Strani momenti al posto di blocco.

Durante la sua guida fu fermato

da quegli agenti con pregiudizi

da cui egli fu diversificato:

dall’ignoranza loro e nient’altro.

 

Tradito dall’auto e dal vestito,

ritenuto stupido perché nero

da quell’agente assai accanito,

la cui intelligenza è mistero.

 

Sceso dal suo mezzo con l’inganno,

fece ciò che loro mai capiranno,

lontano dall’uso della violenza

a cui lo stupido offre capanno.

 

Lasciati gli stolti tra le nuvole,

confusi da quello strano aggeggio,

sentii quel suono amichevole

del mezzo preso grazie al saccheggio.

Riccardo Cremonesi 4B

 

La poesia è completamente tratta dalla descrizione di una scena del film “Man in black 3”, il cui protagonista è l’attore Will Smith. Alla guida di un’auto, l’Agente J (Will Smith) viene fermato, a bordo di un mezzo costoso, che poi ammetterà di aver rubato, da una pattuglia di polizia che lo accusa inizialmente solo per il colore della pelle. Attraverso l’inganno e uno strano oggetto, riesce a sbarazzarsi dei due agenti e pronuncia la famosa frase: “Solo perché vedete un nero che guida una bella macchina, non vuol dire che sia rubata… questa l’ho rubata, ma non perché sono nero”.

Nella prima strofa prendo spunto dalla citazione di William Hazlitt: “Il pregiudizio è figlio dell’igno-ranza”, famosa frase detta dall’autore nell’opera “L’ignoranza delle persone colte”.

Per la seconda strofa, invece, mi sono collegato alla citazione di André Gide: “Meno è intelligente il bianco, più gli sembra che sia stupido il nero”, frase scritta nell’opera “Viaggio in Congo”.

Infine, nella terza strofa ho preso ispirazione dalla famosa frase di Isaac Asimov “La violenza è l’ultimo rifugio dell’incompetente”, detta all’interno dell’opera “Cronache della galassia”.

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