Israele.

Molto spesso sentiamo parlare dello stato di Israele e di varie problematiche geopolitiche e storiche legate ad esso, ma non siamo sempre in grado di comprenderne i motivi. Se la ragione della maggior parte degli odierni conflitti è radicata nella Storia, forse sarà ora di raccontarcela un po’ meglio.

Tutto ebbe inizio nel 70 d.C. quando gli antichi romani, a causa di alcune proteste, cominciarono a perseguitare il popolo israeliano e le truppe di Tito distrussero Gerusalemme ed il suo tempio, di cui oggi rimangono solo le fondamenta. Il resto del tempio viene oggi chiamato Muro del Pianto e viene utilizzato dagli ebrei per pregare, ritenendolo il più sacro che esista.

Sentendosi minacciati, gli ebrei emigrarono prima verso il nord Africa e l’Asia minore e, nei secoli successivi, anche in Spagna, Polonia, Inghilterra e Russia. Questo fenomeno di migrazione è chiamato Diaspora Ebraica. In questi secoli molti israeliani fecero la loro fortuna lavorando in banche e gioiellerie.

Dal 1881 al 1921 vi fu in Russia il fenomeno dei Pogrom, cioè “devastazione” in Russo, con cui vengono indicate le sommosse popolari verso minoranze religiose avvenute nel corso della Storia, in particolare le sommosse antisemite. Il termine era originalmente utilizzato per riferirsi agli attacchi, spesso con l’appoggio delle autorità, nei confronti della minoranza ebraica, e ai conseguenti massacri e saccheggi.

Dopo varie discriminazioni, il sentimento per la loro lontananza dalla terra santa sfociò nel movimento sionista, ovvero in un rifiuto dell’Europa a danno del popolo israeliano. In seguito a molte proteste dei sionisti, nel 1917 gli inglesi formularono la Dichiarazione di Valfour, dando agli ebrei un ‘’focolare nazionale’’ in Palestina.

Fu proprio la loro importanza economica in Germania che portò Hitler a perseguitare gli ebrei durante il periodo nazista, ritenendoli le sanguisughe della Germania stessa. In questo periodo molte comunità ebraiche vennero sterminate nei campi di concentramento e limitate nei ghetti, presenti in tutte le grandi città di quasi tutta Europa. Questo fenomeno, che durò dal 1933 al 1944, è chiamato Shoah, ovvero “catastrofe, distruzione”.

Molti, perciò, emigrarono negli Stati Uniti d’America, mentre altri, essendo diventati molto ricchi, acquistarono legalmente parecchi territori della terra a loro promessa, a quel tempo occupata dai palestinesi di religione musulmana, allora molto poveri, i quali accettarono di vendere i loro territori per soldi. La situazione, però, dopo alcuni anni si ribaltò e gli ebrei avevano letteralmente comprato quasi tutta la Palestina.

Con la loro maggioranza spesso ci furono delle discriminazioni verso le persone musulmane, le quali non avevano diritti. Scontenta, la comunità musulmana emigrò lentamente in Giordania e Libano. I palestinesi rimasti iniziarono a fare qualche piccola protesta ma, non avendo armi ed essendo quasi una minoranza assoluta, non arrecarono grandi problemi al nascente Stato d’Israele. Gli ebrei avevano l’appoggio di Unione Europea e Stati Uniti ed erano dotati delle migliori armi e tecnologie del tempo; mentre i palestinesi avevano l’appoggip di tutti gli stati musulmani del nord Africa e dell’Arabia ma, essendo molto poveri, erano sprovveduti militarmente e tecnologicamente.

Il Sionismo stesso è un rifiuto culturale e religioso da parte dell’Europa; d’altronde, come il nazionalismo arabo o palestinese, nato apposta per contrastare questo fenomeno. Lo stesso nazionalismo arabo nel 1936 fece scoppiare rivolte in tutto lo stato di Palestina a causa della cosiddetta ‘’Commissione Peel’’, ideata dall’omonimo personaggio britannico e che si proponeva di dividere in due parti distinte la Palestina di allora: quella più settentrionale, con i terreni più fertili e il clima più mite sarebbe andata ai Sionisti, mentre la fetta maggiore di territorio, più a sud e a carattere generalmente desertico sarebbe andata agli arabi. Alla fine la Commissione non venne mai adottata a causa di un rifiuto sia da parte araba, che da parte sionista.

Nel 1945, sul tramontare della Seconda Guerra Mondiale, Ben Gurion, uno tra i principali esponenti del Sionismo, iniziò una lotta contro la dominazione britannica affinché venisse formato uno stato ebraico nei territori dello stato di Palestina, contando anche sull’appoggio di Stati Uniti e Unione Sovietica. A seguito di questo atto nacque la Lega Araba, alleanza militare formata da tutti i paesi di religione islamica che erano contrari al Sionismo.

Correva l’anno 1947 quando l’ONU, cioè l’Organizzazione delle Nazioni Unite da poco fondata, decise di votare la ‘’Risoluzione 181’’ con cui veniva proposta la divisione dei territori Palestinesi in due parti. Le idee sui territori da concedere a una fazione e all’altra, però, erano ancora poco chiare e la Risoluzione 181 finì per cadere nel vuoto, anche a causa delle problematiche legate alla da poco scoppiata Guerra Fredda.

Nacque così un primordiale Stato di Israele, ma non quello di Palestina, che brancolava ancora nel vuoto in termini di organizzazione politica. Ciò portò l’anno seguente allo sfociare della tensione tra i due popoli, con il conseguente scoppio di un conflitto armato denominato Israelo-Palestinese-Arabo, in cui a fronteggiare il neonato esercito di Israele, supportato dagli ebrei statunitensi, vi era un esercito congiunto formato da Egitto, Palestina, Giordania, Siria e Iraq. Le sorti del conflitto voltarono in meno di un anno a favore di Israele, che vinse grazie soprattutto alle tecnologie avanzate forgiategli dagli Stati Uniti. Molti arabi vennero cacciati al di fuori dello Stato, altri lo abbandonano e, a lasciare complessivamente il Paese alla fine della guerra, vi furono circa mezzo milione di persone, la metà della popolazione araba totale all’epoca.

Molti sfollati palestinesi si stanziarono in Cisgiordania, landa desertica spopolata adiacente a Israele, e a Gaza, striscia costiera con un’estensione di circa 360 km2. Nel 1949 venne stipulato un armistizio tra le parti in causa, in cui il re Egiziano Abdullah Hussein annetteva al suo emirato la Striscia di Gaza, la Cisgiordania e Gerusalemme Est, popolata prevalentemente da arabi.

Ad aumentare le tensioni tra mondo ebraico e mondo arabo vi fu la Crisi di Suez nel 1956, in cui Israele, Francia e Gran Bretagna aprirono le ostilità militari contro l’Egitto, al tempo governato dal generale Nasser, poiché quest’ultimo l’anno stesso aveva stipulato con l’Unione Sovietica un accordo in cui la stessa si impegnava a fornire finanziamenti e materiali per la costruzione di una diga in Egitto, quella fondamentale di Assuan. Al tempo, oltre al traffico di materiali per la diga, arrivò però un gran numero di armamenti all’Egitto, che scatenò quindi una vera e propria guerra in cui Israele conquistò i territori di Gaza e del Sinai. Stati Uniti e Unione Sovietica posero fine al conflitto ripristinando gli equilibri geopolitici nella zona ed obbligando Israele a ritirarsi dai territori conquistati.

Nel 1967 scoppiò la Guerra dei 6 Giorni, che si aprì con un attacco preventivo di Israele a Gaza, nel Sinai, sulle alture del Golan, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Nel corso degli anni Israele stesso investirà molte risorse nei territori conquistati e soprattutto nel popolamento e nel sistema agricolo degli stessi, nonostante l’ONU avesse approvato ben due risoluzioni, la 238 e la 242, in cui esortava esplicitamente Israele a restituirli. I cosiddetti ‘’Territori’’ vennero sgombrati da Israele solo nel 2005.

Nel 1973 scoppiò la guerra dello Yom Kippur, festività ebraica che prevede l’espiazione di tutti i peccati e in cui nessun ebreo lavora, nemmeno i militari. L’Egitto, comandato dal generale Sadat, attaccò a sorpresa Israele il giorno stesso, cogliendo allo sprovvisto le forze militari israeliane che, nel giro di poche settimane, però, si riorganizzarono e finirono per vincere il conflitto. Nonostante ciò, l’iniziale vittoria araba venne molto propagandata e Sadat venne quasi divinizzato da tutto l’Islam. A seguito di questo breve conflitto, molti paesi arabi produttori di petrolio convinsero l’OPEC, ovvero l’organizzazione dei paesi esportatori di petrolio, a ridurre le esportazioni verso l’occidente e ad innalzare i prezzi per sostenere la causa palestinese, producendo così uno ‘’shock petrolifero’’ in cui, nel biennio dal 1973 al 1975, il prezzo del petrolio decuplicò da 4$ a 40$ al barile.

Nel 1975 scoppiò una guerra civile in Libano, per via delle troppe religioni concentrate in uno Stato così ristretto. Nel 1976 intervenne militarmente la Siria e nel 1978 Israele: poiché molti dei libanesi stavano compiendo atti di guerriglia armata verso quest’ultimo, tutta la zona del Libano meridionale, collocata al confine settentrionale di Israele venne invasa e chiamata ‘’Fascia di sicurezza’’. Nel 1982 vennero inviati i ‘’Caschi Blu’’ dell’ONU, militari a schieramento neutrale con lo scopo di ristabilire la pace, la cui maggior parte era italiana, che riuscirono a porre fine con successo al conflitto che stava scoppiando.

Nel 1979 Israele stipulò con l’Egitto degli accordi di pace, detti accordi di ‘’Camp David’’ e nel 1994 ne vennero stipulati altri ancora con la Giordania, in cui Israele si sarebbe impegnato a cedere una parte dei Territori in cambio di pace e di relazioni stabili.

Nel 1987 vi fu quella che prese il nome di Prima Intifada, dall’ebraico “brivido”, ma anche chiamata Rivolta delle Pietre, visto che consiste nel lancio di sassi alle truppe israeliane da parte di ragazzi o, addirittura, bambini palestinesi. La scelta dell’atto di mandare un giovane a tirare i sassi sta nel senso di pietà che costui poteva incutere verso i soldati israeliani e nel fatto che essi potessero infliggere danni corporei limitati a quest’ultimo, non facendogli quindi perdere la vita, ma semmai solo spezzandogli qualche osso, come accadde effettivamente.

Nell’anno 2002 si verificò la Seconda Intifada, causata dal blocco economico imposto da Israele verso la Striscia di Gaza: Gaza, infatti, è da sempre stata la base da cui si compivano gli atti di guerriglia verso Israele e da cui, nel caso della Seconda Intifada, partivano i primi missili palestinesi, ancora molto rudimentali. Nel 2018 si verificò anche una Terza Intifada a causa dello spostamento dell’ambasciata statunitense, voluto dall’allora presidente americano Donald Trump, dalla città di Tel Aviv a quella di Gerusalemme, contesa tra ebrei e arabi.

Dal 2018 ad ora la situazione non è cambiata e atti di guerriglia come quelli precedentemente citati si verificano quotidianamente.

Ludovico Bianchi e Matteo Robustelli 1F

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