La donna: piccole tappe di un viaggio verso l’indipendenza.

Per secoli la donna è stata ritenuta un peso, una figura fragile, debole, inferiore all’uomo sul piano giuridico, economico e civile, esclusa dai diritti e da attività principalmente maschili, come l’istruzione e la politica.  

Nel ‘300 le donne contadine lavoravano per mantenere la famiglia. Si sposavano in età fertile e giovanissime, spesso contro la loro volontà, e mettevano al mondo dagli 8 ai 10 figli, da accudire, nutrire, educare, molti dei quali morivano di malattia, malnutrizione o incidenti. La preparazione del cibo quotidiano occupava molto del loro tempo. La raccolta della piccola legna, l’accensione del fuoco e la sua sorveglianza spettavano sempre a loro. In casa erano responsabili anche della tessitura e della pulizia di abiti e ambienti. All’esterno si occupavano principalmente di mietitura, fienagione, essiccazione del fieno, creazione di covoni di paglia, areazione del foraggio, potatura delle vigne e spremitura dei grappoli. Inoltre, effettuavano la raccolta di ortaggi, erbe medicinali, frutta, come pure la loro conservazione o lavorazione. Spesso il nutrimento degli animali era compito femminile, così come la creazione di burro e formaggio. In età tardo medioevale gestivano la vendita di uova, prodotti conservati, tessuti, utensili d’artigianato prodotti dal marito.  

Nell’aristocrazia vivevano sin dalla più tenera infanzia nel gineceo, occupandosi di tessitura e ricamo, erano concesse in sposa molto giovani e costrette a vivere con la famiglia del fidanzato, in attesa dell’età consentita per sposarsi e lasciare casa, visto che le nozze erano considerate dai padri un mezzo per ottenere e mantenere potere sia politico che economico. Il corpo femminile, prima e durante il matrimonio, doveva essere controllato e custodito, non solo dal marito, ma anche dalla suocera e dalle domestiche, per assicurare alla casata eredi legittimi. La donna adultera era punita con la morte, mentre i mariti scoperti in tale reato ne uscivano impuniti. Molte volte accadeva che l’amante e i figli illegittimi vivessero nello stesso castello con la moglie, senza che questa potesse dissentire, poiché all’uomo era consentito tutto, persino di avere altre relazioni fuori dal matrimonio e di avere con l’amante dei figli, i cosiddetti “bastardi” ai quali si riservavano le stesse cure e gli stessi benefici degli altri, soprattutto se maschi.  

Tuttavia, una volta convolate a nozze, le nobili non erano deboli, dato che avevano il potere di comandare un’intera schiera di persone e mantenere le redini del feudo: controllavano il capocuoco per i pasti quotidiani, cuochi, panettieri, cameriere, ordinavano le spezie orientali per tempo, ispezionavano le lavanderie, la preparazione di burro, formaggio, vino e salatura della carne. Infine, dedicavano molte ore alla tessitura, al ricamo e al cucito di capi di vestiario per l’intera famiglia, spesso molto numerosa.   

Nelle città comandavano servitori di ogni sorta, numerosi quanto nelle campagne, a seconda della ricchezza e delle attività della famiglia. Si occupavano della vendita di prodotti artigianali creati dalla famiglia insieme al marito: manici di balestre, tasche da sella, cinture di cuoio, speroni, saponi, pergamene, spezie importate dall’Oriente, lavori di tessitura e creazioni di filati di lana. Nel XIII secolo gli affari dei commercianti nelle gilde comportavano calcoli spesso complicati ed era necessario saper leggere, scrivere e far di conto. Nacquero così scuole per ragazze “borghesi” tenute da beghine o suore dei diversi ordini che desideravano rompere il monopolio ecclesiastico e maschilista della cultura.  

Invece nei luoghi di studio, o nei centri di istruzione superiore, le donne erano quasi del tutto assenti. Lo scarto tra il numero di uomini e donne che sapevano leggere e scrivere sono apprezzabili in base alle differenze di ceto. Tra i maschi l’istruzione era più alta, la scolarità più estesa, anche per gli uomini appartenenti ai ceti bassi; tra le donne, quelle di famiglia agiata avevano accesso all’istruzione, ma la loro formazione si svolgeva in casa o in famiglia.   

 

Uno dei primi movimenti che cambiò questa situazione e che mirò alla libertà e al raggiungimento della parità dei diritti dei generi fu quello delle Suffragette nell’800, le quali miravano a raggiungere il suffragio universale anche per le donne. Nonostante sia stata una battaglia davvero lunga, ancora non può dirsi conclusa. Il diritto di voto delle donne in Arabia Saudita, ad esempio, non è stato garantito fino al 2011, mentre la Nuova Zelanda fu la prima a promuovere il suffragio femminile. Quando nel 1945 l’Italia istituì il suffragio femminile, le donne votarono alle amministrative e nel 1946 avvenne il primo voto su scala nazionale.  

Oggi le donne sono presenti nella società, nel mondo dell’impresa, nelle università, nella magistratura e nella pubblica amministrazione, nel Governo e in Parlamento, svolgendo a volte lavori anche molto impegnativi, di un certo peso all’interno della società, o che fino a qualche tempo fa svolgevano solamente gli uomini, come ad esempio lavorare in politica, nelle forze militari o di polizia. Purtroppo, però, la situazione della donna non è così in tutto il mondo dal momento che, ad esempio, in Africa, viene sfruttata al massimo; infatti è lei a svolgere i ruoli più duri, come lavorare nei campi, portare sacchi di merce sulla testa per ore e ore di cammino, oppure riempire secchi d’acqua per la famiglia. Tutt’ora in tutto il mondo, come nel 1300, si parla di discriminazioni e di violenze sulla donna. 

Nel 2017 sono morte nel mondo ogni giorno 137 donne per mano del partner o di un familiare: circa 50.000 (58%), ossia circa 6 donne su dieci, su un totale di 87.000 uccise intenzionalmente, percentuale in crescita dell’11% rispetto alla rilevazione del 2012. A livello globale le vittime degli omicidi compiuti all’interno della famiglia sono per il 64% di sesso femminile. 

L’indagine ISTAT del 2014 ha rilevato che il 31,5% delle donne italiane tra i 16 e i 70 anni ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Un rapporto del 2018 relativo alle molestie sul luogo di lavoro ha messo in luce che, nel corso della loro vita, 1 milione e 100 mila donne (pari al 7,5% delle lavoratrici) ha subito ricatti sessuali per ottenere un lavoro, per mantenerlo o per ottenere progressioni nella carriera. Confrontando gli omicidi volontari di donne nel 2018 (133 omicidi), l’ISTAT ha collocato l’Italia fra i paesi europei con una più bassa percentuale, dietro solo a Grecia e Cipro; ai primi posti Lettonia e Lituania. I casi di violenza contro la donna in Europa sono terrificanti, se si considera già la percentuale dell’Italia che, nonostante sia al terzultimo posto, registra dei numeri elevati. 

Secondo il Rapporto EURES sul femminicidio in Italia, tra il 2000 e il 31 ottobre 2020 sono state uccise 3.344 donne, pari al 30% degli 11.133 omicidi volontari complessivamente censiti. Nel 2019 sono state uccise 99 donne, 85 in ambito familiare. Nei primi 10 mesi del 2020 le vittime registrate sono 91, con un leggero calo nella percentuale di donne straniere. Per quanto riguarda la distribuzione territoriale, viene rilevata una flessione del numero di femminicidi al centro-sud e un aumento al nord: in Lombardia e Piemonte si concentra il 36% dei casi nazionali.  

Inoltre, dalla rilevazione ISTAT sul numero delle chiamate al numero verde contro la violenza e lo stalking durante il periodo di lockdown, quando numerose famiglie sono state costrette a vivere per mesi sotto lo stesso tetto senza possibilità di allontanarsi da casa, la violenza tra le mura domestiche si è acuita ancora di più e la quantità delle chiamate al 1522 è più che raddoppiata rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+119,6%).  

Questi numeri fanno ragionare sulla gravità della diffusione del fenomeno. Anche se la donna ha lottato per anni per salvaguardare i propri diritti, ancora oggi, nel 2020, c’è chi non accetta la sua libertà, la sua autonomia e impone con la violenza, fisica o psicologica, la propria volontà, fino ad arrivare nei casi più gravi al femminicidio. 

Per cercare di ridurre questi numeri e avere un domani migliore, si dovrebbero attuare dei programmi di sensibilizzazione sul rispetto dell’altro, a prescindere dal genere, dalla nazionalità, a partire dai bambini che sono il nuovo futuro, e ribadire che l’uomo e la donna, seppur diversi fisicamente, sono due facce della stessa moneta e, come scriveva Shakespeare, che “La donna uscì dalla costola dell’uomo non dai piedi per essere calpestata, né dalla testa per essere superiore, ma dal lato per essere uguale, sotto il braccio per essere protetta e accanto al cuore per essere amata”. 

 

Giulia Tornambè 3G 

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