La scuola e noi: siamo numeri o esseri pensanti?

Fino ad oggi la scuola ha sempre trasmesso l’importanza dello studio di materie come Matematica, Scienze, Italiano ed altre ancora che, naturalmente, ci serviranno per costruire le basi del nostro futuro lavorativo. Tuttavia, in quanto istituzione, non ha mai svolto il suo vero compito: far discutere o, ancor più, approfondire i problemi che affliggono la nostra società e non ha cercato una “profondità” empatica con GLI studenti, spesso ridotti a semplici numeri imbottiti di nozionismo.  

I giovani, gli studenti in particolare, proprio perché vivono una “tempesta” creativa e formativa, dovrebbero essere liberi di esprimere se stessi, senza che qualcuno possa essere oggetto di pregiudizio solo per come si veste o per come esprime la sua identità. Non di rado è capitato di sentire molti adulti esprimere i soliti pensieri: “Non capisco perché i giovani odiano la scuola”, “questa generazione non andrà mai avanti! “, “se questi giovani sono il futuro, allora siamo rovinati” e si potrebbe continuare lungamente con questo elenco di banalità. 

Allora sembra lecito chiedersi: ma se la nuova generazione è un disastro, quella precedente che cos’è stata? Chi ci ha lasciato in eredità questa società in declino e piena di problemi? 

Chiunque legga tante pagine, non riesce comunque a vedere la verità, poiché ce la nascondono, dal momento che forse si vergognano e sfogano tutta la loro insignificante rabbia, pensando e dicendo che in realtà oggi noi ragazzi siamo troppo superficiali per creare un nuovo e libero mondo. 

Di certo nessuno si sbalordirà se si affermasse che l’ignoranza è padrona della maggior parte degli uomini di questa terra: un mondo dove proliferano il razzismo, l’omofobia, il maschilismo e dove, impunemente, si violano i diritti fondamentali. 

La scuola, purtroppo, fatta eccezione per alcuni coraggiosi insegnanti, non vuole parlare dell’attualità, dei problemi che affliggono la società, quasi come se quello che accade fuori dal contesto scolastico non ci riguardasse: due mondi paralleli che non s’incontrano. 

Come si può quindi pretendere che noi adolescenti, da soli, possiamo capire, dove sta il bene e dove sta il male? 

Non si può non citare alcuni esempi di diritti violati che, per quanto ad alcuni possano sembrare irrilevanti,hanno segnato nel profondo. 

Il primo diritto che viene mortificato dal razzismo e da una serie complessa di pregiudizi è quello alla vita (art. 3…). Giornalmente, vediamo al telegiornale le immagini che riprendono tutte le persone che scappano dalla guerra e in condizioni inumane provano ad attraversare il Mediterraneo, sperando di poter iniziare una nuova vita, ma, per colpa dei vari pregiudizi e dell’egoismo di cui anche i nostri politici si nutrono, muoiono in fondo a quel mare che ben rappresenta la nostra sporca coscienza.  

Un altro riguarda l’omofobia. Uno degli aspetti peggiori di questo odio ed intolleranza verso gli uomini e le donne omosessuali è la lotta per non consentire a loro l’adozione di bambini. Se vogliono adottare un bambino, devono andare in un altro Paese dove sia legale l’adozione o dove sia consentita l’inseminazione artificiale, in quanto in Italia ancora non esiste una legge che disciplini questa materia, privando, di fatto, queste persone della possibilità di dare ad un bambino sfortunato una famiglia e l’amore di cui ha bisogno. Tutto questo perché la cultura bigotta della maggior parte della nostra società spinge molti a credere che esista e debba esistere solo la cosiddetta “famiglia tradizionale’’, formata da uomo e donna, come se queste due figure avessero dei ruoli distinti. Ciò che rende queste persone ancora più ridicole e incoerenti è il fatto che si nascondono dicendo di non essere omofobi, ma il bambino deve avere per forza una figura femminile e una maschile, perché se vivesse in una famiglia di omosessuali potrebbe cambiare orientamento sessuale. Chissà se questi moralizzatori, che si preoccupano tanto di legare l’affetto ed i sentimenti solo alla dimensione procreativa e, quindi, più in generale, alla difesa del diritto alla vita, non sono gli stessi che durante questa pandemia mondiale vanno a protestare in piazza senza le giuste precauzioni e negando l’esistenza del virus? 

Infine urge trattare dello strisciante maschilismo di cui trasuda la nostra società. In tal senso, uno dei crimini peggiori che si possa compiere nei confronti di una donna è la violenza sessuale. Un atto vile che distrugge la donna nella sua interezza, in una fisicità che è solo lo scudo di un’anima rubata per sempre. Eppure, quante volte opinionisti e “tuttologi” dell’ultima ora rilasciano interviste in cui in modo subdolo, ma neanche tanto velato, affermano che la ragazza abusata se la sia cercata perché era vestita in modo troppo provocante e che, quindi, la responsabilità dell’accaduto sia sua, facendola addirittura sentire in colpa. 

malincuore va detto che questa è solo una piccola parte dei diritti violati, per i quali dobbiamo essere pronti a combattere per vivere in un mondo migliore. Ma qual è l’unico modo per vincere? 

Sconfiggere l’ignoranza, parlare e non stancarsi mai di farlo. Le parole sono l’arma più potente che abbiamo e, se usate in modo consono, possono arrivare a toccare anche la parte sepolta, ma sensibile, del cuore più indifferente perché, come recita il testo della canzone di Frankie hi-nrg mc, “Quelli Che Benpensano”, bisogna fare attenzione perché “sono tanti, arroganti coi più deboli, zerbini coi potenti, sono replicanti, sono tutti identici, stanno dietro maschere e non li puoi distinguere.” 

 

Aloisa Anzà 1B 

 

 

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