La questione dei voti: misura o obiettivo?

Se si pensa alla vita scolastica, una delle prime immagini ad affiorare alla mente è il voto, fonte di soddisfazione per alcuni, obiettivo esasperato per altri, motivo di ansia per i restanti. Il sistema di valutazione della scuola italiana, probabilmente, non appare sempre ottimale, ma per alcuni studenti si rivela in grado di esprimere un giudizio onesto sullo studio e sulle capacità di ciascuno di loro.  

 

La storia. 

La scuola italiana ha fin dagli inizi utilizzato l’attribuzione di voti a tutti gli studenti come valutazioni inerenti alle mattinate ed ai pomeriggi, che comprendevano il comportamento e l’apprendimento, ma anche le attività domestiche. Il numero risultava una discriminante per gli alunni, specialmente quando la scuola dell’obbligo non era come al giorno d’oggi, poiché il voto andava a misurare la “adeguatezza del singolo al sistema”. Perciò, in quanto espressione di un sistema di misura, mirava alla ricerca della piena, supposta oggettività, senza quindi guardare alle caratteristiche specifiche di ogni alunno. A denunciare questa inadeguatezza fu Don Lorenzo Milani, nella sua Lettera a una professoressa, dove sentenziava: “Non c’è ingiustizia più grande che fare parti uguali tra disuguali. I figli dei benestanti eranoinfatti, più avvantaggiati rispetto ai figli dei contadini o delle classi sociali meno abbienti, poiché erano abituati ad una certo medio grado di cultura sia dai primi anni dell’infanzia, mentre i secondi non avevano altre prospettive se non l’ingresso nel mondo lavorativo appena concluse le Scuole Elementari. Dunque, il voto risultava già la prima discriminante e la prima selezione che la scuola effettuava nei confronti degli stessi studenti-cittadini.  

 

Oggi: l’Italia  e il voto. 

Il Miur definisce il voto come l’espressione della valutazione che l’insegnante fa del proprio alunno. Come ben sappiamo, l’attuale sistema scolastico italiano adotta una scala decimale per la valutazione dello studente, con i suoi aspetti positivi e negativi. Non si può negare la soddisfazione nel raggiungere un buon voto che risolleva la media, ma bisognerebbe porsi la fatale domanda: è il voto a contare o ciò che si è appreso? La risposta più banale confermerebbe che il voto dimostra ciò che si deve aver appreso, ma purtroppo non è sempre così. In alcuni casi gli studenti, infatti, per evitare un’insufficienza, preferiscono adottare stratagemmi per niente puliti”, pur di conseguire in un voto accettabile. Ma allora, che cosa ha appreso effettivamente uno studente che abbia ottenuto un buon voto, ma frutto di un “mal-inganno? Qual è la motivazione per cui uno studente agisce così? La paura molte volte si rivela l’unica colpevole di tutto ciò: paura delle conseguenze, paura di deludere i familiari o se stessi, dato che l’ansia legata al voto allontanerebbe lo studente dal vero obiettivo, ovvero l’apprendimento certo e duraturo di determinate conoscenze. 

 

Il voto all’estero: il modello Finlandia. 

Stravolgendo i classici sistemi scolastici, la Finlandia negli ultimi decenni ha deciso di investire ingenti quantità economiche nell’ambiente scolastico ed ha costruito scuole all’avanguardia che adottano metodi di apprendimento piuttosto diversi. La peculiarità che più emerge da questa innovazione è il sistema di valutazione adottato, evitando di attribuire voti negativi, poiché la valutazione è basata su il percorso e non su ogni singola prova. Dunque i soli feedback positivi accrescerebbero l’autostima nello studente e lo incentrerebbero maggiormente sulla retta via dell’apprendimento. Infine, è stato dimostrato come questa metodologia alternativa abbia ridotto i livelli di stress degli studenti, portando ugualmente dei discreti risultati nella media dei vari gruppi-classe, in quanto l’abbandono scolastico è ovviamente diventato minimo.  

 

La voce degli studenti. 

Quindi una valutazione numerica, sufficiente o insufficiente, testimone di una sola prova è adatta a noi studenti? Al sondaggio proposto, 550 studenti hanno espresso la loro idea riguardo al sistema di valutazione attuale.  

Alla domanda “che valore ha per te il voto scolastico?”, il 41,1% (223) ha risposto che la valutazione ha un valore abbastanza alto e che ne ha uno molto alto il 22,5% (122). Però, alla domanda “Reputi necessaria la valutazione dello studente con i classici voti in decimi?” solo il 25,3% (137) ha risposto di reputarlo strettamente necessario, mentre il 50,5% (274) lo ritiene non molto necessario.  

Alla domanda “Aboliresti l’attuale sistema di valutazione numerico?”, fulcro del sondaggio, circa il 70% degli studenti ha risposto positivamente; il 44% vorrebbe, però, un altro sistema di valutazione, necessario per misurare le competenze acquisite.  

Gli studenti mostrano, inoltre, numerose perplessità e opinioni contrasti riguardanti il voto scolastico: “credo che porti lo studente a studiare per la verifica e non per il piacere di imparare” afferma uno studente, che aggiunge “è questo quello che conta: prendere un buon voto”. Questo è condiviso da moltissimi altri, i quali mostrano il loro risentimento verso un sistema che fa focalizzare unicamente al voto.  

A ciò si aggiunge la paura: “lo studente studia per la paura di un brutto voto”,come sostengono vari intervistatiVi è altresì chi sostiene che “il problema non risulta essere il sistema, ma i valutatori, i quali dovrebbero considerare meglio il reale valore di ogni voto che appongono sui loro registri. In numerosi hanno sostenuto come a contare in una verifica sia “la memoria a breve termine e non ciò che si è effettivamente compreso”. Mentre altri  affermano che “il voto numerico è un ottimo sistema per percepire l’andamento scolastico con precisione” e che “il sistema di valutazione attuale permette di capire quanto sia stato acquisito di un argomento e quali siano le lacune”.  Al loro fianco vi è anche chi afferma, a malincuore, che “il sistema è arcaico, ma sfortunatamente indispensabile”. Ad alcuni l’idea di un cambiamento suscita interesse, ma altri ipotizzano che “pur cambiando sistema, si assocerà sempre il giudizio al voto numerico”. Infine vi è chi afferma che “il voto è solo una parte di un problema che sta alla base del sistema scolastico”. “Pessimo”. “Stimolante”. “Rovina degli studenti”. “Sistema di riferimento”. 

La valutazione scolastica presenta, quindi, numerose ambiguità, ma per capirne l’origine bisognerebbe andare nel profondo, analizzare l’idea che si ha di scuola, l’idea che si ha di studio, l’idea che si ha di voto: una misura o l’obiettivo?    

La scelta a noi.  

 

Lorenzo Spiga 4L

 

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