Il Covid-19 È la Nuova Peste?

Torneremo a Vivere? E la nostra paura di oggi è la stessa di un tempo?

Manzoni, nei Promessi Sposi, descrive ed analizza con notevole profondità la peste del 1630, che fece più di un milione di morti, colpendo principalmente il Granducato di Toscana e quello di Milano. Non si sapeva nulla né di batteri né di virus. Anche i medici erano del tutto incompetenti ed inermi. Si limitavano a tastare il polso dei pazienti, ad osservare le urine, al massimo ordinavano un salasso, ma non sapevano come agire. Inoltre, negli ospedali, i malati venivano ammassati favorendo inconsapevolmente il contagio. Manzoni ci racconta che anche un tempo era stato individuato il “paziente zero” in un certo Antonio Lovato, che aveva portato con sé delle vesti da mendicante provenienti da un ambiente malsano. Anche oggi si è ricercato il “paziente zero” per risalire all’origine della malattia, ma come confermato dal Prof. Galli dell’Ospedale “Sacco “di Milano, non abbiamo un unico “paziente zero”, in quanto il virus deriva da ceppi diversi sviluppati in luoghi differenti. Nel mondo, il primo ad avere questo triste primato (fatta eccezione per i casi cinesi sempre comunicati con poca chiarezza) era un uomo brasiliano morto a fine gennaio, dopo aver contratto il virus al Carnevale di Rio. Quello europeo viene identificato in un manager tedesco presso un’azienda con sede a Wuhan. Poco dopo, furono individuati anche i “pazienti zero” francese ed Italiano. Nel nostro paese, si tratta di un soggetto maschile, che aveva avuto contatti con un amico proveniente dalla Cina.   

Agli “untori” si diede la colpa della diffusione. Il rimedio però non esisteva. La morte per peste era una realtà che, purtroppo, doveva essere accettata e passivamente accolta per l’incapacità di saperla contrastare. La paura di morire era un sentimento comune. 

Oggi, nel 2020, sembra di condividere una pandemia simile. Partito, si suppone, dalla città di Wuhan in Cina, il Covid-19 si è diffuso nel mondo con estrema velocità. In Italia, ha colpito principalmente il nord, causando 64.000 decessi, di cui quasi 24.000 nella sola Lombardia. La nuova pandemia spaventa. A differenza di un tempo, però, possediamo un discreto bagaglio di conoscenze in campo medico, attraverso le quali, unitamente al lavoro incessante di medici e ricercatori, siamo riusciti ad adottare misure efficaci per contrastare il virus, tanto da arrivare nelle ultime settimane ad avere finalmente dei vaccini. Il vaccino rivendicato come primo in assoluto è “Sputnik V” dalla Russia. Anche la Cina ha approntato il suo “Ad5-nCoV” in tempi record. Attualmente, i principali vaccini, tutti testati negli Stati Uniti, sono: “Pfizer”, “Moderna” e “AstraZeneca”, ma ve ne sono almeno altri 180 in corso di sperimentazione.  

La paura del 2020 non è quella del 1630 perché, anche se siamo comunque spaventati e pieni di incertezze, oggi abbiamo la speranza di tornare presto alla normalità, perché siamo consapevoli di poter combattere e vincere la nostra moderna “peste”. La paura esiste, ma la speranza la rende meno penosa, in quanto ci fa immaginare un futuro liberi da mascherine, quando finalmente potremo tornare a stare insieme senza distanziamento.  

Inoltre, pensando al 1630, ci si immagina un mondo buio, tra lazzaretti dove venivano ricoverati i malati e figure dei presunti untori che si riteneva diffondessero volontariamente la malattia: un mondo fatto di squallore e di solitudine. Pensando alla situazione odierna, invece, si osservano tanta solidarietà, tanta unione e la consapevolezza delle persone che ce la possiamo fare attraverso le forze e l’impegno di tutti. 

 

                                                                                                                                    Francesco Bartoletti 3G 

 

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