Vola Via Libera, Donna Cannone!

Panegirico alla Donna Cannone e alla sua libertà.

Era da qualche tempo che nel piccolo paesino in cui avevo trascorso gran parte della mia esistenza circolava la voce dell’arrivo di una donna bellissima. Nessuno però alle mie – a mio modestissimo parere – giustissime curiosità seppe mai rispondere.

Fino a quel momento, la mia vita era stata interamente dedita alle parole: ci fosse stato un giorno in cui la testa avesse potuto vagare in elementi diversi da carta e inchiostro!

Purtroppo ultimamente – molto spesso, a dir la verità – cercavo delle soluzioni alla mia “apparente” perdita di creatività che avevo smarrito, ormai, da mesi. Ma invano.

Non ci fu un vero e proprio evento nefasto che segnò la mia fine. Un giorno mi svegliai e, uscendo di casa per svolgere le mie quotidiane mansioni, mi accorsi che la leggera brezza mattutina non mi accarezzava la nuca allo stesso modo del giorno precedente, che i fili d’erba umidi non mi solleticavano le caviglie come facevano appena attraversavo le grandi distese di verde che si stendevano come lenzuoli nelle vicinanze della cittadina e che il paffuto gatto rosso a guardia dell’ingresso dell’antica panetteria non mi guardava con i suoi occhietti sonnecchianti. Qualcosa si era guastato e non negli altri e nella realtà che mi circondava, ma in me: così, all’improvviso.

Mi ritirai immediatamente nella mia abitazione e lì passai un periodo di esilio autoimposto.

Avevo perso ogni cognizione del tempo. Era durato un’ora sicuramente, o forse due, o forse sto farneticando…è durato certamente un anno. E se fossero stati tre?

E’ durato fino a quando non è giunta a me questa notizia, appunto, come vi dicevo, quando una gran aria di festa si sparse per tutti i vicoletti freddi e umidi.

“Uno spettacolo mai visto prima” mi dissero “Rimarrai senza parole appena vedrai la Donna Cannone” continuarono.

Quel nome rimbombò nelle mura del mio studio e dalla finestra potevo vedere quel grande tendone azzurro cielo nel quale tutto – come mi avevano raccontato brevemente – prendeva vita.

Pensai molti giorni al da farsi, ma presi coraggio e una sera mi diressi in quel luogo. Era la serata conclusiva; pertanto l’affluenza sarebbe stata notevolmente abbondante.

Mi diressi verso quel grande spiazzo qualche minuto prima dell’orario indicato dal bigliettino che mi era stato recapitato e in quell’occasione riuscii a scorgere segni di un sentimento ormai perso nei visi familiari: un misto tra gioia e curiosità, e stravaganza nelle fattezze di quelli nuovi – molto probabilmente forestieri – pensai.

Eseguendo gli stessi movimenti delle persone prima di me nella folla in attesa di entrare, spostai il tendaggio pesante e, subito, si aprì di fronte a me un nuovo mondo del tutto sconosciuto: uno spazio immenso – pensavo dalla mia vista che fosse lungamente più piccolo – dove circolavano a destra e a sinistra esseri bizzarri dai caratteri esotici. Sentivo un fervore percorrmi tutta la schiena.

Mi affrettai a trovare una postazione ottimale per poter osservare tutto quello che sarebbe accaduto quella notte e descriverlo una volta tornata a casa, nei minimi dettagli.

Oh, che meraviglia il mondo e le sue diversità! Guardate quella tigre salterina e quel ragazzo che si accartoccia su se stesso, quel gruppo di baccanti a ritmo di Can Can e tutto questo piumaggio e luci e colori e magia.

Sentivo il fremito delle persone che non era per la scenetta divertente che si stava svolgendo in quel momento – due pagliacci coloratissimi in un minuscolo Maggiolino che continuavano a chiamare, chissà perché, Riccardo – ma per Lei, subito calata in un silenzio irreale mentre faceva il suo regale ingresso.

Era una donnina minuta – almeno così la vedevo dal mio posto – ma tanto graziosa. Insomma: come poteva essere lei la Donna Cannone?

Era aggraziata in tutti i suoi gesti, fluidi come onde, e sul suo viso vi era tutta l’esperienza di una vita.

Chi era questa creatura che aveva stregato un’intera comunità, se non l’intera umanità? Non potevo rispondere a questa domanda e tutt’ora mi mancano le parole. Continuai a stare in silenzio per ammirare il mondo che aveva creato dalla sua forza nascosta.

Il suo vestito brillava di luce propria, i riflessi oscillavano tra l’oro e l’argento come quel grande tubo che solo dopo identificai come un grande cannone. Camminava lentamente costeggiando il bordo dell’arena.

Vagai tra i miei scenari immaginati per altre ambientazioni di miei progetti e la collocai, con i suoi lunghi capelli sinuosi, tra i vasti campi di grano. Oh, Lei passeggiava tranquilla, quasi saltellando, e con il suo leggiadro tocco risvegliava i frutti svolazzanti della luna.[1] Ora inizia a correre e non guarda dietro di sé. Un’espressione di felicità le contorna il volto. Non era mai stata libera.

Poi ritorna qui davanti a me, davanti alle facce dei maligni e dei superbi, ha un momento di esitazione, ma non teme il futuro e nemmeno la sua tanto desiderata libertà.

Quindi viene sbalzata fuori dalla bocca ardente del suo strumento di scena e subito il pubblico abbraccia il suo viaggio, noncurante dell’imminente abbandono, con un applauso.

Squarciò quel cielo nero e volò via, senza ali. Volò via, libera per tutti noi! Libera di respirare, di correre, di ridere, di vivere senza reti che la tengano ancorata a questa immonda terra, libera di essere se stessa, libera di essere coraggiosa, libera di essere scompigliata dal vento notturno e dal vento della vita. Oh, Donna Cannone, quanto vorrei essere come te in questo momento!

Viva la Libertà che ti è stata ridata!

Non mi dilungherò a descrivere il terrore, le urla e il dolore che trasformarono le persone presenti quella sera, subito dopo la realizzazione della sua scomparsa, e non voglio neanche rubare la scena alla mia Donna Cannone. Quell’enorme mistero sparì dalle nostre vite tanto velocemente, quanto le aveva sconvolte con la sua bellezza.

Il mio stomaco era ormai aggrovigliato da tempo, perché la Donna Cannone aveva risvegliato in me un antico desiderio a cui non riuscivo a trovare un capo.

Giorni dopo l’avvenimento, riuscii a riprendere finalmente la mia penna; i miei movimenti, però, erano rallentati. Chiusi gli occhi come per ricordare i fotogrammi di quegli istanti – avrei voluto tanto tornare indietro a quei momenti – e iniziai a muovere la mia mano in una danza senza senso, fino ad ottenere un groviglio di parole. Le mie amate parole, che mi erano mancate tanto, quanto e come la Donna Cannone che ora vola via libera tra le stelle del mio cuore.

Butterò questo mio enorme cuore tra le stelle, un giorno:

Giuro che lo farò.

Beatrice Vitale 5B

[1] Si tratta del soffione, che nella sua fase finale assomiglia alla Luna e rappresenta la libertà.

VN:F [1.9.16_1159]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.16_1159]
Rating: 0 (from 0 votes)

Lascia il tuo commento per primo

Rispondi

L'indirizzo email non sarà pubblicato.