L’amore nel corso dei secoli analizzato attraverso alcuni poeti del passato. 

Gli esempi di Omero, Dante, Cavalcanti e Petrarca.  

 L’amore è ovviamente un’emozione universale, che nel corso dei secoli ha avuto diversi significati, che cambiano da persona a persona e vengono influenzati dal contesto in cui si cresce e si vive.    

Molti autori del passato hanno cercato di rappresentarlo creando delle storie, dei racconti o delle poesie che parlassero non solo dell’avventura, come per Omero, ma che descrivessero questo sentimento che, fin dall’antichità, ha avuto un ruolo importante nella vita dell’uomo. 

Omero attraverso l’Odissea narra la storia di Ulisse che, per ritornare a casa dalla sua famiglia, impiega dieci anni. In quest’opera si possono vedere diversi tipi di amore che caratterizzavano la sua epoca: quello per la patria (Itaca), quello verso la moglie (Penelope), quello verso il cane (Argo) ed infine quello verso suo figlio (Telemaco). Nonostante fosse un racconto incentrato sull’avventura di Ulisse, si dà spazio a questo sentimento, perché vuole dimostrare che la forza di un uomo non diminuisce anzi aumenta grazie all’amore infatti è da sempre considerata la forza e la debolezza di ogni uomo. Ulisse ha dimostrato diverse volte durante il suo viaggio che l’amore è un sentimento talmente grande e forte, che non ci si può opporre, tanto che rifiuta di stare con Circe perché vuole ritornare a Itaca dalla sua famiglia. Dall’altra parte abbiamo Penelope che, nonostante non abbia notizie di Ulisse da dieci anni, sa che lui un giorno ritornerà e continua ad avere fiducia in lui, nonostante tutto. Quindi Omero ci dice che l’amore alcune volte fa fare delle cose stupide e molte volte illude ma, quando si è con la persona che si ama, tutto è possibile. 

Dante nel 1300 circa parla dell’amore come un sentimento travolgente, come per Paolo e Francesca, che furono presi alla sprovvista. Racconta anche il suo amore per Beatrice che, nonostante fosse morta, continuava ad amare Dante e a proteggerlo. Si può vedere l’amore per la sua patria, Firenze, da cui viene esiliato nel 1302, ed infine l’amore verso la famiglia, che possiamo vedere con Cavalcante de’ Cavalcanti, padre di Guido Cavalcanti, che quando incontra Dante negli inferi chiede subito di suo figlio e Dante non rispondendo subito alla sua domanda, pensa che quindi sia morto e perde i sensi per il dolore.   

Oltre a quest’ opera, possiamo vedere anche altre poesie in cui Dante parla dell’amore, come “Donne ch’avete intelletto d’amore”, dove dice che l’amore può essere compreso a fondo solo delle donne e dai poeti colti, perché loro riescono ad andare oltre all’aspetto esteriore, quindi dando anche più valore a certi gesti o comportamenti. Sottolinea il fatto che l’uomo ha una certa “paura” nel guardare il volto di una donna, perché per quell’epoca voleva dire iniziare a frequentarsi per qualcosa di più serio. Questo perché l’unico rapporto che potevano avere un uomo e una donna era fidanzarsi o sposarsi e non era ammessa nessun tipo di amicizia tra due persone di sesso opposto.   

Guido Cavalcanti, contemporaneo a Dante, ateo dichiarato e poi esiliato aveva una concezione molto diversa rispetto ai suoi coetanei e ai suoi antenati riguardo all’amore. Infatti diceva che quest’ultimo si trova nella nostra testa vicino alla memoria, ma lontano dall’intelletto, perché quando sono innamorate molte persone iniziano a perdere la ragione e non usano più la loro parte razionale, quindi non sono in grado di prendere decisioni. Un esempio che viene spesso riportato da Cavalcanti è che, quando un uomo è innamorato e si accosta alla donna per cui prova questo sentimento, fa fatica a parlare e a fare una frase di senso compiuto.   

Petrarca descrive l’amore come un sentimento che, attraverso la passione, a volte può essere talmente forte e travolgente che in alcuni momenti può trasformarsi quasi in un’ossessione. Per lui l’amore per Laura non passa nel corso degli anni e quindi è un sentimento che dura in eterno; infatti vuole descrivere la sua amata com’è nella realtà perché, nonostante stia avanzando con l’età, il suo amore nei suoi confronti non è cambiato, anzi nel corso del tempo è aumentato sempre di più rendendolo sempre più legato a lei. Questo amore, però, può essere interpretato in due modi: il primo è che con Laura si intendano tutte le donne con cui ha avuto una relazione nel corso della sua vita, il secondo invece si riferisce all’ispirazione poetica.  

Infine Manzoni parla dell’amore dei protagonisti Renzo e Lucia che, nonostante tutti gli ostacoli, cercano di affrontarli insieme e di trovare una soluzione. Per cercare di risolverli sono anche disposti a dividersi per un periodo di tempo, perché sanno che l’amore vince sempre. In più ricevono anche un aiuto da parte della Provvidenza, che li aiuta per via del loro animo puro e gentile. Ed infine riescono a sposarsi e ad avere una conclusione come nelle favole. Ma Manzoni all’inizio non lo voleva inserire; infatti voleva rendere la storia piè realistica e non come una favola, perché non sempre nella realtà si ha un lieto fine. 

Oggi l’amore viene concepito in due modi completamente differenti. Il primo è che sia un sentimento bellissimo, che molte volte può far male e possa illudere perché, magari, si tenta di costruire qualcosa con una persona, ma le relazioni non funzionano semplicemente perché non è quella giusta o lo è, ma nel momento sbagliato. Il secondo modo con cui viene concepito l’amore, invece, è che possa solo distruggere e che, quindi, non valga la pena di sprecare la vita a cercare la persona giusta per poi soffrire e basta. Tuttavia, parrebbe meglio mantenersi nella via di mezzo fra il primo ed il secondo modo con cui viene concepito questo sentimento. L’amore non andrebbe mai cercato e bisognerebbe godersi la vita sempre e comunque nonostante non si abbia una persona al proprio fianco. 

Vanessa Contrafatto 3G

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