Oggi Siria.

La Siria è tutt’ora in un forte clima di tensioni. I continui scontri tra l’esercito di Bashar al-Assad e le milizie di natura rivoltosa verso la politica portata avanti dal dittatore siriano, e iniziata da suo padre Hafiz al-Assad, sono ancora in atto.

Nel Paese la guerra è iniziata nel marzo 2011, quando migliaia di siriani cominciarono a protestare per la libertà di voto e contro il regime autoritario di Assad, chiedendo anche più democrazia sulla scia della cosiddetta “primavera araba”.

Nel corso del tempo, la guerra si è piano piano trasformata in qualcosa di diverso: dalla parte del regime sono intervenuti Russia, Iran e molte milizie sciite straniere, mentre tra i ribelli hanno cominciato a combattere anche diversi gruppi jihadisti.

Tutta la situazione in Siria è stata complicata dal ruolo sempre più importante assunto sia dall’ISIS, sia dai curdi, questi ultimi appoggiati dagli Stati Uniti.

Oggi, dopo la vittoria di Assad nell’importante battaglia di Aleppo, la sopravvivenza del regime siriano di Damasco non è più in discussione, ma la pace sembra una prospettiva ancora molto lontana.

Di conseguenza, la guerra in Siria è diventata il conflitto più mortale del secolo. Gran parte del Paese è stato distrutto dai combattimenti, inclusi i 6 siti Patrimonio dell’Umanità.

La pandemia, che nel 2020 ha colpito il mondo, non ha risparmiato neppure questo territorio, complicando una situazione drammatica, già definita nel 2017 dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani “il peggior disastro causato dall’Uomo dopo la Seconda Guerra Mondiale” con 9,3 milioni di persone che soffrono di insicurezza alimentare e 4,5 milioni di bambini che soffrono la fame.

Dal maggio 2021 il governo di Bashar al-Assad e dell’esercito nazionale supportato da Hezbollah libanesi, Iran e Russia (che offrono sostegno e personale militare sul campo) controlla la maggior parte del Paese.

Diritti sia di bambini, sia donne violati, perché da oltre ormai dieci anni è la parte più povera della popolazione a risentire maggiormente dei continui scontri che avvengono nel Paese. Ma non c’è solo la crisi umanitaria a far soffrire i siriani: dopo 10 anni di incessante conflitto, continuano i bombardamenti, gli arresti arbitrari, le torture nelle carceri e l’assedio di intere aree, che provocano gravissime conseguenze per i civili più fragili.

Le maggiori zone di crisi sono a Daraa al Barad, dove sono stati registrati 38 mila nuovi sfollati, e a Idlib e nella sua provincia, dove milioni di sfollati vivono in condizioni di profonda precarietà, schiacciati da un lato dai bombardamenti russo-governativi, dall’altro dalle violenze e dagli attentati dei gruppi terroristici sostenuti dalla Turchia.

Lo scenario che si profila è simile a quello afghano, con migliaia di vittime, milioni di profughi e altrettanti sfollati. Da non dimenticare, le statistiche più difficili da riportare, ma ugualmente drammatiche, come il numero delle bambine costrette a matrimoni precoci e dei bambini costretti all’arruolamento, in una generazione che potremmo dire “conosce solo ed esclusivamente la guerra”.

Davide Tancredi 1F

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