Dans le Ventre du Monde.

Come noto, nel periodo compreso tra il 21 settembre e il 30 ottobre le classi 4G e 5B del nostro istituto hanno svolto un’attività di PCTO presso il museo MA*GA di Gallarate in occasione della mostra straordinaria legata al periodo pittorico impressionista e al progetto “Human Library”.

La struttura dell’esposizione era divisa in sezioni basate su poesie e romanzi di scrittori contemporanei ai pittori. Il lavoro richiesto era quindi una rielaborazione delle tematiche narrate per individuare collegamenti e riflessioni applicabili alle scene dipinte proposte ed, essendo un museo di arte contemporanea, anche alla nostra attuale società. La mostra conta oltre 180 opere da Gericault a Courbet, da Manet a Renoir, da Monet a Cézanne a Gauguin, a Boldini e De Nittis, provenienti da collezioni pubbliche e private italiane e francesi.

 

Gli spunti di riflessione e di attualità sono molteplici e spesso le critiche sociali che ispirarono gli impressionisti e gli autori dell’epoca sembrano perfettamente aderenti alla realtà in cui viviamo tutti i giorni.

 

Una buona parte delle opere presenti in mostra, infatti, raffigurava scene quotidiane in una grande città come Parigi e trovavano richiami profondi, ad esempio, all’opera di Émile Zola “Le ventre de Paris”.

 

Il romanzo e i quadri esposti sono incentrati sulla rappresentazione della società di fine Ottocento, dalla quale si svilupperà la modernità. La sezione evidenzia la doppia realtà di quel periodo, sottolineando un forte contrasto tra il mondo cittadino e quello rurale. Le opere impressioniste, infatti, avevano l’obiettivo di raffigurare le profonde disparità tra la classe borghese e quella contadina, andando di fatto a produrre una forte critica della società esteriorizzata con la rappresentazione del cibo e il conseguente rapporto delle persone con tutto ciò che si può mangiare.

Émile Zola rappresenta la città di Parigi come un’entità vivente, frenetica e particolarmente moderna che trova il suo ventre, appunto, nel mercato cittadino. È il luogo dove avviene l’incontro tra contadini e borghesi e dove le disparità sociali spiccano maggiormente.

 

Tuttavia, nonostante le critiche di pittori e scrittori dell’epoca, questa disparità sembra non sia andata a diminuire nel corso della storia ma che, in alcuni casi, sia tutt’oggi largamente diffusa, se non esdasperata.

 

Un recente rapporto dell’ONU ha stimato che, a causa della pandemia da COVID-19 che ha ridotto i redditi di milioni di persone, nel 2020 il numero di soggetti denutriti è passato da 650 a 768 milioni (circa un decimo della popolazione). Di questi, circa la metà (381 milioni) vivevano in Asia, più di un terzo (250 milioni) in Africa e circa 48 milioni in America Latina. “SOLO” 89 milioni si trovavano in Europa e nel resto del mondo, andando a sottolineare, proprio come nel “Ventre di Parigi”, una netta distinzione tra paesi in via di sviluppo e mondo occidentale, tra contadini e borghesi. A livello percentuale, l’Africa appare infatti la regione maggiormente colpita, con il 19,1%. Si calcola infatti che nel 2030 oltre la metà degli affamati cronici si troverà nel continente africano.

 

Secondo lo studio delle Nazioni Unite, le restrizioni della mobilità, le chiusure, l’aumento dei prezzi di alcuni prodotti e, in generale, la paura del contagio hanno provocato anche cambiamenti importanti nelle abitudini alimentari delle persone. Il rapporto dimostra che una dieta sana è di gran lunga più costosa di 1,90 dollari USA al giorno, ossia la cifra fissata come soglia di povertà a livello internazionale.

Inoltre, la chiusura delle scuole in molte parti del mondo ha avuto un impatto notevole sulla possibilità di molti bambini, nei paesi in via di sviluppo, di ottenere cibo a sufficienza, in quanto spesso erano gli unici luoghi dove potevano trovare un pasto sicuro.

 

Nonostante questo, uno studio condotto dalla CREA in diversi paesi europei, tra cui l’Italia, ha dimostrato che nel nostro continente le restrizioni imposte per limitare la diffusione del contagio hanno avuto l’effetto opposto, portando un aumento nel consumo di cibo che, sommato a una riduzione dell’attività fisica, ha provocato un aumento del tasso di persone in sovrappeso.

 

In aggiunta, uno studio del dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti ha previsto che questi dati non sono destinati a migliorare, nonostante l’organizzazione Action against Hunger abbia stimato che il cibo prodotto a livello globale sia sufficiente a soddisfare il fabbisogno giornaliero dell’intera popolazione mondiale. Infatti, secondo la FAO 1,6 miliardi di tonnellate di cibo vengono sprecate ogni anno.

 

Da questo quadro generale appare evidente come esistano ancora le profonde differenze sociali descritte nelle opere impressioniste e che, de facto, siano andate con il tempo ad allargarsi e ad assumere una portata globale riguardando tutto “le ventre du monde”.

 

Matteo Crucitti 4G

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