Persi per una Selva.

Un topos della letteratura del ‘300. 

Quest’ultimo anno, pieno di ostacoli e difficoltà, ci ha mostrato come la vita non segua una legge precisa e possa essere paragonata ad un’onda piuttosto che ad una retta, laddove ad istanti positivi ne corrispondono altrettanti negativi. Si può quindi dire che ognuno di noi, quest’anno, si è trovato in una condizione psicologica di smarrimento e confusione, come se fossimo vincolati dall’ambiente circostante, non riuscendo ad uscire da questa situazione: ci siamo trovati in una selva. Si tratta di una concezione che non è per nulla moderna, in quanto poeti e autori hanno tramandato quest’immagine mediante metafore e similitudini fin dal 29 a.C. quando Virgilio descrisse la Selva vicino l’Averno nel sesto libro dell’Eneide. Questo topos letterario è facilmente identificabile nelle opere degli autori del Trecento.  

L’esempio più noto di “selva” è quella di cui narra Dante ne “La divina Commedia”. Descrive questo luogo utilizzando termini naturalistici (selvaggia, oscura, aspra), aiutandoci ad immedesimarci nella sua situazione di smarrimento interiore, però deve essere interpretata in modo simbolico, come il resto della sua opera. Il luogo, infatti, è allegoria del peccato in cui ogni uomo può perdersi nel suo cammino durante la vita. La “selva” assume un significato altamente spirituale, ma lo scopo dell’autore è di creare un ambiente facilmente riconoscibile per ognuno di noi, permettendoci di associare a questo luogo un proprio significato personale, in cui sono presenti le nostre difficoltà, creando così una selva individuale.  

Al suo interno è presente una serie di metafore, ognuna delle quali assume ulteriori significati. Le tre fiere che incontra Dante rappresentano i suoi peccati, che però possono essere interpretati come ostacoli, difetti, i quali sono superabili mediante l’intervento di qualcuno piuttosto che di qualcosa. Virgilio infatti rappresenta la ragione, la guida, ma anche in un certo senso l’autocritas, un personaggio che ti aiuta a crescere e a sviluppare le tue capacità (e lo si vede in maniera evidente tramite il bildung che caratterizza Dante personaggio).   

Quindi vengono inseriti elementi positivi in modo da rassicurare ognuno di noi che il periodo buio che stiamo affrontando è superabile. Altri elementi positivi sono il veltro, che rappresenta una sorta di deus ex machina, rassicurandoci che, anche nel caso mancasse una guida, ci sarà sempre la possibilità di qualcosa in grado di agevolare la nostra situazione. Un ultimo elemento simbolico, ripreso anche da poeti più recenti come Charles Baudelaire, è la rappresentazione di speranza mediante la luce. La paura di Dante infatti viene colmata mediante la vista dei raggi solari, i quali lo conducono ai piedi del colle. Baudelaire utilizza una metafora simile, nella sua poesia “Spleen”, in cui narra la situazione claustrofobica e quasi distruttiva psicologicamente, in cui si trova (appunto una sua “selva”): descrive i raggi della luna che illuminano la stanza, fornendogli, come a Dante, speranza.  

Lo smarrimento dell’uomo all’interno della selva ritorna, seppur con implicazioni diverse da quelle dantesche, nel Canzoniere di Petrarca: nel madrigale 54, uno dei quattro presenti all’interno della raccolta, il poeta, ammaliato dalla bellezza di una donna sconosciuta, si inoltra in una selva; all’improvviso una vox de caelo lo ammonisce , e gli fa decidere di ritornare sulla retta via. Questa selva rappresenta il suo fallimento nel distaccarsi dai beni materiali. In tutte le sue opere, specialmente nel trattato “De Otio Religioso”, spiega come, nel corso della vita, sia necessario sorpassare la dipendenza dai beni mondani, benché lui non sia in grado farlo, da una parte rendendolo ipocrita, dall’altra uomo.  

Si può quindi concludere che la Selva è questa vita: piena di ombre, di percorsi erronei, di cammini intricati e incerti, e abitata da fiere, cioè da difficoltà e pericoli molteplici e occulti. Quest’anno ci ha mostrato per eccellenza che noi siamo tutti all’interno di una selva, sia comunitaria, sia personale, dove svolgiamo lotte interne con altri e con noi stessi, cercando una speranza o un aiuto che ci permetta di uscire da questa situazione di confusione e smarrimento. Ognuno di noi affronterà la propria selva in modo diverso, ma, acquistando la conoscenza dei nostri errori, tutti riusciremo ad uscirne avendo appreso la capacità di affrontare gli ostacoli, tramite la quale diventano più agevoli gli incontri con le proprie selve successive.  

Sofia Wilson 3G 

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