A 3 mesi dalla notte fonda: parte I

Supporters of US President Donald Trump protest inside the US Capitol on January 6, 2021, in Washington, DC. - Photo by ROBERTO SCHMIDT / AFP

A 3 mesi dall’attacco al Campidoglio, che provocò 5 morti, tra cui l’agente Brian Sicknick, abbiamo risposte per molti degli iniziali interrogativi, ma si attendono ancora misure effettive per impedire il ripetersi degli eventi del 6 gennaio. 

Il Campidoglio è considerato alla stregua di un tempio della democrazia da americani e non: da lì è stata e continua ad essere guidata la più grande superpotenza democratica, lì parlarono alcuni tra i personaggi storici più stimati dell’ultimo secolo, lì si esplica la magnificenza della democrazia americana. Anche chi è giustamente più critico rispetto alle scelte degli USA si lascerà affascinare dall’imponente edificio neoclassico, sia a livello architettonico, sia politico, poiché i valori liberal-democratici di cui sembra portatore ispirano buona parte del mondo occidentale. È quindi stato uno shock per molti leggere dell’assedio al Campidoglio, preso e saccheggiato da una folla di fanatici di estrema destra. Capire cosa sia successo quel giorno è fondamentale per prevenire il reiterarsi di simili attacchi, tanto in America quanto nel resto del mondo. 

  

Sebbene per noi cittadini europei l’assalto fosse inimmaginabile, il pubblico americano aveva già assistito a diversi segnali premonitori. Fin dall’inizio della pandemia da Covid-19, alcuni gruppi all’interno del movimento conservatore americano avevano iniziato a mostrare un odio più profondo per le istituzioni governative, anche a causa alle misure di lockdown che i vari Stati avevano dovuto applicare per frenare il contagio. A seguito delle proteste di Black Lives Matter in estate, alcuni membri di questi gruppi si erano avvicinati nuovamente alle forze dell’ordine, con movimenti come Blue Lives Matter; altri invece covavano risentimento nei loro confronti, poiché non avevano reagito tanto aggressivamente quanto desideravano alla minaccia posta dalle dimostrazioni. Questo sentimento di simpatia non durò, però, a lungo: l’elezione del 3 novembre premiò il candidato democratico Joseph Robinette Biden Jr., alle spese del Presidente uscente Donald John Trump, che aveva pagato il malgoverno durante la pandemia. Trump, tuttavia, non si rassegnò alla sconfitta ed iniziò a denunciare casi di frode elettorale, basati su supposte “prove”, confutate una dopo l’altra da fact-checkers indipendenti e, infine, delegittimate dal giudizio dei tribunali. Nonostante fosse ormai chiaro chi avrebbe occupato l’Ufficio Ovale dal 2021 in poi, Trump continuò coi suoi attacchi, affermando che il Partito Democratico stesse rubando l’elezione con l’aiuto del celeberrimo Deep State (già alla base di alcune teorie complottistiche, come QAnon) 

Nei suoi sostenitori si scatenò un risentimento profondo nei confronti delle forze dell’ordine e del governo, non più in grado, a parer loro, di ascoltare il popolo. Già nei giorni precedenti l’assalto, la violenza di stampo politico era aumentata considerevolmente, tanto nei media conservatori, quanto nei loro supporter: si pensi che il 21 dicembre 2020 dei manifestanti, in gran parte membri del gruppo Patriot Prayer, avevano attaccato e fatto breccia nel Parlamento dell’Oregon, senza però provocare troppi danni. Ad aprire loro la porta era stato il parlamentare Mike Nearman, nel tentativo di ottenere il sostegno della corrente trumpiana del partito. Poco si sapeva allora che il remake di questo film sarebbe stato più drammatico del previsto.  

  

La tensione politica raggiunse l’apice al rally “Save America”, organizzato il 6 gennaio 2021 in contemporanea con la conta dei voti del collegio elettorale. Diversi oratori usarono un linguaggio ritenuto violento, al fine d’incitare la folla a combattere contro la supposta frode elettorale portata avanti dal Congresso. Mo Brooks, membro della Camera dei Rappresentanti, aveva invitato i “patrioti” a “buttare giù i loro nomi e prenderli a calci”. Rudy Giuliani, avvocato di Trump e sindaco di New York City durante gli attacchi dell’11 settembre, aveva chiesto un duello di Dio per decidere l’elezione. Lo stesso Trump aveva incitato i suoi a combattere come dannati, pena la perdita della nazione. Molti cartelli recitavano scritte come “Tagliate loro la testa”, seguite dall’onnipresente “Fermate il furto”. Alcuni manifestanti eressero dei veri e propri patiboli completi di cappio, richiamando le scene del libro The Turner Diaries, tanto caro ai suprematisti bianchi. 

Alle 10:58 un contingente di Proud Boys, uno dei principali gruppi suprematisti, si diresse verso il Campidoglio, iniziando a organizzarne lassalto. Erano dotati di dispositivi di comunicazione simili a walkie-talkie, probabilmente usati per dirigere le operazioni di attacco. Tra i loro leader figuravano Joe Biggs, Ethan NordeanMicheal Porter e Robert Gieswein. Alle 12:30 una folla di 300 persone si radunò a est del Campidoglio. Il senatore Josh Huxley la salutò ed espresse la sua solidarietà col pugno alzato. Iniziarono allora le consultazioni tra i Proud Boys e alcuni membri degli altri gruppi presenti, tra cui MAGA (politicamente legata a Trump), la setta di QAnon, i cristiani dominionisti e i neonazisti. Joe Biggs si confrontò con uno dei membri del MAGA.  

Intorno alle 12:50, fu il primo ad attaccare le barriere della polizia. Alle 12:53 le transenne vennero sfondate: era iniziato l’assalto. Le forze della Capitol Police, dispiegata in numeri risibili, furono sconfitte o si ritirarono, nel tentativo di costruire una linea difensiva sul fronte ovest, dove l’attacco era più minaccioso e l’accesso all’edificio più facile.  

Alle 13:09 fu comunicata ai comandi la rivolta sul National Mall. Alle 13:11 arrivò l’ispettore Glover, specializzato nella gestione delle folle in sommossa. Alle 13:16 comunicò che vi erano diversi feriti tra i suoi uomini, dovuti a risse con i manifestanti e all’utilizzo di spray al peperoncino e anti-orso. Tra i feriti c’era anche l’agente Brian Sicknick, che sarebbe morto più tardi, in seguito alle complicazioni dovute all’attacco con spray anti-orso. L’ispettore avrebbe continuato a chiedere rinforzi per tutta la durata dello scontro, ma non arrivarono in tempo.  

Intanto, finito il discorso di Trump, altri manifestanti iniziavano a presentarsi sul posto e la situazione ad avvicinarsi pericolosamente al punto critico. Alle 13:44 la folla cominciò la manovra di accerchiamento, attaccando le scale laterali, cedute le quali, le forze di polizia sarebbero state circondate e non avrebbero avuto altra opzione se non la ritirata. I fanatici penetrarono le difese in quei punti abbastanza facilmente.  

La folla aveva quindi due opzioni: attaccare da dietro le forze dell’ordine, oppure cercare di creare una breccia per entrare nell’edificio. Scelta la seconda opzione, procedettero ad attaccare quanti si ponevano sul loro cammino. Dopo una breve resistenza da parte delle forze di polizia posizionate alle entrate del Campidoglio, intorno alle 14:13, Dominic Pezzola, dei Proud Boys, fece uso di uno scudo antisommossa per rompere una finestra ed accedere all’edifico. La folla iniziò a entrare in massa nel Campidoglio, aprendo varie brecce attraverso porte e finestre. Mike Pence, minacciato con l’impiccagione dai sostenitori di Trump, fu evacuato. Un coraggioso agente di polizia, Eugene Goodman, sviò con successo i primi assalitori dalle Camere, ancora in sessione, salvando così i parlamentari dall’attacco dei manifestanti.  

Alle 14:15 la seduta del Senato per la conferma dei voti espressi dal Collegio Elettorale fu sospesa e Nancy Pelosi evacuata. Alle 14:30 fu sospesa la seduta della Camera dei Rappresentanti. I parlamentari furono allora invitati a indossare le maschere antigas e a togliere le spille con la bandiera americana dalle loro giacche. Alle 14:41 Ashli Babbit cercò di scavalcare una porta bloccata dalle forze dell’ordine, che conduceva alla Camera dei Rappresentanti. Un membro della Capitol Police aprì il fuoco e uccise la donna, provocando la prima delle due morti violente dell’attacco. Pochi minuti dopo, la folla prese il controllo dell’edificio e le forze dell’ordine vennero attaccate da tutti i lati. Nello scontro furono feriti 138 tra agenti della Capitol e Metropolitan Police.  

Trump attese in silenzio, mentre tutto il mondo politico, assicuratosi dell’evacuazione dei parlamentari, condannava con forza l’accaduto e invitava il Presidente a compiere il suo dovere e fermare il saccheggio del Campidoglio. Cedendo alle pressioni, quindi, pubblicò infine un video alle 16:17, in cui chiedeva alla folla di ritirarsi pacificamente, senza però negare la sua “vittoria” né la “giustizia” delle rimostranze dei suoi sostenitori. Iniziò così la ritirata dei manifestanti.  

Alle 18:00, riconquistato il Campidoglio, si impose il coprifuoco a Washington D.C. Il bilancio della giornata sarebbe stato di 4 vittime tra i protestanti e un poliziotto, cui si sarebbero aggiunti 2 suicidi expost facto legati direttamente agli eventi. Il Presidente, a differenza del resto del mondo politico, non avrebbe offerto le condoglianze a nessuna delle famiglie coinvolte. 

  

Le conseguenze di questo evento su Washington furono evidenti: Trump fu costretto ad accettare, seppur fittiziamente, i risultati dell’elezione e a cedere il potere a Biden il giorno dell’inaugurazione. Accusato di incitazione alla sedizione, il 13 gennaio la Camera dei Rappresentanti diede inizio all’impeachment. In Senato i Democratici non riuscirono a vincere la causa, ottenendo solo 57 voti a fronte di 67 necessari per ottenere una condanna. Molte figure del Partito Repubblicano, pur ripudiando Trump e il suo operato, votarono contro l’impeachment, ritenendo che fosse incostituzionale mettere sotto accusa un ex presidente, ormai privato cittadino, di fronte al Congresso. Altri decisero di anteporre la pacifica riunificazione della nazione al processo, sperando di risanare almeno in parte la ferita creatasi. Altri ancora sostennero l’innocenza di Trump affermando che, seppur stesse parlando a una folla capace di comportamenti violenti, non aveva la volontà di provocare disordini e, quindi, il suo discorso non poteva essere qualificato come incitazione. Tuttavia, molti fecero notare che i gruppi presenti erano notoriamente predisposti ad atti violenti, come indicato dai precedenti, e che Trump stesso ne era a conoscenza. Sapeva che effetto avrebbero potuto avere le parole sue e degli altri oratori, e non si era certo trattenuto.  

Archiviato infine l’impeachment, le agenzie federali iniziarono a rintracciare e arrestare le persone coinvolte, accusandole principalmente di ostruzione all’attività del Congresso e accesso ad area riservata. Tra gli imputati vi sono anche i sospettati dell’omicidio di SicknickJulian E. Kather e George P. Tanios. I casi aperti sono ancora molti, come anche le questioni da dirimere riguardo le responsabilità per l’accaduto. 

  

A prescindere dal risultato dei processi, l’assalto al Campidoglio rimarrà a lungo nella memoria collettiva. Dopo più di 200 anni, il Campidoglio era stato invaso. Per la prima volta dalla fondazione nel 1861, la bandiera della Confederazione Americana aveva potuto sventolare nelle sale dell’Unione. Per la prima volta gli statunitensi stessi avevano posto una seria minaccia fisica alla loro democrazia.  

Quali saranno gli impatti a lungo termine di questo evento?  

 

(Un tentativo di risposta nella seconda parte dell’articolo)

Mathias Caccia 4C

 

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