Riccardissimo: Il Pilota della Settimana.

Era l’11 ottobre quando scese dall’auto con un sorriso stampato sul viso, estrasse il telefono dalla tasca destra dei suoi jeans blu ed iniziò a chiamare qualunque tipo di sua conoscenza. “Ho passato l’esame! Ho passato l’esame!” esclamò al mondo. Anche la donna delle pulizie venne a conoscenza della bella notizia.

Nulla poteva fermarlo. Sventolava ai quattro venti il suo nuovo documento, all’apparenza innocuo: una semplice tessera di plastica di colore rosa. Nonostante l’infinita gioia che lo attraversava, simile a quella di un compleanno o di un Natale, apprezzati da tutti solo per i doni, era ancora lungo il tratto di camminata che lo attendeva, per giungere alla bicicletta che l’avrebbe riportato a casa, dove avrebbe potuto esporre alla propria famiglia la sua grande impresa, portata a buon fine pochi minuti prima. Durante questo tragitto a piedi, la sua sapiente mente credeva che la sua azione sarebbe dovuta essere pubblicizzata sui suoi profili social e, in men che non si dica, aveva esposto a tutti i suoi followers il premio ricevuto.

Nel giro di pochi minuti arrivarono risposte da molti amici: alcuni si congratulavano, altri erano increduli di fronte a ciò che aveva fatto ed altri ancora erano già pronti a sfruttarlo grazie al suo nuovo documento.

Non prendiamoci in giro, Riccardo riconobbe subito i falsi approfittatori. Appena giunto alla bicicletta, senza esitare un minuto in più, chiamò uno dei suoi più cari amici e gli disse: “Un quarto d’ora e ti passo a prendere!”. Voleva mostrare a tutti la sua incredibile bravura.

Arrivò a casa e, salutando a stento la propria madre, prese le chiavi, salì in auto e partì all’impazzata per testare le sue certificate abilità. Raggiunse la casa del suo caro amico e, senza alcun briciolo di dubbio, erano già in 4 sul mezzo; ma a Riccardo non importava, perché voleva mostrare ai suoi coetanei la sua nuovissima dote. Tra risate e chiacchiere, uno dei passeggeri mise in risalto la tessera del pilota, esclamando: “Sei proprio fortunato ad aver già conseguito la patente!”

Riccardo “prese la palla al balzo” e schiamazzò, volgendo gli occhi al cielo per creare maggiore gelosia: “Non preoccuparti, amico mio, prima o poi la conseguirai anche tu. D’altronde omnia tempus habent”.

Nel corso dei giorni seguenti la sua gloria crebbe sempre di più: tutti erano affascinati dall’impresa titanica, ma nessuno si poteva aspettare ciò che stava per accadere.

Era il 18 ottobre. Soltanto sette semplici sere erano passate nella volta del cielo da quando Riccardo aveva ottenuto quella fantastica tessera; eppure ciò che accadde quel pomeriggio lo toccò particolarmente.

Stava giungendo alla sua dimora, dopo una stressante mattinata passata ad ascoltare parole sfuggenti tra una lezione della sua adorata Matematica ed una di Inglese, quando, arrivando dinanzi al cancello d’entrata di casa ed attendendo che si aprisse con la solita insopportabile lentezza, ancora a bordo dell’auto, vide spuntare l’imbianchino da dietro la fila di alberi che circondava il giardino.

Grazie alla sua grande abilità e competenza alla guida, il pensiero di poter investire il pover’uomo non gli attraversò la mente nemmeno per un instante. Nel cervello esaltato dalle recenti glorie riecheggiava una frase letta durante il suo solito otium litteraratum pomeridiano: “Occidit qui non servat”. La sola ipotesi di commettere un tale atto gli fece raggelare il sangue e, grazie alla sua maestria al volante, riuscì in men che non si dica a schivare la figura spuntata così dal nulla.

Il pericolo sembrava scampato, ma uno stranissimo struscio metallizzato gli sfregò all’improvviso contro i timpani delle orecchie, come un prurito immaginario senza senso. Cosa poteva essere? Un ramo venuto giù per disgrazia dalla fila di alberi? Una latta vuota lasciata in giro dall’imbianchino e rotolata via? Un uccellaccio di passaggio fuori dal finestrino?

Invece era solo il maledetto cancello che, chissà mai per quali misteri della Fisica, si era scontrato fatalmente con la fiancata della macchina a causa della manovra per evitare l’ostacolo vivente.

Nonostante lo spavento e la tensione, nessuno si era fatto male… tranne l’auto, ovviamente.

La madre, sfortunatamente presente durante il lieve incidente, rimase incredula, percossa e attonita di fronte alle capacità del suo talentuoso ragazzo, tanto da complimentarsi con lui attraverso una serie completa di insulti originalissimi e molto ben pronunciati, accompagnati da un imbarazzo generale.

Quando portarono la macchina danneggiata dal meccanico per accertarsi delle sue condizioni, le novità non furono affatto piacevoli, perché il carrozziere scrollò il capo alla prima occhiata e disse subito: “I danni sono assai ingenti e i costi saranno elevati”. Pertanto sua madre volse lo sguardo verso il suo adorato figliolo e mormorò a mezza voce con rabbia: “Dirigiamoci verso il concessionario. Con te nei paraggi, prima o poi doveva succedere. E’ arrivato il momento di cambiare auto.”

Riccardo Cremonesi 5B

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