Tempus (non) fugit.

Almeno l’annuncio è stato dato;

speriamo che tra cinque minuti

arrivi, ci prepariamo, una voce

ripete puntualmente che le porte

non possono essere aperte durante

tutto il tanto atteso tragitto.

 

Però non ci avevamo mai pensato;

in effetti, la voce ora risuona

più chiaramente. Ci allontaniamo

di nove metri dalla linea gialla:

non sia mai che veniamorisucchiati.

 

Caterve di nomi indicibili

si susseguono a “suburbano” che mai

nessuno capisce, e sbiascica poi

altre parole con accenti sparsi.

 

Passa un minuto, due, tre, tredici

trentatré, sei per otto quarantotto.

Ci avviciniamo alla linea

Vuoto totale.

 

Stando al passo coi tempi, arriva

l’inglese, per fare i bilinguisti

si prova a indovinare qualcosa…

i numeri! Almeno quelli capiti.

 

Poi l’atteso annuncio di un ritardo

che nessuno aveva effettivamente

notato, ovviamente scusandosi

per il disagio, essendo solo uno,

ma ancora vige il vuoto totale.

 

Nell’anno lunare seguente qualcosa

arriva; ma con le porte talmente

arrugginite, che non si aprono

nemmeno dall’interno; così nessuno

entra e nessuno esce, il treno riparte.

Vuoto totale.

 

 

Althea Colombo 4B

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