Il Grillo (s)parlante.

Beppe Grillo: difesa familiare o cultura dello stupro?

Popolare e ricondiviso su tutti i social, il video pubblicato da Giuseppe Piero Grillo sulla piattaforma Facebook e sul suo blog, nel quale sostiene che la presunta violenza sessuale di gruppo di cui è accusato suo figlio Ciro, insieme ad altri ragazzi, non sia altro che un fraintendimento e una falsa accusa.

Grillo, infatti, credesia <<strano>> che la donna che ha denunciato lo stupro, di cui è stata vittima, l’abbia fatto solamente otto giorni dopo l’accaduto e non prima, dichiarando il figlio innocente sulla base di un lasso di tempo pre-denuncia che ritiene sospetto.

Sembra necessario focalizzarsi su alcuni aspetti e pensieri che le parole del politico hanno fatto emergere nella mente di molti ascoltatori.

Per quale motivo l’attesa prima di prendere la coraggiosa decisione di sporgere denuncia dovrebbe risultare <<strana>>? Perché una ragazza, o un ragazzo, dovrebbe sentirsi pronta/o a raccontare di un evento traumatico ed estremamente imbarazzante alla polizia in un momento relativamente vicino all’accaduto?

La risposta a questi quesiti appare piuttosto semplice: si tratta di “cultura” dello stupro (Rape Culture), ovvero di un’atavica superficialità rispetto a queste situazioni, che risale almeno all’epoca preistorica. Tale definizione indica una normalizzazione e minimizzazione delle violenze sessuali, spesso accompagnate da incoraggiamento e giustificazione, nonché un’accusa, rivolta alla vittima, di comportarsi esageratamente o, addirittura, di “andarsele a cercare”. Non è raro che le ragazze siano oggetto di commenti inopportuni sugli abiti indossati al momento dello stupro e che vengano, in questo modo, viste come possibili cause del comportamento incontrollato del violentatore. “L’uomo è pur sempre un uomo”, “non doveva mettersi quella gonna così corta”, “non sarebbe dovuta uscire di casa da sola di sera”: queste le frasi che più si sentono OGNI GIORNO per ridurre la gravità di una violenza e per convincere la vittima di esserne in partecolpevole.

Concentrandosi sulla convinzione di Beppe Grillo che una persona che ha subito un abuso sessuale debba sporgere denuncia in tempi brevi, non parrebbe insolito che la donna in questione abbia aspettato poco più di una settimana per raccontare l’episodio. Tuttavia, chi siamo noi per giudicare e per decidere quando sia corretto segnalare l’accaduto? Non è facile potersi immedesimare nella donna, poiché, se non vengono vissute sulla propria pelle, certe esperienze non sono comprensibili fino in fondo. Vediamo, però, quali sono gli effetti, studiati e approfonditi da esperti, di un’aggressione sessuale su una persona.

Le conseguenze dello stupro da un punto di vista psicologico comportano isolamento, depressione, ansia, insonnia, disturbo da stress post-traumatico e possibili tentativi di suicidio, dovuti anche alla convinzione di avere una parte della colpa dell’avvenimento poiché si è, comunque, “partecipato”. A questi stati sgradevoli, inoltre, si aggiungano anche reazioni somatiche, quali tensione muscolo-scheletrica, irritabilità gastro-intestinale e disturbi genito-urinari. Nella mente delle vittime si innescano sistemi di autodifesa che portano a problemi relazionali e disturbi sociali che ostacolano anche le più semplici azioni quotidiane, come intrattenere una conversazione amichevole o sorridere e dare la mano; importanti anche i disturbi della sessualità, tra cui l’apatia sessuale e la paura di avere rapporti successivi.

È giusto, dunque, pensare che debba essere immediata la denuncia, dopo un fatto devastante come un abuso?

Il tempo impiegato per segnalare lo stupro, però, non è stato l’unico comportamento della donna che Grillo ha ritenuto curioso.

Infatti, la ragazzaha passato il pomeriggio del giorno stesso praticando il kite-surfing e, agli occhi del politico, ciò non sarebbe stato congruente con quanto la donna ha raccontato di aver subito nelle ore precedenti, come se ciò invalidasse le accuse; il politico, in questo modo, sembra voler colpevolizzare la ragazza per aver cercato, probabilmente, una distrazione, qualcosa che allontanasse dalla mente la vivida e terrificante immagine dell’abuso.

Se davvero lo stupro è avvenuto, non sarebbe ragionevole giudicare che cosa abbia fatto il soggetto violentato prima e dopo l’avvenimento, in quanto non c’è nulla di giusto da compiere, ma solo qualcosa di cui può si possa sentire il bisogno, per riacquistare un minimo di normalità.In termini più gravi, può anche entrare in gioco un fenomeno psicologico detto Amnesia Dissociativa, un meccanismo di difesa che consiste nel cancellare dalla propria mente un evento traumatico, per non riprovare le stesse emozioni negative avvertitedurante l’accadimento. Il recupero del ricordo perso può avvenire in modo naturale o attraverso sedute di psicoterapia. E, analizzando anche questo possibile fattore psicologico, è corretto sentirsi nella posizione di poter criticare le azioni post-trauma di una presunta vittima, senza capirne gli stati d’animo e le conseguenze interiori?

Tutto ciò fa riflettere molto sulla decisione di coinvolgere milioni di persone sui social che, ora, conoscono, loro malgrado,anche i minimi dettagli della triste storia di una ragazza a cui, sicuramente, non ha fatto piacere diventare “famosa” in questo modo, venendoaccusata pubblicamente da un personaggio così noto, carismatico e focosamente aggressivo nei toni della presunta difesa del figlio.

Chiara Gritti 3G

VN:F [1.9.16_1159]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.16_1159]
Rating: 0 (from 0 votes)

Lascia il tuo commento per primo

Rispondi

L'indirizzo email non sarà pubblicato.