da Bagno, il segretario, e Alessandro Ariosto.

Viene usata per esprimere al massimo dei modi la libertà di scelta dell’autore, elencando “molte ragioni, e tutte vere” aggiungendo un tono sarcastico e dispregiativo.

Presentando la satira come epistola in terzine dantesche, Ariosto la dedica a suo fratello e al suo amico Ludovico da Bagno, e decide di esprimere l’amarezza per lo scarso riconoscimento della sua produzione letteraria da parte del cardinale. Afferma che non vale la pena di lavorare per la corte, poiché considera la poesia come spazzatura di alcun valore: “tuoi versi getta con la lira in un cesso, e una arte impara, se benefici vuoi, che sia più accetta.

 

A questa forma di espressione, simili a proteste e ribellioni, si accostano lati umoristici e più grezzi, come quando usa espressioni crudamente realistiche e risentite che si avvicinano al linguaggio estremamente basso dell’Inferno dantesco.

Sono questi gli aspetti che si sono mantenuti maggiormente nelle moderne vignette fumettistiche o in programmi televisivi: le espressioni realistiche e colloquiali, e la comicità degli sfottò di personaggi illustri e influenti.

Proprio questo rimarcare in maniera addirittura offensiva i personaggi al centro della satira ha fatto scattare dei limiti e dei provvedimenti giurisprudenziali, per evitare situazioni più brutali, come l’attentato del 2015 alla sede del giornale satirico francese Charlie Hebdo.

 

Cass. n. 5851/2015: non è permessa la satira quando questa diventi forma di dileggio, disprezzo, distruzione della dignità della persona.

 

Dunque la satira è al confine con il vilipendio, ma è proprio questo radicalismo che la rende estremamente efficace, poiché rappresenta le opinioni comuni di una parte della popolazione nei confronti di personaggi esecrabili che, singolarmente, non si possono attaccare.

Questo confine tra il divertimento innocuo e l’offesa lega la satira di tutti i tempi, da quella di Lucilio a quella di Ariosto, alle satire moderne come la rivista italiana L’odio e Crozza. Potremmo dire che la satira si fondi interamente sulla ricerca di arrivare al limite e, alcune volte, superarlo per comunicare a tutti opinioni pubbliche di carattere correttivo.

 

Redina Lamaj 3B

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