Vivere in una Firenze spaccata in due.

O Tosco che per la città del focovivo ten vai così parlando onesto, piacciati di restare in questo loco” così Farinata degli Uberti interruppe il viaggio di Dante nel decimo canto dell’Inferno. 

In questo canto il poeta espone con l’aiuto della figura di Farinata il divario politico tra guelfi e ghibellini che caratterizzò il ‘300 toscano. 

Guelfi e ghibellini erano due fazioni politiche che sostenevano rispettivamente papato e impero, questa separazione si diffuse nei comuni italiani ma si radicò in Toscana, ma soprattutto a Firenze. 

Farinata degli Uberti eruno dei capi ghibellini che parteciparono alla battaglia di Montaperti nel 1260, sconfitti i guelfi fiorentini, però, si impose per non far distruggere la città da lui tanto amata. 

Dante, al sentirne la voce, si impaurì, ma Virgilio lo rassicurò dicendo che si trattava di Farinata. 

Dante, in questo passosottolinea il contrasto politico tra guelfi e ghibellini, affrontando colui che era stato un importante politico e un grande nemico che, però, non fece in tempo a conoscere. 

 Farinata chiese immediatamente chi fosse Dantealludendo alla sua famiglia di  appartenenza. 

Nel medioevo, infatti, tra nobili, chiamati anche uomini gentili perché avevano alle spalle una gens, era usanza chiedere alle persone che non si conoscevano la loro stirpe; questa usanza evidenziava la divisione della società tra gli aristocratici e le persone “comuni”. 

Alcune famiglie nobili, però, non erano antichema erano comunque importanti, poiché le  generazioni precedenti si erano arricchite con il commercio e il prestito dopo l’anno Mille: gli Uberti, ad esempio, erano presenti a Firenze solo due secoli e non discendevano da Catilina come diceva la leggenda. 

Dante racconta quindi dei propri antenati a Farinata, che assume un’espressione corrucciata, informandolo che li conosceva in quanto furono suoi nemici e marcando il fatto di averli cacciati per due volte da Firenze. 

Nella Divina Commedia vi sono numerosi discorsi diretti, ma in questo passo non sono stati usati, per impedire al lettore di venire a conoscenza di chi fossero stati millantati antenati. 

I suoi aviperò, oggi sono conosciuti: avevano accumulato un discreto patrimonio con prestiti e scambi ma, è poco probabile che Farinata li conoscesse e si ricordasse di loro. 

“Per due fiate li dispersi”disse l’esponente della casa degli Uberti: per due volte i ghibellini, infatti, cacciarono i guelfi dalla cittàil poeta replicò infastidito dicendo che per due volte, però, ritornarono e che i ghibellini “non appresero ben quell’arte” visto che non salirono mai più al potere. 

Nel periodo dei Comuni erano frequenti le elezioni per i consigli e commissioni, ma l’idea di avere un opposizione all’interno delle mura e che avesse diritto di parola non era contemplata, infatti quando un partito saliva al potere, gli oppositori venivano cacciati in esilio e alcuni venivano addirittura uccisi perché considerati nemici pubblici. 

A Firenze già precedentemente erano presenti il partito della chiesa e il partito dell’imperoma l’utilizzo dei termini guelfo e ghibellino nacque poco prima della nascita di Dante, però, il motivo per cui si radicalizzarono così tanto nella città non è noto. 

L’origine di questi due nomi che dividevano la penisola in altrettanti blocchi, è descritto da un anonimo romano, che scrisse di due cani che incominciarono a lottare nella piazza principale di Firenze, richiamando tutt’intorno alcune persone che iniziarono  a scommettere su di loro: i cani si chiamavano guelfo e ghibellino, per sottolineare l’ignoranza rispetto alla provenienza di queste due parole. 

Le origini dei nomi sono riconducibili a due famiglie tedesche che dopo la morte dell’imperatore Enrico V  si contenere la corone; i Welfen, da cui deriva guelfi, e gli Hohenstaufen che risiedevano nel castello di Waiblingen, da cui deriva ghibellini. 

Quando i ghibellini salirono al potere, Farinata, cacciò i guelfi, la prima volta al tempo di Federico II, in quell’occasione i ghibellini prevalsero a Firenze grazie, infatti, al sostegno dell’imperatore. 

All’epoca, secondo alcuni documenti, il nonno di Dante si trovava a Prato e non a Firenze; dunque è probabile che furono cacciati. 

Dopo la morte dell’imperatorein Italia i guelfi si rialzarono e ripresero il potere a Firenze grazie anche all’aiuto dei mercanti e degli imprenditori che rivendicavano il loro potere, insieme formarono il primo popolo che era simpatizzante guelfo. 

Probabilmentequindi, gli antenati di Dante rientrarono in città, ma nel 1260 nella battaglia di Montaperti i ghibellini senesi sconfissero i guelfi e ripresero il potere per sei anni. 

Negli anni successivi si hanno testimonianze di un cugino del poeta a Bologna; quindi Farinata avrebbe ragione nel dire di averli cacciati due volte ma la casa del padre di Dante, che confinava con quella del parente, non aveva subito alcun danno, contrariamente a quella accanto. 

Perciò la famigli doveva trovarsi in città. 

Inoltre il poeta si vanta di essere nato e cresciuto a Firenze, ma essendo nato nel 1265, quindi sotto l’egemonia ghibellina, la sua famiglia si sarebbe dovuta trovare in cittàquesto non presuppone che fossero ghibellini, ma che sicuramente non erano tra le famiglie guelfe più importanti e che Farinata li conoscesse e li avesse cacciati è impossibile. 

Nel 1266, quando Carlo d’Angiò scese in Italia sconfiggendo nella battaglia di Benevento e uccidendo re Manfredi, i guelfi trionfarono di nuovo e rimasero al potere. 

Dante non visse, in prima persona i contrasti diretti tra le due fazioni ma ne visse le dirette conseguenze e i segni che avevano lasciato nella città chequindi, gli permisero di inserire il personaggio di Farinata nella Divina Commedia. 

Con questa scelta evidenzia anche il fatto che, seppur non ci fossero più scontri diretti trguelfi e ghibellini, nella mentalità della società la divisione politica era rimasta impressa e che si aveva sempre la paura di un ritorno dei sostenitori dell’imperatore. 

Ma l’assenza di un opposizione portò ad un’altra divisione, quella tra quelli bianchi e neri che avrebbe portato successivamente all’esilio di Dante. 

 

Galli Giovanni 3G 

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