Ocean.

Esperimento n°6 di traduzione a parole di un brano musicale

Composto dall’artista australiano John Butler, “Ocean” è un brano che viene eseguito suonando una chitarra a dodici corde con la peculiarità di avere una corda mancante. Essendo un pezzo molto lungo (della durata di circa 12 minuti), l’artista, nelle performances live, spesso ne cambia alcune parti rendendolo un molto dinamico e sorprendente.

Non si può dare un’interpretazione unica a questo suo capolavoro, perché vi sono espresse tutte quelle emozioni che non possono essere definite a parole, come se fosse la colonna sonora di una vita.

Gli accordi mutevoli trasmettono un senso di impotenza e rassegnazione di fronte ai fenomeni della natura: che siano benevoli o meno non importa, poiché l’uomo può solo accettarli e imparare a cavalcarne l’onda.

Durante l’ascolto, grazie ai numerosi cambi del ritmo, siamo portati a riflettere su quanto il futuro sia imprevedibile, come le onde in un oceano, nel quale convivono quiete e tempesta, pace e sofferenza, bellezza e orrore. L’immagine dell’oceano riesce, infatti, a riunire in sé numerosi sentimenti, che visti insieme costringono l’uomo a prendere atto della propria piccolezza, suscitando allo stesso tempo terrore e commozione.

Il brano restituisce esattamente questo: un susseguirsi di emozioni, a volte più delicate e, a volte, impetuose e travolgenti.

Essendo un pezzo di libera interpretazione, la descrizione che segue è solo frutto di un personale punto di vista.

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“L’inizio richiama l’immagine dell’alba vista da una spiaggia, la bassa marea e la luce rosa riflessa dalle nuvole.

L’oceano, però, non è un mare addomesticato, non si ferma e nemmeno tu puoi fermarti: è l’inizio di un cammino che poi diventa corsa.

Rallentando, i sensi sono amplificati: la sabbia sotto i piedi, il vento che ti sospinge, il riverbero del sole sull’acqua increspata: sembra tutto più reale.

E poi cambia di nuovo il ritmo e la sensazione è quella di essere in piedi sulla superficie mossa dalle onde, mentre cerchi di mantenere l’equilibrio: un sentimento di ansia ed eccitazione che generano scariche di adrenalina.

Un climax che ricorda un’onda che va crescendo e finisce con l’infrangersi violentemente sugli scogli, facendo volare via i gabbiani che stavano riposando, per poi dissolversi e ritornare alla calma ritmica dettata dalla brezza.

È di nuovo una corsa che ti lascia senza fiato, perché i polmoni bruciano per l’aria fredda, ma la sensazione di libertà crea troppa dipendenza per lasciarla andare. Solo alla fine sei costretto a fermarti con le lacrime agli occhi e vedi i gabbiani che planano sfidando le correnti per lanciarsi, infine, in picchiata tra le onde.”

Rachele Lualdi 4G

Link per ascoltare il brano: https://youtu.be/jdYJf_ybyVo

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