Un Foglio Bianco.

Il suicidio: le sue cause e la sua realtà storica. 

Il suicidio è un gesto volontario che viene considerato l’atto di autolesionismo più estremo. Nella letteratura sono molti gli autori che trattano questo tema, ma Dante, in particolare, vi dedica un intero canto dell’Inferno. Considera le persone morte per suicidio come dei peccatori che vengono puniti per contrappasso e che sono rappresentate come piante secche e senza foglie poiché, essendo stati crudeli nei confronti del loro corpo in vita, sono destinate a non riaverlo mai piùvivendo come vegetali. In particolare Dante parla con Pier de la Vigna, ma non sembra colpevolizzarlo anche se possiamo dedurre che questi peccatori siano ritenuti vigliacchi dal poeta dato che non hanno affrontato i loro problemi, preferendo risolverli togliendosi il più grande dono di Dio, cioè la vita. Questo pensiero relativo al suicidio era molto comune nel Medioevopoiché il gesto veniva visto come un atto estremo molto spesso commesso da persone ritenute pazze 

 

Al contrario, nell’antichità, in particolare nel Giappone Antico, si verificò un particolare tipo di suicidio rituale, chiamato seppuku  o harakiriche era un privilegio esclusivo della casta dei samurai. Era un’ottima soluzione, per espiare una colpa o per sfuggire ad una morte per mano dei nemici, considerata disonorevole. Inoltre, poteva essere stabilito da un tribunale come pena di morte per il samuraiperché non comportava disonoreIl samurai doveva eseguire un taglio orizzontale e uno verticalecome se incidesse il numero dieci giapponese (); veniva poi decapitato per limitare la sofferenza. Il taglio veniva eseguito nel basso ventre, poiché si pensava che vi risiedesse l’animumana e che aprendolil suicida liberasse il suo spiritoNel termineharakiri,hara significa sia “spirito” che “coraggio”: il  gesto era quindi ritenuto un atto onorevole perché chi lo eseguiva dimostrava il suo coraggio e questo era certamente un pensiero opposto rispetto a quello di Dante. 

 

Un esempio di cronaca recente e molto famoso è stato il suicidio rituale di Yukio Mishima, uno scrittore noto in tutto il mondo. Da sempre ossessionato dall’idea della morte, sia a livello personale sia artistico, decise di onorare il suo ideale politico patriottico e tradizionalista, applicando la pratica rituale del seppuku il 25 novembre 1970. 

 

Il jigai è l’equivalente femminile del seppukuavviene però tramite con un taglio alla carotide e alla giugulare. A differenza del rituale maschile, si può compiere senza assistenza e per questo motivo nei cadaveri si nota il volto sfiguratdal dolore. Inoltre il rito prevedeva che le ginocchiafossero legate insieme, per far trovare il corpo in una posa dignitosa. Dato che l’atto era spesso praticato per preservare l’onore evitando uno stuproda parte del nemico, le bambine imparavano questo rituale fin da piccole e anche ai maschi, non ancora ufficialmente adultiera permesso di uccidersi con questa pratica. 

 

Oggi la società attribuisce altre caratteristiche al suicidadato che lo identifica come una vittima portata a compiere un gesto estremo da cause molteplici, come l’età, il subconsciola solitudine, l’isolamento sociale.  Questo fenomeno è sempre più ricorrente nelladolescenza ed è la seconda causa di morte in quest’età. Le motivazioni per un suicidio nell’epoca Modena sono sicuramente molto differenti rispetto a quelle del 1300 e possono variare in base al soggetto, ma adesso come in passato sono tutte accomunate da alcune caratteristiche. Quando un giovane arriva a pensare di mettere in atto l’idea del suicidio, sta sperimentando un dolore mentale insopportabile che nogli consente più di trovare altre valide alternative alla morte. Il pensiero che emerge nelle menti appare semplice e direttomettendo fine alla propria vita, pensano che il dolore si risolva immediatamente e completamente.   

 

Tra le principali ragioni attuali ritroviamo il senso di solitudine e di isolamento sociale, infatti proprio durante questperiodi di quarantena il numero di suicidi è in aumento. Costrette a rimanere in casa, le persone non hanno contatti sociali al di fuori della propria famiglia ed hanno molto più tempo a disposizione per riflettere sui propri problemi, che vengono intensificati a tal punto da diventare dei macigni troppo pesanti che distruggono il loro pensiero razionale e li portano a compiere azioni folli. 

 

Un esempio molto conosciuto è quello di Robin Williams, morto suicida nel 2014. L’attore e comico statunitense raggiunse la popolarità negli anni Settanta e recitò negli anni successivi in film apprezzati ancora oggi come L’attimo fuggente, Al di là dei sogni, Capitan UnicinoJumanji, o Una notte al museo. Scelse di morire poco tempo dopo che gli era stata diagnosticata una grave malattia neurodegenerativa. In questo caso il suicida preferì togliersi la vita piuttosto che vivere gli ultima anni soffrendo. 

 

Dobbiamo immaginare una persona come un foglio bianco e ciascuno, con parole cattive, vi scrive sopra oppure con azioni negative lo stropiccia. Questo foglio rispecchia l’anima ferita di quella persona che, perciòsarà diversa per ciascuno a seconda del suo passato: potrà essere più o meno stropicciato, più o meno scritto ma, quando in questo foglio non ci sarà più spazio per le cattiverie, cosa succederàL’anima non si può cambiarepoiché l’inchiostro è indelebile ed il foglio non sarà mai più liscio perché le pieghe rimarranno per sempre, come delle cicatrici. Questo può essere immaginato come il limite umano oltre il quale nessuno può sopravvivere. I suicidi sono quelle persone che a causa di altri o causa di loro stessi, hanno raggiunto questo limite.  

 

In molti casi hanno imparato a fingere che tutto fosse perfetto, anche se in realtà stavano affondando in un oceano, in silenzio, mentre  tutti pensavano stessero ancora a galla. Noi siamo il prodotto degli errori che facciamo delle sconfitte in cui capiteremo, ma questo dolore ci deve servire, anche se ci provoca un intenso malesserediventare delle persone felici soprattutto per noi stessi. Non per questo dobbiamo aspettare che l’inchiostro riempia il nostro foglio, ma dobbiamo, al contrarioreagire. Quando la vita ci butta a terra, dobbiamo rialzarci sempre, per essere noi i nostri stessi salvatori.  

 

Beatrice Magugliani 3G

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