Traguardo irraggiungibile. 

E quel temuto giorno è arrivato, 

spero sempre vada diversamente,  

ed ogni volta rimango fregata. 

Devo recarmi in posta! So già cosa 

mi attende, un barlume di speranza 

in me risplende, però in un battito 

di ciglia si perde, quando intravedo 

in lontananza la fila all’entrata. 

Rimango lì ad aspettare, bloccata. 

Qualcosa mi sveglia, il mio turno 

è arrivato, manca poco alla fine 

della mia attesa, così pensavo, 

e invece era solo l’inizio della 

sofferenza! Ma lei mi compare 

davanti, pelle come di un’iguana, 

con occhiali spessi tre centimetri, 

rossetto che marca il codice a barre. 

Già immagino quello che mi attende 

Ma mi faccio coraggio e le domando: 

“Buondì, devo pagare il bollettino.” 

“Cosa le serve? Un grosso tacchino? 

Ha sbagliato, la macelleria è là 

in fondo alla strada.” O Signore, 

dove sono finita. “Un bollettino” 

le urlo infastidita. Sembra aver capito, 

mi rassereno, ma improvvisamente, 

mentre digita i tasti del computer, 

sentiamo un rumore assordante. 

Allora chiama in soccorso un collega,  

sono sollevata, magari farò 

più in fretta. Lo vedo arrivare a passo 

lento, con un bastone curvo in mano. 

Iniziano a discutere, ma senza 

ascoltarsi, come un accavallarsi 

di trame. La mia richiesta sembra 

irrealizzabile. Vanno avanti, 

li fisso e immagino me alla fine 

della mia carriera. Sarò ancora 

più matura dei due litiganti. 

Povera me! Mi addormenterò tardi 

sul letto del mio lavoro. Sono 

sconfortata amareggiata annoiata.  

Silenzio, torno alla vera realtà, 

mi danno un foglio, e mi salutano: 

“Arrivederci e scusi per l’attesa”. 

Esco dal museo, non sembra vero, 

soddisfatta guardo il bollettino, 

sbarro gli occhi, hanno sbagliato i dati. 

Elisa Lomazzi 4B 

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