POST-COVID. Cap. 3: Il carico.

Non mi aspettavo che esistessero ancora città così, molto diverse dalla Busto fredda e deserta che sono abituato a vedere. A Varese C’è un continuo via vai di persone, carri, qualche automobile civile, persino! Sembra quasi di essere ai tempi prima della pandemia. Le strade sono molto più sicure in questa zona, tanto che, a parte l’incidente di ieri notte con quello strano procione verso Buguggiate, arrivare qui è stato piuttosto facile.

Chiedo ad una vecchia signora dietro una bancarella con frutta e verdura da che parte possa trovare il Centro di Distribuzione Cittadino. Queste strutture pubbliche direttamente gestite dalla Ponti sono spuntate come funghi dopo la Riforma di Marchesi. Mi indirizza verso il centro della città, guarnendo l’indicazione con una serie di insulti rivolti a un ufficiale Ponti arrivato questa mattina da sud, che ora sta parlando col Caposcalo locale. Era passato di fronte alla sua bancarella, aveva iniziato a domandarle se le mele fossero regolarmente tassate, se le verdure fossero state coltivate alla temperatura prevista dall’anticontaminazione e le aveva ordinato di mostrargli la licenza di vendita; l’aveva quindi ritenuta per qualche motivo non valida e preteso uno sconto dell’80% per chiudere un occhio. Conosco solo un ufficiale Ponti tanto meritevole di essere crocifisso all’entrata di un CDC, e quello non può essere altro che il mio… Un brivido mi passa lungo tutta la schiena! E se… No, impossibile, ogni ufficiale di classe Sovrintendente ha la responsabilità di rimanere nella propria Zona di Quarantena… Non può essere lui.

Sembra che anche Varese, così come Busto e molte altre città, sia stata sottoposta alla “Semplificazione Urbana”. Questo provvedimento prevedeva la modifica di strade o edifici, in modo da rendere il movimento al suo interno più fluido e agevole, ed evitare la formazione di assembramenti. Venivano inoltre creati dei centri cittadini principali, delle piazze molto ampie in cui si allestivano le bancarelle dei mercanti e si trovavano il municipio e le altre strutture amministrative. Non ho faticato quindi ad individuare il CDC.

Deposito il mio carico all’addetto alle consegne e mi dirigo verso gli uffici per ricevere il prossimo incarico. Fuori dalla porta dell’ufficio amministrativo c’è una giacca della Ponti dall’aspetto familiare. “È inaccettabile!”, sento urlare improvvisamente da dentro l’ufficio. “Zerbini non può pensare seriamente che riusciremo a far passare un carico come questo!”

Non ci sono più dubbi, è la sua voce. “Maselli, si calmi. Da Caposcalo a Caposcalo, quante merci anche più rischiose siamo riusciti a far passare senza che nessuno se ne accorgesse? Devo ricordale la fama che ha Busto sul traffico di abiti non sterilizzati?”

Avvicino l’orecchio alla serratura per sentire meglio. “Più rischiose? Più Rischiose?!? Un conto è qualche jeans che ha saltato il centro di sanificazione, un conto è… Questo!”

“Le faccio presente che Zerbini ha già pagato. E che ci ha promesso una bella scalata nelle gerarchie quando il piano sarà concluso, a me e a lei.”

“Insomma! Ma lei almeno lo conosce questo piano brillante che dice di avere? E si fida che ci farà arrivare all’amministrazione?”

“Io mi fido delle sue conoscenze nella direzione e del fatto che finora non ci ha mai deluso. Su, Maselli, se riusciremo a far passare quel carico, saremo sistemati per un bel pezzo e…”

“Cosa fai lì alla porta?”, sento all’improvviso alle mie spalle. Con un principio di infarto, mi giro di sobbalzo e vedo un ragazzo, probabilmente un addetto allo smistamento.

“Nulla. Stavo solo… ehm… per favore non dirlo al Caposcalo!” Lo so, meriterei un premio per la mia eloquenza.

“Oh, non ti preoccupare, vanno avanti così da ore: è impossibile non sentirli.”

“Ma di cosa stano parlando? Cos’è questo carico così rischioso?”

“Non lo so e non lo voglio sapere: meno ci infiliamo negli affari dei superiori, meglio è. Chi sei, comunque? Non ti ho mai visto qui.”

“Perché sono arrivato oggi da Busto. Mi chiamo…”

“SR-66.ILLc! Come mai sei arrivato così in ritardo? E Perché te ne stai lì a perdere tempo invece di andare a prendere il prossimo ordine?” La porta dell’ufficio si spalanca bruscamente, rimedio il secondo infarto della giornata e il Caposcalo Maselli inizia a urlarmi addosso come prima azione conseguente la mia vista.

“Mi scusi signore, sono stato assalito da una banda di Businessmen lungo la strada e…”

“E come mai non hai ancora fatto rapporto? Devo spiegarti da capo come si fa il tuo lavoro? E tu, smistatore, che stai facendo lì impalato? Non ti avevo detto di finire la programmazione per… quell’ordine?”

“Andiamo, Maselli, sei teso come uno Stonksman un sopralluogo della finanza.SmP-91.b, hai trovato un corriere che possa portare a Milano il carico #1134p?”

Il Caposcalo di Varese si avvicina al ragazzo dopo aver dato un buffetto sulla faccia a Maselli. “Ecco signore, a proposito di questo, c’è una cosa di cui le devo parlare…”

I due si allontanano, lasciando me e Maselli nel bel mezzo del corridoio vuoto, in cui si viene a creare un’atmosfera giusto un pochetto imbarazzante. Superato lo stadio “chierichetto al concerto dei Cannibal Corpse”, provo a rivolgere la parola al mio Caposcalo; “Ehm… viaggiato bene, signore…?” Per tutta risposta, mi rivolge un amorevole sguardo a metà tra Clint Eastwood e un ghepardo con un punteruolo nella gonade sinistra.

“E adesso cosa diavolo dovremmo fare? Come ce lo spediamo lì quel carico?” Stavolta siamo tutt’e due a goderci lo spettacolo quasi radiofonico da dietro la porta dell’ufficio, io e il ragazzo dello smistamento. Maselli è furibondo: per qualche motivo sembra che non ci sia un solo corriere disponibile in tutto il CDC di Varese e il pacco va consegnato entro stasera.

“Non ho idea di come sia possibile, mi ero assicurato che ci fossero degli addetti liberi!” Urla allora il Caposcalo di Varese. “Zerbini ci farà ammazzare se non consegniamo quel carico in tempo!”

“Effettivamente, come fa a non esserci nemmeno un corriere libero?”, chiedo dunque al ragazzo.

“Abbiamo avuto dei problemi qua in zona ultimamente. Sembra che dei pazzi vestiti da animali vadano in giro ad assalire la gente. Ho visto veterani piangere come ragazzini rannicchiati sull’entrata del Centro dopo un loro… attacco. E per di più, ultimamente sono comparsi questi tizi tipo soldati, che si spostano cantando canzoni cubane degli anni ’60.”

Realizzo allora che… Uno: non sono il solo ad essere entrato in contatto con i Brigatisti e… Due: quello di Buguggiate non era evidentemente un procione. E francamente non so per quale tra queste due notizie essere più preoccupato.

I due Capiscalo escono dall’ufficio e si rivolgono al ragazzo: “SmP-91.b, sei proprio sicuro di non avere nemmeno un corriere disponibile per questo incarico? Nemmeno, non lo so, uno spostapacchi, un inserviente, qualunque cosa?!?” Gli chiede quello di Varese, la fronte imperlata di sudore.

“Mi dispiace, signore, ma credo proprio di no…” gli risponde, e proprio mentre penso che si siano tutti dimenticati di me, il ragazzo mi tira il peggiore dei colpi bassi “…tranne ovviamente il qui presente SR-66.ILLc, che non ha ancora ottenuto un nuovo incarico”, dice rivolgendosi a me con un’espressione beffarda.

Ricambio con un “bastardo, come hai potuto?” telepatico.

“Oh no, dio,no,no!” Dice Maselli: “Questo principiante ha appena finito la sua prima spedizione e per poco non si faceva rapire dai banditi. Non possiamo affidargli un carico così importante!”

Credo di non aver mai voluto così bene al mio Caposcalo come adesso, ma purtroppo l’altro ha ancora qualcosa da dire: “Maselli, devo ricordarle cosa ci aspetta se il carico non arriva entro oggi? Il ragazzo è l’unica speranza che abbiamo, a meno che non voglia portarcelo lei!”

“Ma se questo incompetente lo rompe o, peggio ancora, lo perde… siamo tutti fregati ugualmente!”

“Ha idee migliori?”

Ogni creatura senziente nel corridoio si rivolge a me fissandomi in maniera inquisitoria.

“Ahh, va bene… Non abbiamo scelta” si convince Maselli. “SR-66.ILLc! Siccome non hai dato prova di particolare abilità e, se c’è un ordine da non mandare al diavolo, è questo: per questa spedizione ti saranno concessi una vera arma da fuoco, una tenuta termica e una maschera antigas funzionante.”

“Aspetti, vorrebbe dire che quella che avevo non funzionava?!?”

“Soltanto il filtro di sinistra, e ora preparati, Spedizioniere Semplice: parti tra quindici minuti per Milano, studiati bene le mappe e non osare tardare di un nanosecondo!”

“In quindici minuti delle mappe che non vengono aggiornate da mesi?”

“È tutto. Ti aspetto nel garage alle 14:27 precise.”

I Capiscalo si allontanano.

Con la voglia di compiere un attentato, mi giro verso lo smistatore che mi ha infilato in questo casino. “Amico, il tuo Caposcalo è un gerarca nazista!” Esclama sorridendomi.

“Dammi quelle mappe ,ho poco tempo” gli dico rassegnato: “Sai, per un attimo ho sperato in un po’ di solidarietà tra sottoposti.”

“Eh, lo so amico mio, ma è la giungla qui dentro, e questo forse mi farà guadagnare qualche punto col capo. Buona Fortuna!”

Con la morte nel cuore e pensieri omicidi nella testa, mi dirigo verso il garage, dove trovo ad accogliermi il buon Caposcalo Maselli e un furgone scuro sul quale spicca maestosa la scritta Poste Italiane, tutta ricoperta di ruggine.

“Te la sei presa comoda, SR-66.ILLc! Questo ritardo verrà detratto dal tuo compenso in amuchina pura 98.9%”.

Gli insulti nella mia mente vengono sopraffatti dal dubbio su come diavolo faccia quest’uomo a sapere a memoria la mia matricola.

“Per questa spedizione verrai provvisto di un autocarro multi-terreno Ponti, con un vano di sedici metri cubi per l’attuale carico, dal peso di sessantasette punto otto chilogrammi. Raccomandazioni protocollari: evitare di abbandonare carico ed eventuale equipaggiamento, non usare quest’ultimo in modo improprio, cercare in ogni modo di non danneggiare il carico e non aprire le casse se non in circostanza di emergenza. Qua mi sento di correggere l’ultimo punto dicendoti di non aprirle e basta: mai, per nessuno motivo”.

Quindi mi consegna le chiavi senza distogliere lo sguardo dal suo portadocumenti. “Se c’è una raccomandazione personale che posso farti, è semplicemente quella di consegnare questo carico senza un singolo graffio entro e non oltre le 18.00, altrimenti…”

“Verrò congedato?”

Mi guarda con aria sprezzante: “Sinceramente, credo che il congedamento sarebbe l’ultimo dei tuoi problemi, se quest’ordine dovesse andare male.”

Non so bene come prendere questo avvertimento. Maselli è solito esagerare con le minacce e terrorizzare i corrieri anche quando il carico da consegnare è una partita di penne a sfera. Forse crede di farci stare più attenti facendo così, chi lo sa?

Si allontana dal veicolo ed esce dal garage, non prima però di avermi lanciato un’ultima occhiata piena di preoccupazione, quasi come se stesse pregando il motore di non fermarsi o le casse di non ammaccarsi… Metto la chiave nel cruscotto, accendo l’autoradio probabilmente riciclata dall’87 su Rai Radio Ponti e parto.

Era un sacco di tempo che non salivo su un veicolo, senza contare l’addestramento. Per fortuna è stato modificato per essere un fuoristrada, perché la A8 so già che non è esattamente nelle migliori condizioni. Tutto procede liscio come l’olio, riesco a non fare troppe deviazioni e il manto stradale non è così mal messo in certi punti. Wow! Un ordine tranquillo e veloce! Sembra quasi troppo bello per essere vero.

Una bomba a mano gettata dal ciglio strada mi ricorda improvvisamente di trovarmi in un mondo post apocalittico. Il mezzo sbanda ed esce dalla carreggiata, cappottando tre volte ma atterrando quasi dritto. Provo a girare la chiave: nulla. Oh, no! Guardo fuori dal vetro, vedo emergere dagli alberi spogli e malsani di un boschetto le sagome di alcuni animali inquietantemente strani con in mano della asce e dei forconi, mi giro dall’altra parte e vedo scritto su un cartello “Buguggiate”… OH NO! Inizio a premere pulsanti e pedali un po’ alla rinfusa, sento i “versi” delle bestie sempre più vicini, giro la chiave più e più volte, ma il motore non parte: maledizione! Provo a fare quella roba da film di collegare i fili, ma non riesco nemmeno ad aprire il quadrante, mentre sento dei colpi battere da fuori sulla carrozzeria e dei tonfi sul tetto del furgone, come se qualcuno ci stesse camminando sopra! Dal finestrino vedo comparire la testa di quello che dovrebbe essere un lupo, che fa per sollevare un bastone con dei chiodi arrugginiti per scagliarmelo sul vetro.

Sempre più terrorizzato, rimetto la chiave, la giro e il furgone, questa volta, miracolosamente, riparte!

Dallo specchietto vedo il bastone colpire a vuoto l’aria esento urlare quei mostri alle mie spalle mentre provano ad inseguirmi. Quello che si era arrampicato sul tetto del furgone cade rovinosamente sul parabrezza, crepandolo.

Non vedo più nulla, non so dove stia andando, vado a sbattere più e più volte, dio, il carico!

Imbocco una stradina di campagna, anche se non ho idea di dove sbuchi. Non m’importa: basta allontanarmi il più possibile da quel posto dimenticato da dio (che ho forse invocato un po’ troppe volte negli ultimi 2 minuti, e non in maniera piacevole).

Dopo aver messo più di venti chilometri tra me e quelle abominevoli creature, decido di scendere per dare un’occhiata alle casse nel bagagliaio. Meglio disubbidire piuttosto che consegnare un carico rotto. Per fortuna l’avevo assicurato bene (il mio master in Imballaggi si fa sentire). “1134p” c’è scritto sul fianco delle casse. Che strano… non mi sembra di aver mai visto una nomenclatura simile. Decido di aprire le casse per vedere se ci sono danni interni e… Un momento: cos’è questa roba?

Mi trovo davanti delle specie di antenne, o cose simili, impilate con cura l’una sopra all’altra. Sembrano familiari… mi ricordano quasi le… Oh mio dio! Spaventato, faccio un salto all’indietro, cadendo fuori dal bagagliaio, e inizio a strofinarmi violentemente le mani sull’erba: sono antenne 5G quelle, classificate tra le armi più pericolose del nostro tempo, responsabili della Mutazione del ’21dell’originale Corona Vairus.

Cosa diavolo sta succedendo? Perché sto trasportando questa roba? Come può la Ponti essere coinvolta in un carico del genere? La pericolosità di questi ordigni mortali è su tutti i libri di testo ai corsi di Postino! Come possono due Capiscalo prendere parte a un ordine simile?

C’è anche una seconda cassa sotto la prima, di colore e forma diversi. Non ho né il coraggio né la voglia di aprirla per vedere cosa contenga. Fosse per me, mollerei qui il carico e tornerei a Busto in gran fretta, ma già so cosa mi aspetterebbe se lo facessi. Forse non sono ancora stato esposto ai raggi delle antenne e ho ancora una possibilità se me ne sbarazzo subito, ma se queste casse non arrivano a Milano posso considerarmi morto.

Decido quindi di ripartire e mi metto a guidare, ossessivamente, il più veloce possibile, stando attento a non urtare nulla per non danneggiare le casse e far fuoriuscire le radiazioni. È estenuante, come portare una bomba al cobalto nel bagagliaio pronta ad esplodere al primo sobbalzo. È un tratto di meno di un’ora, ma percepito come infinito, grazie anche allo speaker radiofonico di Rai Radio Ponti, alla sua voce mono nota e alle sue maledette canzoni popolari lombarde ripetute come un mantra buddista per tutta la durata del viaggio. Dio, se rivedo quello Smistatore, gliele spacco sui denti le antenne.

Francesco Grampa 4G

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