Sensazioni Livornesi.

Panegirico di una città di mare.

Per tre anni della mia vita sono stato accolto da questa misteriosa città: un porto sicuro in mezzo alla tempesta o una luce nell’oscura nebbia sono solo due degli infiniti modi per esaltare e descrivere l’estasi che provoca la sua vista.

Rifugio per i marinai da centinaia di anni, ma anche per tutti coloro che sono sempre stati discriminati e maltrattati dalle perfide genti, testimoniato dalla moltitudine di chiese di ogni professione, sia cattoliche sia protestanti, dalla magnifica sinagoga e dai numerosi cimiteri di molteplici religioni, come quello protestante detto “degli Inglesi” e quello ebraico detto “del Lupo”.

Livorno si rivela sempre portatrice di tolleranza e di civiltà, fin dalle leggi livornine del granduca Ferdinando I, rendendo libero da ogni pregiudizio questo sacro porto franco, rifugio per emarginati, per culture e sapere d’ogni luogo.

La sua storia le rende lode, ma sono e saranno i suoi abitanti e i suoi sacri spazi a renderla perenne nel tempo e nella memoria di inesperti e nuovi visitatori.

Come la città stessa, ogni livornese è sempre ospitale e gentile, disposto a mille conoscenze e ad aiutare sempre nei momenti di bisogno, chicchessia. Proprio come nel mio caso, quando sei un giovane ragazzo in una nuova città, sperduto e rattristato per la lontananza di tutti i tuoi amici, gli abitanti di Livorno portano sempre con sé una gioia di vivere e un bene verso il prossimo.

Piena di personaggi caratteristici come Fiorella, la famosa “chef”, dell’antica torteria da Gagarin, uno dei migliori luoghi dove poter gustare un 5e5, tipica pietanza livornese, o il “papa” simpatico venditore ambulante ormai cittadino onorario livornese, entrato nel cuore di tutti grazie alle sue speciali abilità di vendita di accendini personalizzati e alla sua costante presenza sulle pagine social dei livornesi, fino ad arrivare a personalità ancora più particolari, come lo “sceriffo”, storico personaggio visibile in centro, sempre travestito in uno stile misto da esploratore/cow-boy.

Livorno non sarebbe se stessa senza i suoi cittadini e i suoi cittadini, senza di lei, non sarebbero livornesi.

Ogni quartiere rappresenta un viaggio all’interno di una piccola parte della cultura livornese, dai caratteristici canali del quartiere Venezia, alle storiche mura della fortezza nuova e vecchia, che fanno viaggiare la mente del visitatore all’interno delle migliaia di storie che hanno caratterizzato questa città, come la leggenda del commerciante turco Ahmet che si crede abbia creato il “caciucco”, tipico piatto livornese a base di pasce, o la lotta contro i corsari barbareschi, che infestavano le acque del mar Tirreno, vinta da Ferdinando I e celebrata dalla statua dei Quattro Mori.

Non bisogna dimenticarsi dei quartieri più periferici, come la Rosa o Korea dove, nonostante un livello economico inferiore e retroscena complessi, come succede spesso in tutte le più grandi metropoli nei principali quartieri popolari, si misurano sempre una forte aria di ospitalità e di integrazione, perché lo spirito del tipico livornese permette di affrontare al meglio anche le situazioni più difficili, superandole insieme.

Nell’immagine comune di Livorno risulta immancabile la magnifica terrazza Mascagni che, con quella sua pavimentazione a scacchi e le onde che si infrangono su tutto il lungomare, incanta lo sguardo di tutti gli ammiratori di questo immane spettacolo.

La città dei motorini, chiamata così per essere una delle città con uno dei bilanci più alti di mezzi a due ruote per abitante, è inoltre resa ancor più bella dal caratteristico promontorio del romito, che affascina ogni visitatore grazie ad una serie di calette, come Calignaia e Cala del Leone, dove il classico livornese può spendere la giornata, invece di lavorare, seguendo il motto: “meglio disoccupati all’Ardenza che ingegneri a Milano”, che evidenzia ancora di più come la mentalità di un semplice cittadino livornese sia più saggiamente concentrata sul godersi la vita, piuttosto che sulla preoccupazione di un imprevedibile avvenire.

Andrea Magnoni 5B

 

P.S. Rimane fondamentale ricordarsi che tutte le precedenti descrizioni del carattere livornese valgono finché non ci si debba confrontare con un “contadinotto” pisano, per i quali è presente un risentimento, risalente a tempi antichi e ormai portato avanti in modo goliardico.

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