La musica nel cuore o la musica del cuore?

Molto spesso dalle persone, soprattutto quelle vicine più o meno alla mezza età, sentiamo dire che la musica di oggi non è più la vera musica e che quella che ascoltavano loro era molto migliore, ma perché?

 Che si tratti di reale armonia o di “baccano”, come ad alcuni piace definirla, la differenza tra la musica di ieri e di oggi esiste e sarebbe assurdo affermare il contrario. Indipendentemente dal fatto che si gestiscano suoni più o meno manipolati tramite autotune, i valori o il peso morale dei brani di oggi, come di quelli di allora, importano per l’impatto storico e antropologico che hanno arrecato al mondo. Lasciando perdere le propensioni particolari di ogni individuo (secondo la massima celeberrima di Plutarco secondo cui De gustibus non disputandum est, ovvero che «Non si deve discutere a proposito dei gusti »), tra i tanti nomi che hanno fatto la Storia Della Musica del ‘900, uno dei più illustri e dei più emozionanti è certamente quello di Jaques Brel. Ma cosa può insegnare un, seppur celeberrimo, cantautore degli anni ‘70 a noi studenti di Liceo Scientifico del 21° secolo?

La risposta più ovvia, benché forse stucchevole, è che non può insegnarci nulla. In primis, perché è morto da decadi e, in secondi, perché tutto quello per cui si è battuto, tutto quello che ha cercato di trasmettere con le sue canzoni e tutto quello per cui ha voluto donare il suo grido disperato al mondo noi lo possediamo già. Il problema, però, è che lo abbiamo dimenticato, poiché immersi in una società priva di scrupoli e di galanterie. Analizzando il brano Tango Funebre che, dal titolo un po’ macabro, può sembrare che parli di morte, si scoprirà che in realtà racconta ciò che avviene intorno ad un defunto da parte dei molti ipocriti accorsi al suo funerale. Se costui potesse raccontarlo, il brano certamente sarebbe il suo discorrere.

Il brano descrive i momenti subito dopo il rigor mortis, quando il corpo non si è neanche ancora raffreddato del tutto e, purtroppo, eredi o dignitari fanno a gara per arraffare o impossessarsi di tutti i beni del parente trapassato: dai vestiti agli oggetti, che riguardano a volte con sufficienza, se non con velato disprezzo, poiché il valore affettivo che rivestivano per lui non lo riescono a comprendere né a percepire. Come se non bastasse, da quel momento inizierà un terribile periodo di falsità, dove molti di coloro che andranno a far visita alla salma entreranno in un’assurda competizione per chi si mostri più triste o più a lutto e, subito dopo, carovane di persone, che neanche a Gardaland, o parenti lontani che a mala pena si ricordano dell’identità del “caro esinto” poiché passarono cosí tanti anni dall’ultima volta che lo videro, che ora non lo riconoscono neanche in volto. Alcuni che addirittura non lo videro mai, ma che si permettono ogni sorta di sussurrati commenti ed altri che si faranno beffe di lui mettendogli le loro manacce negli effetti personali. Vi è anche una parte del brano piuttosto divertente, in cui si dice che non solo si metteranno a leggere le sue lettere d’amore, probabilmente quelle di qualche perduta amante segreta, ma addirittura ne rideranno. Brel conclude cantando che, quando muore qualcuno, le persone davvero a lutto sono poche e a volte non ve ne sono affatto.

Per quanto riguarda l’accompagnamento musicale, si potrebbe dire che non ha nulla da spartire con il tema della morte, scelta determinata dal fatto che, in realtà, il lutto del brano è falso, superficiale, costruito, totalmente apparente. Il titolo, il vero “Gioiello della Corona”, è un Cryptex di informazioni, poiché la parola Tango ha duplice significato: il rispetto della tradizione e del senso originario, secondo cui un vero Tango deve avere elementi della Milonga e del Tango Andaluz, ma anche un nuovo significato, ovvero la figurazione di una ballata improvvisata (elemento tipico del tango) rappresentata dalle persone che, per effetto della falsità, “improvvisano” emozioni e stati luttuosi. La melodia viene accompagnata da un movimento passionale (passione mossa dall’avidità, nel brano) e soprattutto il concetto “dell’uomo che guida” tipico del Tango Classico che, nel nostro tango funebre, possiamo trasformare, in maniera un po’ macabra, nella “Salma che guida”. Per quanto riguarda, invece, la parte “Funebre”, il significato si ricollega al trasporto del tango nel contesto della morte. Ma: attenzione! Soltanto nel contesto e non nelle “emozioni” che, secondo Brel, sono frutto solo della falsità. Quello di cui l’autore parla, in questo brano come negli altri suoi più famosi, è la musica del cuore, ovvero una sorta di canzone che tende a risvegliare le nostre buone maniere e i nostri valori migliori. Ci suggerisce che, solo per mezzo di un’altra musica del cuore (o di una sua opposta, in questo caso specifico), questo tipo di lavoro interiore può essere fatto.

Brel non fu un cantante qualunque, ma un visionario e le sue canzoni, oggi come allora, riportano fuori il meglio della razza umana: provare per credere! Tuttavia, anche il cuore può essere manipolato a discrezione del soggetto e Brel ce lo fa capire in un passo del Tango: “ Ils se poussent du cœur, pour être les plus tristes, ils se poussent du bras pour être le premier…” ovvero “tutti si spremeranno il cuore” come un limone “per essere i più tristi”, i più affranti, i più a lutto, “si spremeranno le braccia per essere i primi”, in primafila, ma in realtà quelli che lo saranno veramente saranno uno o due persone, o forse, addirittura nessuno.

Forse, quindi, è proprio questo quello che manca alle canzoni di oggi: la musica del cuore, poiché possano solo arrivare al nostro cuore diventando, così, musica nel cuore.

Andrea Trocino 3B

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