Stay Hungry. Stay Foolish.

Incominciamo con una doverosa premessa: questo articolo non è un resoconto o un bilancio degli anni al Liceo, e non è neanche un riassunto di ciò che è stato imparato, perché dipenderebbe solo dall’esperienza personale, fatta di incontri e situazioni che sono proprie di ciascuno, oltre al fatto che l’elenco sarebbe lungo, tedioso e incompleto. In realtà, non è ben chiaro neppure a chi scrive l’intento di questo articolo, avendolo ideato fra un’ora e l’altra delle lezioni on-line come una sorta di flusso di coscienza, quindi niente o poco appositamente premeditato.

Si tratta di una studentessa di Quinta, che si accinge ad uscire dal Liceo, tra l’altro in una maniera del tutto anomala, visto che mai avrebbe pensato di trascorrere gli ultimi mesi di questa fase della vita chiusa in casa, incollata davanti a un computer, a causa di un virus che impazza in tutto il mondo. Eppure proprio questo “vuoto esistenziale” che più volte l’ha fatta “implodere su se stessa”, l’ha spinta (se non addirittura costretta) a fermarsi e a riflettere.

Pascal sosteneva che “tutta l’infelicità dell’uomo deriva dalla sua incapacità di starsene nella sua stanza da solo.” La frase è una di quelle che in tutta la carriera scolastica mi ha colpito più di altre, proprio perché mi ha messo di fronte a una realtà spiazzante. Molte volte, infatti, mi sono ritrovata a fare i conti con me stessa e, altrettante, mi è stata ripetuta la domanda “Cosa ne pensi di questi anni di Liceo?”, soprattutto ora che ho quasi raggiunto quel traguardo che galleggia nei sogni e negli incubi di tutti gli studenti: la Maturità.

Durante l’adolescenza avvengono i cambiamenti più importanti, a partire dal nostro aspetto fisico, fino alla nostra natura di persone. Non me ne voglia la mia prof. di Matematica, ma sono anni in cui cresciamo in maniera esponenziale: poniamo le basi per il nostro futuro, iniziamo a capire ciò che ci interessa per davvero, facciamo progetti, agiamo forti di un’invincibilità che, in realtà, non ci appartiene, ma che ci fa sentire grandi e superiori di fronte alle prime consapevolezze, difficoltà e ostacoli. È la scuola superiore il teatro di tutti questi avvenimenti e cambiamenti e, proprio adesso che sono “sola nella mia stanza”, lo realizzo pienamente, forse per la prima volta.

Nel famosissimo passo dell’Addio ai monti, pronunciato da Lucia nei Promessi Sposi, Manzoni scrive: “Quanto è tristo il passo di chi, cresciuto tra voi, se ne allontana.” Sento anche questa frase particolarmente vicina, ora che la vita mi costringe a prendere nuove strade e nuove scelte, e a chiudere definitivamente quel capitolo di sconfinate esperienze che prende il nome di Liceo. Un po’ amaramente, proprio perché spesso non consideriamo di non avere il controllo di nulla e di vivere solo in virtù del dubbio (“L’unica certezza è il dubbio” affermava Cartesio), e non godiamo appieno di tutte le occasioni che ci vengono date. Non a torto Muahammad Ali ricordava che “Se vivi ogni giorno come fosse l’ultimo, un giorno probabilmente avrai ragione.”

Vorrei proprio soffermarmi sul concetto di Occasione, dal latino ob-cadere, ovvero “cadere di fronte”. L’occasione è qualcosa che cade-di-fronte ed è caratterizzata proprio da questo suo essere inaspettata, esattamente come una caduta. È difficile, dunque, rendersi conto di quante occasioni avremmo ogni giorno per aggiungere tasselli al nostro bagaglio personale ed esperienziale. Due problemi dell’uomo moderno, però, sono la sua necessità di immediatezza e l’incapacità di aspettare, che si sintetizzano in un opprimente bisogno di concretezza. Mi viene allora spontaneo pensare al discorso che Steve Jobs, direttore generale della Apple e della Pixar Animation, pronunciò in occasione del Graduation Day dell’Università di Stanford nel 2005 e, in particolare, al momento in cui ricordava il corso di calligrafia a cui partecipò quando era ancora uno studente.

“Non si possono collegare i punti guardando in avanti, lo si può fare solo guardando indietro. Quindi dovete confidare che i punti si collegheranno in qualche modo nel vostro futuro. Dovete credere in qualcosa, il vostro istinto, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Perché credere che i punti si collegheranno alla fine vi darà la forza di seguire il vostro cuore anche quando vi condurrà fuori dalla strada già battuta, e sarà quello a fare la differenza.”

È proprio vero che, solo guardando indietro, ci si rende conto di come i “punti” siano alla fine collegati. Non serve a molto aspettarsi che tutto ciò che si studia al Liceo abbia un’utilità pratica nell’hic et nunc: molti di questi saperi sono teoretici, ma non per questo fini a se stessi (sempre Cartesio nel “Discorso sul metodo” si era posto il problema di fare della filosofia una scienza non solo speculativa). Più in generale, tutte le occasioni che abbiamo per imparare, prima o poi, si riveleranno utili, ma sta a noi far sì che accada, e questo è possibile solo ponendosi alla ricerca costante e inquieta di qualcosa: soddisfatti, certo, di ciò che si sarà fatto, ma non al punto da accontentarsene. “Stay hungry, stay foolish” ovvero “Siate affamati, siate folli” è l’esortazione rivolta ai diplomati della Stanford, e anche la frase che meglio riassume l’atteggiamento che Jobs invita ad assumere.

“Stay hungry, stay foolish” è il monito che ci aspettiamo di sentire da insegnanti e genitori, da chi comunque ha fatto più strada di noi e probabilmente ha saputo “collegare i punti”. Io credo, invece, che un simile insegnamento debba essere alla base delle nostre scelte quotidiane e che non serva uno Steve Jobs che ce lo ricordi tutti i giorni. La stessa curiosità e sete di conoscenza che nel secolo scorso hanno spinto l’uomo, affascinato dall’ignoto, alla scoperta dello Spazio, dovrebbero spingere noi a porci continuamente nuovi obiettivi e quindi a raggiungerli.

Dopo cinque anni di Liceo, anch’io sono riuscita a collegare molti di quei punti: proprio questa mia piccola realizzazione mi permetterà di affrontare il futuro con un’altra consapevolezza. E così dovrebbe essere per tutti.

 

Francesca Genoni 5D

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