L’arte di Fare L’Amore.

L’avvento delle nuove tecnologie senz’altro ha prodotto molte facilitazioni nell’accedere a qualsiasi tipo di contenuto. L’ambito erotico è certamente quello più discusso e criticato negli ultimi anni.Innanzitutto bisogna riscontrare e prevenire le pericolosità e i traumi che questo contesto può causare sui bambini piccoli, i quali, incuranti ingenuamente dei rischi, “maneggiano” in Internet vari contenuti, talvolta inadatti alla propria età.

Per quanto concerne l’adolescenza, imparare la sessualità tramite i mezzi tecnologici, ormai a disposizione di ciascuno, può dare una visione distorta sul tema, specialmente perché, in quel periodo della nostra vita, la stessa scuola affronta la tematica; nel ragazzo, quindi, questo doppio influsso di informazioni può generare confusione.

Alcuni adulti, invece, solitamente accedono a contenuti erotici per soddisfare dei bisogni personali, non colmati totalmente nella vita reale.

La distinzione necessaria è tra i contenuti multimediali, quindi video che rappresentano vari atti, e i contenuti scritti, come per esempio degli articoli o libri che parlano dell’argomento. Quest’ultimo caso, in realtà, può anche servire alla persona per imparare. Ovviamente è sempre consigliato apprendere da fonti sicure, meglio se mediche o di esperti, che possono mettere in allarme sui rischi che l’atto sessuale implica, come per esempio le malattie gravi trasmissibili senza l’utilizzo di precauzioni, in particolare HIV e AIDS.

Per quanto riguarda, invece, i contenuti multimediali, ci sono da distinguere quelli prodotti da siti pornografici e quelli fatti girare illegalmente in alcuni canali, come “Telegram”, ovvero video o foto private di ragazze, minorenni, e non solo. In quest’ultimo periodo, infatti, si è aperta un’inchiesta giornalistica, partita grazie al programma “Le Iene”, che ha allarmato le persone su quanto accadeva e tutt’oggi accade. Questo parrebbe da condannare, perché, oltre al rischio di far crescere dei ragazzi con un’idea dell’erotismo errata, in cui prevale la possessività, il dominio dell’uomo sulla donna, rovina la vita a tante persone che, o nella loro ingenuità, o a causa di attacchi hacker, si sentono private della loro intimità, divenuta ormai pubblica.

La sessualità va insegnata ai bambini sin dall’inizio delle Scuole Medie, quando bisognerebbe iniziare a far prendere confidenza con il proprio corpo, non lasciando questo ambito come un taboo, perché, così facendo, si portano i ragazzi a cercare informazioni ed a scoprire l’argomento da siti non prettamente idonei e qualificati. Però, oggi come un secolo fa, parlare di questo argomento in pubblico può far sentire a disagio e può causare un turbamento, dovuto alla paura di essere giudicati, o visti come persone assiderate dal sesso, non identificabili come noi stessi ci riconosciamo, poiché non è il contenuto di un discorso che “etichetta” un essere umano.

Il problema di questa generazione in cui viviamo e di cui, nostro malgrado, facciamo parte, è di non possedere più alcuni valori, quali l’amore e l’affetto, che dovrebbero essere radicati in noi fin da piccoli. Ci si sofferma di più su come svolgere l’atto sessuale che sull’amare l’altra persona, ed ecco perché sentiamo di donne che vengono abusate o stuprate dai presunti compagni; questo non può essere amore o, almeno, non l’amore come valore di cui sentirsi portatori.

La moralità viene compromessa in primis dall’impostazione del nostro sistema, che spesso insegna ai bambini l’amicizia, il rispetto, ma non l’amore, o comunque non abbastanza. Così si spiega perché molti ragazzini hanno paura a dire ai genitori di avere un fidanzato, oppure, davanti alla richiesta se siano o meno innamorati, reagiscono quasi istintivamente facendo smorfie di disprezzo. Questi episodi hanno soltanto fatto evolvere una moralità che la stessa società indirizza su una strada sbagliata.

Sembra auspicabile che si parlasse meno di sessualità ed erotismo, componenti comunque intrinseche all’ambito amoroso, ma si dicesse di più “fare l’amore”, con tutte le sfumature che l’espressione comprende, ma delle quali oramai non riusciamo più a coglierne il pieno significato.

 

Alessandro Pastorella 4B

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