Oggi Dante che Politico sarebbe? 

“IL”: Esattamente “il”. 

E sperosi voglia perdonare la battuta, ma quale miglior occasione per farla se non in un “articolo” sul padre della nostra lingua? Ma prima che il sopracitato genitore inizi a lanciar maledizioni dalla cornice in cui si trova, è meglio innanzitutto chiarire perché siamo qui.  

Dante, Durante di Alighiero degli Alighieri, oggi che tipo di politico sarebbe?  

Come si posizionerebbe sullo scacchiere geopolitico? Con chi sceglierebbe di schierarsi – se scegliesse di schierarsi - in questa epoca di divisone? In che direzione spingerebbe l’“Italia”?  

Un concetto totalmente alieno, tra l’altro a lui e alla gran parte dei suoi contemporanei, perché molti attribuiscono in una maniera priva di ogni logica, a grandi poeti del passato come appunto Dante o Machiavelli, un ruolo improprio di “profeti dell’unità d’Italia”. Dire che Dante c’entrasse qualcosa col concetto di “Italia” è come dire che Shiva sia un esperto di religione e mitologia indiana e possa recitare il Bhagavad Gita a memoria solo perché abbia scelto questo pseudonimo.  

Se non possiamo attribuire al buon Durante questo volto da ipotetico patriota, possiamo però attribuirgli una capacità di leggere i tempi in cui si trovava immerso, pari o appena inferiore a quella di un gambero di fiume. Esiste siffatto crostaceo? Con infinita sorpresa di molti, sì, e porta il bizzarro nome di “austropotamobiuspallipes.  

In un’epoca che tende sempre di più verso la formazione dei primi stati nazionali, Dante millanta un Impero Universale sotto l’egida dei due soli, papa e imperatore. È come essere russi nel 2020 e sperare nel riaffermarsi dello zarismo… Ok, forse con Putin, che moltiplica gli anni del proprio mandato come Cristo farebbe coi pesci in un conservificio, non è il paragone più adeguato, ma il concetto è chiaro. Di Dante possiamo quindi dire che probabilmente, oggi come ieri, analizzerebbe la situazione, ci ragionerebbe con estrema cura e poi sceglierebbe l’opzione più irrealistica, più irrealizzabile, più idealistica e meno probabile per chiunque abbia una minima cognizione di come vada il mondo.  

Forse, nell’ambito della guerra economica tra USA e Cina, finirebbe per schierarsi con papa Francesco, che sarebbe un po’ come scegliere, tra il girare a destra o a sinistra, di schiantarsi di prepotenza contro un muro perché si pensa forse di prendere slancio e volare. Questa scelta sarebbe giustificata poi dal suo schieramento guelfo e dalla sua formazione religiosa medievale. È superfluo spiegare che l’autore di un’opera come la Commedia possa avere forse una concezione importante della religione, ma per completezza si possono anche citare i continui accostamenti tra Beatrice e una sorta di figura divina - sempre e comunque inferiore a Dio stesso, ovviamente - o la Dissertazione sull’autorità imperiale discendente dal papa o da Dio (De Monarchia), o ancora le sue riserve sull’amico Cavalcanti causate dal suo ateismo. 

Anche riguardo al francescanesimo, Dante sarebbe poeticamente accostabile al Cantico di Frate Sole, forse con qualche riserva sull’ultimo verso riguardante l’umiltà. Di tutto si può dire sull’Alighieri, infatti: che fosse un grande dotto e letterato, che avesse a cuore la sua Firenze, che le elefantiache dimensioni del suo naso siano entrate nella leggenda anche forse più di lui, ma di sicuro non possiamo elogiare la sua “umiltà”. Dante potrebbe apparire come uno snob, per certi versi, un elitario, uno che si augura la formazione di un governo di letterati e dotti con una nuova lingua che sia compendio di tutti i dialetti italiani amalgamati, per restare in tema di idee realistiche. Visti questi elementi, sarebbe anacronistico e, nel complesso, insensato attribuire a Dante schieramenti moderni come “di destra” o “di sinistra”, ma è indubbio che fosse un uomo polarizzato e polarizzante, non tanto con la fazione di appartenenza - era sì guelfo, ma il suo amore incondizionato per Bonifacio VIII è più che noto - ma con i suoi ideali. Di sicuro una caratteristica molto positiva possiamo attribuirgliela: in un clima politico desolante come quello italiano odierno, fatto di opportunismi, cambi di direzione repentini, trasformismi quadrupli carpiati, che hanno come unico scopo quello di spillare qualche consenso in più, Dante sarebbe rimasto fedele fino all’ultimo ai suoi ideali e, di certo, non si sarebbe venduto a qualche lobby o sarebbe scaduto a rinnegarlipur di racimolare qualche voto in più. Dopotutto, gli ultimi anni li passò in esilio senza più rivedere Firenze e non rinnegò mai le sue posizioni. Non si starà parlando di un Socrate disposto a morire perché ucciso dalla propria coerenza, ma va reso atto che, perfino dopo l’esilio e molti anni dopo ancora, ha continuato imperterrito a sputare veleno su Bonifacio nella Commedia – senza nemmeno che l’adorato pontefice fosse ancora spirato – e, soprattutto, ha continuato ad amare Beatrice fino all’ultimo giorno della propria vita.  

Di certo, descrivere nel dettaglio quale sarebbe l’operato politico di un tale personaggio è terribilmente complesso, perché non parliamo né di qualcuno disinteressato agli aspetti politici del suo tempo come Petrarca, né di qualcuno immerso in questo mondo dalla testa ai piedi come Machiavelli, bensì di un soggetto appassionato e assai coinvolto ma che, sostanzialmente, non fu capace di capire da che parte stesse andando il mondo perché innamorato perdutamente delle proprie idee.  

Ma cerchiamo ora di rapportare queste idee al giorno d’oggi: sarebbe possibile l’impero universale da lui immaginato, governato da una casta di studiosi? O meglio, più che possibile, sarebbe auspicabile?  

Risposta breve: no. 

Risposta lunga: sarebbe la morte della democrazia e della volontà popolare, per quanto sbagliata e perversa possa essere in alcune circostanze. Da questo punto di vista c’è una vicinanza con Platone e il suo governo dei filosofi, ma entrambi sembrano dimenticare che il collegamento tra persona colta e istruita e persona dotata di moralità e giustizia è tutt’altro che automatico, e in ogni caso, mettere troppi poteri nelle mani di una minoranza di individui è sempre un enorme rischio.  

Dante è, però, un grade fan della monarchia e sostiene che, se una molteplicità di elementi siano proiettati verso un fine comune, la cosa più giusta e logica sarebbe accomunarli e che uno di essi li regoli tutti, quasi come fosse sintesi e metonimia di tutte gli altri: il Monarca, appunto. Probabilmente il sovrano che Dante vorrebbe per il mondo del XXI secolo sarebbe proprio il Santo Padre, specie uno così legato ai valori usciti esplicitamente dalla bocca di Gesù senza i secoli e secoli di filtri – per essere generosi – della gerarchia ecclesiastica.  

Crede anche che il Monarca sia l’unico garante possibile della giustizia suprema, perché detentore del potere assoluto e quindi senza ostacoli nella somministrazione della stessa;e inoltre è privo di cupidigia, che per Aristotele è il principale nemico della giustizia.  

Storicamente, era poi certo che l’Impero Romano non si fosse imposto solo per la forza della sua armata, ma si convinse poi che, tramite un piano divino, Roma fosse penetrata in gran parte del Mondo perché portatrice del messaggio cristiano. Questo ricorda il concetto molto caro agli americani di esportare un po’ di democrazia, spesso sparandola da un mezzo corazzato o bombardando scuole e ospedali, forse per una sospetta affiliazione terroristica degli intonaci o, ancora, facendola piovere da un drone sulla testa di un generale iraniano e rischiando di scatenare una guerricciolanucleare. Parrebbe probabile che applicherebbe questa politica alla religione e si porrebbe come venditore porta a porta del cristianesimo nel mondo, ma di quelli che non se ne vanno finché non sono riusciti a vendere quella maledetta aspirapolvere, con le buone o con le cattive. 

Un utopista fino al midollo, ecco si può riassumere il Dante politico. Talmente affascinato da queste visioni da frapporle poi tra lui e la realtà. Come non citare la sua illusione di rientrare a Firenze con la discesa di Arrigo VII che, per qualche motivo, riteneva il monarca definitivo bravissimo, incredibile, dotato di grande forza decisionale e che, invece, morirà a Buonconvento, dopo essere stato tradito dallo stesso Clemente V che lo aveva chiamato in Italia per placare guelfi e ghibellini. Dante, ovviamente,potrebbe giustificare il tutto dicendo che, mannaggia, l’Italia non era ancora pronta per una tale alta personalità!  

Nello stesso modo, quando purtroppo venisse a mancare l’attuale papa prima di aver conquistato il mondo e la Chiesa forse ritornasse a sguazzare felicemente nell’arretratezza e nella chiusura, il Dante premier italiano potrebbe sostenere che l’umanità non era pronta per lui e che non fosse stato per la cupidigia degli uomini: il governo universale sarebbe riuscito a nascere, ma sicuramente! 

Francesco Grampa 3G 

 

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