Creature Mitologiche e Dove Trovarle!

L’uomo ha sempre cercato un modo per sfuggire alla realtà: il principale è stato quello di fantasticare su stravaganti creature.

È ben noto come nell’antichità l’uomo si servisse di testi fantasiosi, denominati miti, per cercare di dare una spiegazione all’origine del mondo, dell’umanità e ai diversi aspetti della realtà, dati i pochi strumenti razionali a sua disposizione. Ci sono pervenuti vari scritti, la cui struttura non è molto diversa da quella degli altri tipi di narrazione, mantenendo però un particolare caratteristico poiché, sebbene la natura abbia sempre offerto uno sterminato scenario di animali differenti tra loro, per dimensioni, strutture, habitat, comportamenti, indoli, forme e colori, l’immaginario umano ha avvertito il bisogno di crearne altri, raramente angelici, più spesso demoniaci, poche volte affascinanti, molte volte più misteriosi o terribili, sovente fondendo tratti animali con altri tratti più tipicamente umani.

Oltre migliaia di creature fantastiche furono inventate dalla letteratura e dalle fantasie locali, sempre con la funzione di colmare alcuni vuoti culturali o psichici e di diversa convenienza, come ad esempio l’ordine della realtà e delle sue leggi, la nascita della propria tribù o dei sentimenti provati dall’uomo.

I più utilizzati in codesta moltitudine risultano i cosiddetti ibridi, come arpie, centauri, ciclopi, minotauri e chimere, ovvero complessi e articolati incroci tra mostruose capacità animalesche e vaghe forme di linguaggio umano. Effettivamente il termine “monstrum”, nel suo significato originario latino, è l’apparire, il manifestarsi, il mostrarsi improvviso di qualcosa di straordinario, di divino, che viola la natura e che è un ammonimento e un avvertimento per l’uomo. Il presagio suscita un senso di meraviglia e di stupore e può essere fasto o nefasto, generando perciò rassicurazione o spavento a seconda delle circostanze. Spesso un “monstrum” aveva in sé proprio parti animalesche fuse con parti umanoidi, che provocavano grande ribrezzo presso gli antichi.

Questo connubio, forse un collegamento tra la ragione e l’impensabile per rendere comprensibile l’impossibile, venne ripreso da molti autori nel corso del tempo, anche perché, nonostante la loro bravura, di certo dovranno aver pur tratto ispirazione da qualche testo precedente, che li avrà suggestionati ed incantati.

Si nota una decisa presenza di belve, ma con diverso significato, nella Divina Commedia; infatti, se nell’antichità queste figure erano viste quasi come delle sfide da superare per testare il coraggio di un eroe, o semplici nessi usati dall’imprevedibile fato poiché si pensava che la vita di ogni individuo fosse già decisa all’atto della nascita, per anticipare il suo corso, Dante assegna a loro un significato completamente diverso. Simboleggiano un ignobile peccato, tanto oscuro da far nascondere dietro una roccia anche lo stesso Dante personaggio. La maggior parte degli animali presenti nella prima parte dell’opera rispecchia la descrizione originale, come nel caso delle Fiere incontrate nella selva oscura, riprese da alcuni passi dell’Eneide, delle arpie, che mantengono il viso da donna e il corpo da volati, e anche delle Furie rappresentate come delle donne con serpenti tra i capelli a ricordo di Medusa e con l’alito mefitico; ma in altri Canti vengono arricchiti da pomposi dettagli, come nel caso di Minosse, che ringhia e con la sua lunghissima coda avvolge attorno al corpo del dannato tante volte quanti sono i Cerchi che dovrà discendere, del mostro Gerione, tutto ricoperto da una strana peluria e descritto come un corrotto miscuglio di tratti umani e vari animali tra rettili e aracnidi, oppure del centauro Caco, il quale è talmente aggrovigliato da serpi e draghi da rendere farraginosa la lettura delle sue terzine.

Una tale varietà di esempi, ben descritti, giovò di certo al mondo della cinematografia moderna ed in particolare al genere fantastico, aiutato dalle tecnologie digitali. Quello che ai nostri lontani antenati sembrava macchiato da disgrazia, per noi risulta invece fenomenale, ma alle volte minimizzante perché, per avere un migliore adattamento e per non distogliere l’attenzione dalla trama principale, si cercano di omettere alcuni dettagli e di ridurne la presenza. Vengono mostrati draghi sputafuoco e distruttori di intere città nella celebre serie televisiva Games of Thrones, mentre diventano docili creature nei film di animazione per bambini come in Dragon Trainer e, allo stesso modo,a Cerbero, possente cane a tre teste, presente sia nell’Eneide di Virgilio come custode degli inferi e oppositore alla discesa di Enea, sia nell’opera dantesca nel Cerchio dei golosi come strumento di punizione, nella saga di Harry Potter, seppur rappresentato nella sua bestialità, viene affibbiato il tenero nomignolo Fuffi che rappresenta il suo punto debole, ovvero cadere in un sonno profondo ogni qualvolta senta suonare un’ammaliante melodia. I vari adattamenti sono di certo ricollegabili al diverso pubblico che visionerà il lavoro finale, ma anche alle singolari descrizioni decise da ogni autore come in questo ultimo caso, dato che la scrittrice decise di assegnare una personalità diversa a ciascuna testa: una risulta addormentata, una arguta e l’ultima ben attenta a qualsiasi movimento.

In sostanza l’uomo, seppur campione nell’uso della logica, ha sempre avuto bisogno di dare vita alle proprie fantasie, un bisogno primario per allargare i propri orizzonti e allontanarsi dalla compulsiva realtà che lo fa sentire inadeguato. Tramite l’immaginazione, talmente potente da rendere raggiungibile qualsiasi universo, anche i meno realistici o addirittura inesistenti, si costruisce un’illusione di potenza, ma riesce anche a concretizzare le paure astratte che galleggiano nel suo subconscio.

Beatrice Vitale 3B

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