Quando alla polizia non piace più la stampa

La libertà di stampa non è mai stata così a rischio come oggi. Con più di 440 aggressioni a reporter solo nelle ultime settimane, gli USA sembrano più che mai vicini a distruggere uno dei quattro pilastri della democrazia.

Le proteste causate dalla morte di George Floyd stavano infiammando Minneapolis da quasi una settimana ormai, e reporter da tutto il mondo accorrevano alla città per fornire al proprio pubblico informazioni e opinioni sui fatti che hanno stravolto l’America nelle ultime settimane. Michael Adams, corrispondente per Vice News, stava raccogliendo interviste nei pressi di una stazione di rifornimento, quando la polizia iniziò ad avanzare per liberare la zona.  Un poliziotto, vedendolo, puntò subito la propria arma contro il reporter. Egli iniziò a urlare “Press! Press!”, esponendo il press pass fornitogli. L’altro, sempre con l’arma pronta, gli ordinò di sdraiarsi a terra. Il giornalista non esitò ad abbassarsi, continuando a esibire il proprio pass. Il poliziotto si allontana quindi, non dimenticandosi di ringraziare il giornalista. Vedendone un altro che si avvicinava, Adams continua a identificarsi, più tranquillo, credendo di aver scampato il peggio. Neanche il tempo di pensarlo che il lo spray al peperoncino gli copre il volto. Un altro poliziotto aveva usato quello strumento fornitogli per la propria difesa su un giornalista disarmato steso per terra, che si era più volte identificato e che aveva obbedito agli ordini della polizia, nonostante fossero anomali.

 

Questo è solo uno di più di 440 atti di aggressione contro la stampa riportati da U.S. Press Freedom Tracker, iniziativa del CPJ (Commissione per proteggere i giornalisti. Per quanto sconcertante sia il suddetto attacco al reporter Adams, lui deve ritenersi tra i fortunati: molti suoi colleghi infatti hanno riportato ferite e danni permanenti. L’esempio più estremo è stato quello di Linda Tirado, una fotogiornalista freelance, è stata colpita da un proiettile non letale nell’occhio sinistro, accecandola permanentemente. Altri gruppi di reporter e camera crew sono stati bersagliati con gas lacrimogeno e proiettili non letali dopo essersi identificati più volte. Una crew di Fox News, il più grande news channel del paese, è stata attaccata dai manifestanti perché di stampo conservatore.

Come si può capire da questi esempi, ci sono due fattori chiave da prendere in considerazione nell’analizzare questi episodi: chi ha compiuto l’attacco e se questo è avvenuto prima o dopo l’identificazione come membro della stampa. Gli attacchi perpetrati da quanti partecipano alle proteste sono in estrema minoranza rispetto a quelli perpetrati dalle forze dell’ordine, mentre le aggressioni compiute prima dell’identificazione sono di più rispetto a quelle compiute dopo. I casi più gravi e meritevoli di attenzione sono quelli dove è la polizia ad aggredire il reporter dopo che questi si è identificato. Questi sono veri e propri attacchi alla libertà di stampa, pilastro della democrazia, e in quanto tali ne vanno comprese le cause, per poter evitare che accadano nuovamente.

 

I colpevoli di queste aggressioni sono tre: la militarizzazione della polizia, la scomparsa dei giornali locali e il crescente sentimento d’avversione per il giornalismo tradizionale e il news media in generale. Il primo colpevole rende più grave la situazione: infatti nel corso dei decenni la polizia statunitense ha continuato ad armarsi sempre di più, al punto che la tenuta antisommossa è difficilmente distinguibile dall’equipaggiamento militare. Alcune città hanno addirittura chiesto e ottenuto blindati resistenti all’esplosione di una mina e carri armati, chiaramente non necessari nella normale amministrazione cittadina. Inoltre le forze dell’ordine non sono addestrate adeguatamente all’uso delle armi loro fornite, commettendo errori banali come puntare davanti a sé l’arma quando non sono pronti a sparare contro un obiettivo. Tutto questo non fa che facilitare l’escalation di violenza nel confronto tra polizia e reporter e a peggiorare i danni di un eventuale confronto degenerato nella violenza. Il secondo elemento li rende più frequenti: se le forze dell’ordine non conoscono i giornalisti e non sono abituati ad averli intorno, è più facile che le cose degenerino. La progressiva diminuzione dei profitti giornalistici, causata anche dall’avanzare dai social media e di reporter e giornalisti freelance, ha portato prima all’acquisizione dei giornali locali da parte dei più grandi news outlet nazionali, e poi al fallimento oppure all’acquisizione dei cosidetti “vulture fund”. Questi acquistano un giornale prossimo al fallimento, per poi aumentare enormemente il margine di profitto vendendo le sedi del giornale, diminuendo il loro budget e licenziando gran parte del personale. Di conseguenza tutte le maggiori notizie sono coperte da persone sconosciute alle forze dell’ordine, rendendo così il confronto molto più complicato. Infine la causa prima di queste aggressione: la perdita di fiducia per il news media e l’avversione per lo stesso. Questo è una questione molto complicata in America e fonte di divisione. Molti hanno cercato di spiegare perché un’istituzione considerata tra le più prestigiose del secolo scorso sia caduta in disgrazia. Un’ipotesi è quella della tendenza dei vari outlet a dare opinioni piuttosto che fatti. Molti all’interno del mondo giornalistico, tra cui Judith Miller, vincitrice del premio Pulitzer, accusano tutte le reti americane di avere un chiaro bias politico verso le posizioni liberali o conservatori, che li porta ad attaccare in modo ingiustificato Trump o a difenderlo a prescindere dall’accaduto e a presentare le notizie in modo da aderire alla propria narrativa. Questo sarebbe dovuto all’avvento di social media come Twitter e alla diffusione degli smartphone: se tutti sono in grado di documentare quanto avviene se si trovano al posto giusto, il reporter non può eccellere nell’area di precisione e imparzialità della notizia, perché questo diventa il ruolo dei testimoni. Così questi avrebbero abbandonato i principi della vecchia scuola del giornalismo, guidata da imparzialità, concisione e precisione e sintetizzata a scuola con la regola delle 5W, per aggiungere la propria opinione personale e manipolare la notizia per adattarla alla propria retorica politica. Così i reporter più popolari e ricercati sarebbero quelli più abili nel leggere ogni fatto attraverso la lente del proprio network, mentre i reporter di una volta sarebbero finiti nel dimenticatoio. Il pubblico, carpendo l’evidente bias nel riportare gli eventi, si sarebbe alienato dalla stampa, fino ad arrivare a denigrarla. Altri invece credono che i media abbiano ignorato sempre più i problemi locali ed escluso le opinioni degli americani della zona rurale, causando un forte distaccamento e un senso di avversione verso il news media. Diventando secondo molti il mezzo di comunicazione dell’elite, molti hanno iniziato a disprezzarli e a guardare altrove per ottenere informazioni. L’internet è diventata la piattaforma ideale, dando spazio alle opinioni di tutti e proponendo “fatti alternativi” rispetto al news media, prima chiamati menzogne o opinioni borderline. Fatto sta che l’onda è stata brillantemente cavalcata dall’attuale Presidente Donald Trump. Ignorando qualsiasi principio di politicamente corretto (o meglio di correttezza) nella sua relazione con la stampa, ha affidato ai propri tweet nomignoli per il news media come “lamestream media” e ha inondato i propri fans di “fatti alternativi”, cospirazioni dubbie e scandalose dichiarazioni non supportate da alcun tipo di prova. I vari mezzi d’informazione non conservatori hanno proceduto con un’instancabile campagna di fact-checking e critiche a queste affermazioni senza fondamento. Il tycoon, neanche minimamente influenzato da qualsiasi tipo di scandalo o contraddizione, ha colto una grande occasione per aumentare enormemente l’appeal della sua base e ha dichiarato il news media e i giornalisti “i nemici del popolo” e “il partito di opposizione”. Quanti si sono sentiti ignorati dalla macchina giornalistica hanno presto aderito, abbinando a una grande sete di verità la ricerca di questa in fonti non affidabili e altamente contestabili. L’unico network degno della benedizione dei sostenitori di Trump è stato Fox News, che è volata nei rating fino a diventare il più grande canale del paese rappresentando lo stato d’animo conservatore.

 

Il presidente stesso ha dichiarato nemici della nazione e opposizione al suo governo quanti ricercano la verità, con metodi verificati e diffusi da secoli. Trump ha individuato il suo nemico nella ricerca onesta e nella verità, se non serviva ad alimentare il suo ego. La libertà di stampa non è mai stata così a rischio negli USA: il leader della nazione che si è autoproclamata guida del mondo libero, attacca ogni fatto od opinione critica del suo operato bollandola come fake news, e ha più volte tentato di screditare la libera stampa agli occhi dei suoi sostenitori. Finora non c’era stata nessuna azione a fare da seguito a queste pericolose dichiarazioni.

Finora.

Mathias Caccia 3C

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