Minimalismo musicale: sembra poco, invece è tanto.

Panegirico a Ludovico Einaudi.

La musica è un linguaggio universale, che spesso oltrepassa le capacità prettamente umane di comunicazione: con delle melodie, più semplici o più complesse, è possibile andare oltre il piano della parola, trascendere il bisogno naturale di chiarezza, sorpassare la forma delineata della geometria.

Ludovico Einaudi è un Maestro in questo: riesce a comunicare in maniera minimalistica una vasta gamma di emozioni, facendo vibrare le corde interne di coloro che lo ascoltano, che lo facciano volontariamente o che vi si ritrovino per caso.

In un solo brano è capace di trasmettere varie sensazioni, permettendo all’ascoltatore di salire su una montagna russa all’interno dei propri pensieri e della propria anima. Il tracciato di questa giostra è un ghirigoro di semplice musica che, se visto dall’esterno, appare quasi completamente incomprensibile. Tuttavia, quando ci si ritrova dentro, ci si sente guidati da una calda compagnia che porta all’interno del proprio flusso di coscienza, cui si assiste da spettatori, senza grande possibilità di intervento per cambiare lo scorrere delle immagini.

Einaudi riesce, quindi, a calarsi nei panni di un nostro caro amico che ci abbraccia, ci consola e condivide le nostre gioie, ma la sua grandezza sta soprattutto nella capacità di farlo pur restando all’esterno, ponendosi come una presenza non ingombrante, un’ombra leggera che ci segue nella nostra rincorsa all’altra estremità del filo rosso, all’interno del labirinto della nostra anima.

Quale essere può riuscire a capire milioni di vite contemporaneamente, pur conoscendone in modo profondo solo poche decine? È davvero possibile comunicare così tanto ad una persona, pur non sprecando nemmeno una piccola quantità di fiato?

Ad esempio, con il brano “Nuvole bianche” riesce a suscitare nell’ascoltatore diverse sensazioni, a seconda del momento, del contesto e del modo dell’ascolto: si può provare una sensazione di sublime leggerezza, di galleggiamento tra le nuvole che navigano il cielo, oppure una serie di altri sentimenti puri e sinceri, come la malinconia, talvolta l’angoscia, oppure di wanderlust, il desiderio di viaggiare per superare i limiti del proprio mondo.

Il compositore ha poi una capacità descrittiva eccezionale: riesce a portare in musica la natura stessa nelle sue più intime manifestazioni, come ad esempio succede in “Petricor”.

In questo brano viene descritta in modo eccellente, soltanto tramite i suoni, quella che può essere percepita come una notte estiva, illuminata dalla placida luce della luna e accompagnata dalla pioggia che bagna, dopo un lungo tempo di siccità, la terra.

Infatti, le note del pianoforte incarnano le scivolanti gocce d’acqua che si agitano nella brezza del violino, tentando di scappare dal loro destino infausto: quella che all’inizio sembra una leggera pioggerella tende, poi, ad intensificarsi, diventando una tempesta. La linea melodica del violino si fa più movimentata, comunicando un senso di angoscia, mentre la pioggia si fa più forte e martellante.

Nell’ultima parte del brano, il cielo si calma e si rende meno minaccioso: la pioggia torna più leggera e sembra di poter sentire sulla propria pelle l’aria umida, si percepisce il petricore, appunto, come anticipato nel titolo. L’odore si concretizza, sembra di poterlo toccare con mano e tutto assume una coloritura reale, sebbene resti uno spesso velo di assurdità, soprattutto se poco prima di ascoltarlo si è ammirato il sole del mezzogiorno fuori dalla finestra.

Tuttavia, dopo essere stati coperti da una grande massa di acqua, il sole è ri-sorto e si può tornare a vedere la sua luce splendente perché la notte è sfumata via.

La musica, infatti, è anche dissolvenza.

Può evadere da qualunque prigione materica in cui vogliamo rinchiuderla.

In “Svanire” viene data proprio questa idea di smaterializzazione: il pianoforte viene nascosto, quasi scompare e rimane soltanto una calda melodia di archi, che culla, ci fa galleggiare nella leggerezza, con l’opportunità di sganciarci definitivamente dall’àncora della realtà, per volare in alto e guardare il mondo da una spiaggia celeste, da cui ogni problema viene visto come un piccolo granello di sabbia insignificante.

Un senso di pace senza fine avvolge con delicatezza ogni angolo del nostro corpo e della nostra anima, facendosi carico lui stesso del peso, tanto materiale quanto spirituale, della vita.

Tutto svanisce, appunto, lasciando spazio al nulla, inteso come una mancanza positiva di quel qualcosa di generico che tende ad occupare la nostra aria e a rubarla, portando al soffocamento.

Queste meravigliose qualità sono certamente il frutto della grande preparazione tecnica di Ludovico Einaudi, formatosi al Conservatorio di Milano e poi seguito dal grande Maestro Luciano Berio.

Tuttavia, soprattutto in campo artistico, la formazione fine a se stessa è poco significativa: sono indispensabili, sicuramente, anche un grande talento e un’identità artistica forte.

Infatti, Einaudi è estremamente riconoscibile: si è creato uno spazio personale tra la musica classica e una più moderna, sfruttando elementi elettronici affiancati a strumenti classici, quali piano e violino, però mantenendoli in una sostanziale e piacevole armonia.

Ha generato, così, un linguaggio artistico tutto suo, che rende i suoi brani molto efficaci e comunicativi pure nel loro essenziale minimalismo.

Come ultimo, ma probabilmente più importante aspetto, c’è la sua finissima sensibilità, tanto nell’analisi della realtà (e soprattutto della sua realtà), quanto nella trasposizione di essa in musica. Questa caratteristica gli permette di “dipingere” nelle sue melodie infinite sfumature di colori, di sentimenti, di sensazioni e di note che si riflettono in innumerevoli chiavi di lettura differenti da parte del pubblico. L’artista si dimostra, quindi, estremamente versatile e la sua musica è fruibile in una grande varietà di circostanze, sia dal punto di vista del contesto concreto e dell’ambiente esterno, sia per quanto riguarda la situazione più intima ed interiore.

Ludovico Einaudi è un grande compositore, dotato di costante abilità, enorme talento e raffinata sensibilità ed è molto apprezzato in tutto il mondo, da persone di qualsiasi età e di qualsiasi livello sociale e culturale: proprio per questo è considerabile un vero e proprio Maestro d’arte e di vita!

Ilaria Furlato 5B

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