B.P: una vita per la Felicità.

La natura e il destino sono imprevedibili, poiché creano meraviglie e opere inaspettate cambiando da un attimo all’altro le concezioni, oppure distruggono in un secondo qualcosa che impiegò secoli per crearsi: chi avrebbe mai potuto credere che dalla guerra, che per comune idea è legata a distruzione e morte, potesse nascere o, meglio ancora, sorgere un movimento di pace e fratellanza nel mondo come lo scautismo?

Tutto questo ebbe origine da una solo persona, la quale diede tutto quello che poté, dedicò anima e corpo, senza richiedere nemmeno un’oncia indietro.

Una vita dura sin dalla nascita nel 1857, dodicesimo di quattordici figli e orfano di padre a soli tre anni. Non fu mai un grande studente, ma fu molto abile nelle discipline fisiche e nella cavallerizza, riuscendo a diciannove anni a diventare sottotenente del 13* reggimento Ussari.

Aveva una visione del mondo perbenista, perché credeva in una profonda uguaglianza e riporgeva in Dio ogni sua incertezza. Infatti diceva: “Farò in modo che i poveri siano ricchi quanto noi. Essi debbono, come noi, avere diritto alla felicità. Tutti coloro che traverseranno un crocicchio daranno un po’ di denaro ai poveri spazzini e ringrazieranno Dio per ciò che egli ha loro donato. Dio ha fatto i poveri e i ricchi, ma io vi posso dire che si deve fare per essere buoni. Bisogna pregare Dio tutte le volte che si può; ma, dato che non si può essere buoni solamente pregando, bisogna anche sforzarsi e fare di tutto per arrivare ad essere buoni”.

Si evince come quest’uomo non ritenesse solo la bontà della carità, pilastro della Chiesa, ma la buona azione intesa come fatica, sudore in prima persona. Lo scout ha sempre le maniche alzate perché deve essere sempre pronto a lavorare, sporcarsi e mettersi in gioco; riprende così dalla nobile cultura latina il motto che ogni esploratore dovrebbe portare, con proprio orgoglio, sulle spalle “Estote parati”.

La sua vita continua tra avventure e peripezie, dall’Irlanda all’Africa, da vero viaggiatore, gli fece bruciare velocemente le tappe avanzando di importanza nei ranghi militari, grazie alle sue grandi doti di stratega e di oratore.

Spedito nel 1883 in Africa causa le tensioni tra Boeri ed Inglesi, situazione in cui riesce a mantenere la pace, non era soddisfatto del successo e decise di risalire l’Africa per alimentare la sua voglia di avventura e scoperta. Osservava le popolazioni locali e ne faceva suoi i modi e i costumi, proprio come il grande Cesare rispettava e pregava gli Dei nemici prima delle battaglie: un uomo assetato di conoscenza.

Fu ammirato dagli stessi indigeni per le sue personali doti di cacciatore e per come riusciva a spostarsi silenzioso e agile come un predatore, tanto che gli diedero il soprannome di “M’HLALA PANZI”, ovvero “l’uomo che si sdraia per uccidere”.

Venne incaricato di molte missioni di spionaggio contro potenziali eserciti nemici, come quelli di Russia o Germania, che portò a termine con estremo successo. Fu così scaltro che persino gli storici non sono esattamente a conoscenza di quello che abbia compiuto.

Ebbe molteplici riconoscimenti: i Matabele lo nominarono “IMPEESA”, “L’animale che non dorme”, ma il più onorevole fu quello ricevuto dalla Regina Vittoria, che lo insignì del titolo di Lord.

Recatosi in territorio Boero, l’ormai comandante dei Dragoni Verdi vi stanziò un accampamento e, dato che era dotato di forte acume, decise di far sfollare donne e bambini verso Città del Capo, pagando di tasca propria i biglietti del treno a tutti gli sfollati.

Il 9 ottobre del 1889 la guerra ebbe inizio: i boeri assediarono Mafeking e la resistenza durò 217 giorni concludendosi con la “Notte di Mafeking” e le grande esultanza degli Inglesi. Il comandante non mancò di superbia; infatti, durante il periodo dell’assedio, fece stampare francobolli e banconote con la sua stessa immagine invece di quella della regina.

Lo stesso Churchill riconobbe il valore di questo individuo e scrisse sulla vicenda: “Quando la notizia giunse in Inghilterra, le vie di Londra divennero impraticabili per la folla, e il fiume dell’entusiasmo patriottico londinese dilagò in una inondazione di gioia infantile, delirante, incontenibile, come in seguito non dovevano più capitare fino alla notte della vittoria della Prima Guerra Mondiale”.

Dopo questa vittoria abbandonò la sua carriera militare per dedicarsi alle nuove generazioni che negli anni avevano incominciato a leggere le sue storie, i suoi racconti e la sua filosofia di vita con entusiasmo e coraggio. Fino al suo ultimo giorno su questa terra non rimpianse le sue scelte e il suo irrefrenabile desiderio di raggiungere questo bene che, con animo, augurava al prossimo.

Non è un caso che fino a questo punto il suo nome non sia stato detto, perché non interessava che rimanesse quello che lui era, ma quello che professava.

Sui suoi scritti ricorre la firma B.P. ovvero “Be Prepared”, significato che a lui stava molto caro, ma stanno anche per Baden-Powell.

Per racchiudere quello che B.P. fu e continua ad essere, lo scout moderno assimila quello che lui ha scritto e ne fa tesoro. Come sua ultima eredità ci lascia la promessa che scrisse e pronunciò:

“On my honour I promise that i will do my best.

To do my duty to God and the King.

To help other people at all times

To obey the Scout Law.”

B.P.

Matteo Intili 5B

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