Run, Ludovico Einaudi (2.01-4.03).

Esperimento n°3 di traduzione a parole di un brano musicale

(2.01) La pace risplende come il sole sopra un campo fiorito. Si cammina, si mangia, si gioca, ci si diverte e ci si rilassa, perché tutti i problemi del mondo sembrano aver cessato di esistere. Sembra che nessuno possa portare via quello stato di beatitudine che si prova in momenti come questo.

(2.25) Poi, d’improvviso, si inizia a respirare un’aria di tensione, come se il pericolo fosse nascosto dietro l’angolo e l’unica cosa che si possa fare per sfuggirgli sia correre. Un brivido fugace percorre la pelle, forse causato dalla paura o forse dall’adrenalina.

(2.42) Ma si tratta di un falso allarme: la giornata continua e, con la stessa delicatezza con cui tutto era iniziato, arriva la notte, accompagnata da sogni beati, con la quale ogni cosa torna normale.

(2.55) Di colpo è mattina e torna ad essere percepita la stessa tensione del giorno prima: forse i brutti presentimenti non erano infondati. Bisogna iniziare a correre, correre, correre sotto il sole, nel verde immenso della natura. Il corpo è pervaso da tanti stimoli diversi e, alla paura e all’incertezza, si unisce la fatica, sempre più insistente.

(3.17) Progressivamente il pericolo sembra moltiplicarsi ed incombere da più parti. La corsa si fa sempre più sfrenata e, più si corre, più ci si inoltra in una natura incontaminata, grandiosa e, nello stesso tempo, spaventosa, senza una direzione precisa o una meta da raggiungere. La fuga in questo luogo sublime toglie il fiato, il cuore galoppa e le gambe continuano a muoversi solamente grazie alla spinta della paura.

Alla fine, tutto d’un tratto, non c’è più spazio per correre: davanti si apre il vuoto e le gambe si arrestano di botto sull’orlo di un precipizio, mentre il cuore, al contrario, accelera ulteriormente. (4.03)

Andrea Castelli 4G

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1 Commento

  1. Molto bella la descrizione e coinvolgente, correvo col pensiero mentre leggevo.

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