La caduta del centro del mondo.

Arsenios= Le alture di Sparta risplendevano all’alba, baciate dai primi raggi del sole, che conferivano ad esse un colorito rossastro, furioso, probabilmente un segnale di buon auspicio del nostro Sacro Protettore dall’Elmo Splendente, Ares figlio di Zeus Tonante.

Questo sarebbe stato un giorno importante per me e per i  miei uomini: dovevamo infatti arrivare ad Atene, anche se sarebbe stato meglio vivere in pace con Egle, la mia amata dalle candide braccia.

Ad Atene dovevamo discutere con i sommi capi, figli della Divina Atena Pallade, delle mercanzie e trattare per trovare un compromesso sulla questione del piccolo ma furente esercito appena sorto sulle montagne macedoni.

Ci penso ancora e, infine, mi alzo dal mio letto nuziale, ma da solo. Mia moglie l’avevo lasciata a Taranto per proteggerla da questa situazione instabile e pericolosa.

Noto con piacere che la giornata è limpida e mi chiedo se gli Dei oggi siano dalla mia parte; mi lavo, mi curo la barba, indosso la mia armatura cerimoniale e mi preparo con l’elmo sottobraccio a salutare i miei soldati.

Appena uscito dal mio alloggio si leva un fiero grido: “Sommo capo Arsenios, che gli Dei ti benedicano e ti accompagnino nella missione!”.

Serrati nei ranghi, stavano tutti i miei soldati disposti in fila quasi come pronti ad attaccare: li guardai negli occhi uno ad uno; dunque li ringrazio, mi avvio verso il punto di ritrovo e parto per il mio viaggio, ordinando però di attraccare prima sulle coste italiane, per dare il saluto alla mia fedele moglie.

Egle= Mi sveglio ancora una volta da sola, pensando al mio adorato Arsenios. Non so se essere grata o delusa dagli Dei perché qui sto bene e mi sento a casa, ma il mio cuore non può reggere pensando ad Arsenios impegnato a combattere contro innumerevoli minacce sotto lo sguardo dell’immenso Ares Distruttore.

Cerco di scacciare dalla mia mente queste preoccupazioni e, dopo poco, vengono a riferirmi che una nave da Sparta sta giungendo, ma non si fermerà per molto, solo una notte, anche se avrei preferito rimanesse per sempre.

Arsenios= Il cuore mi batte forte nel petto, pronto ad abbracciare la mia amata, ma l’istinto mi distoglie da questi innumerevoli pensieri  e mi costringe a concentrarmi sul mio compito, per il bene del mio popolo e della mia Egle.

Sento gli Dei guardarmi dall’alto e proteggermi, ma non mi sento sicuro lo stesso, nonostante la resistente e bronzea corazza che vesto, ricamata da fili dorati e lucenti.

La nave attracca e, impazientemente, scendo a terra.

È lì che la vedo: con i suoi lunghi e biondi capelli sciolti al vento, che mi aspetta.

Subito la vado a stringere tra le mie potenti braccia, tenendola sotto il calore da esse scaturito.

Subito, però, siamo costretti a scioglierci.

Le chiedo contento di vederla: “Egle, moglie mia, è passato tanto tempo. Mi sei mancata. Grazie agli Dei, sei sana e in forma”.

Lei però si oscura in volto e abbassa lo sguardo: “Anche io sono felice di vederti, ma non lasciarmi più da sola: fammi venire con te”.

Dopo aver discusso su quanto fosse pericoloso il suo desiderio, mi accorgo che il Divino Apollo, Signore del Sole, ha lasciato le redini del suo Sacro Carro e sta cedendo spazio alle tenebre.

“Egle, che ne dici di andare a dormire? Domani ne riparleremo”, invece avrei preferito dimenticare questo suo desiderio e tenerla qui al sicuro.

I servitori ci preparano l’alloggio e io, felice, mi addormento pensando a quanto mi era mancato dormire insieme a mia moglie.

Athenogene= Mi sveglio: è un giorno nuovo e oggi ci sarà l’incontro con Arsenios, capo militare degli spartiati, per discutere sulla questione macedone.

Guardando sulla costa affermo: “Sono in ritardo i figli di Ares Conquistatore”.

Poche ore dopo, noto 200 navi spartane, dalla classica vela tinta di un rosso rabbioso e bellicoso che contraddistingueva da sempre le loro navi, con a bordo soldati armati.

Scendo e, da buon servitore degli Dei, offro tutta la mia disponibilità agli ospiti, mantenendo però il grado di democratico e capo politico.

“Arsenios, figlio di Ares, la Sacra Athena dagli Occhi Scintillanti ed io, ti diamo il benvenuto”.

Noto con stupore che c’è anche una donna, ma senza fare domande, deduco semplicemente sia la moglie del comandante.

Comando allora: “Signora, mio privilegio lasciarla con le mie suddite e lasciarle visitare la nostra città; cotanta raffinatezza non deve subire danni da discorsi così da uomini”.

Dunque, dopo aver chiamato due donne, entriamo nel palazzo e iniziamo la discussione.

Egle= Guardo mio marito entrare nell’Agorà e mi sento quasi spaventata dalla sua sicurezza, armato e splendente così tanto da sembrare Ares Impietoso in persona.

Con la mente avvolta da mille preoccupazioni, mi dirigo verso la costa, ad ammirare le onde che si infrangono sugli scogli appuntiti come lance.

Guardando, però con occhi più attenti, noto delle figure all’orizzonte e, con orrore, riconosco le vele dorate delle navi macedoni farsi sempre più grandi.

Disperata, chiamo il mio seguito dato da Athenogene e cerco di raggiungere l’Agorà insieme ad esse per avvertire del pericolo e sperare che qualcuno mi creda.

Athenogene= “Arsenios, dunque, credi che dovremmo attaccarli ora?”.

Lo guardo con fare enigmatico e nascondendo la paura di una possibile risposta contraria.

“Esattamente, ora che sono ancora giovani e soprattutto pochi, potremmo attaccarli e puntare sulla superiorità numerica dei nostri eserciti uniti”.

Cerco di replicare, ma delle urla mi sconcertano e sento odore di fumo.

Un incendio.

Un incendio era scoppiato al centro del palazzo e altre frecce infuocate continuavano a cadere dal cielo; per un attimo pensai che l’Arciere Apollo ci stesse in qualche modo punendo, poi però capii che le frecce venivano da delle navi in mare dalle strane vele auree.

Frecce macedoni.

Scappiamo e notiamo che le nostre difese faticano a contenere la minaccia; stavamo per essere sopraffatti da un attacco a cui eravamo completamente impreparati.

Subito urlo: “Arsenios, tua moglie!”.

Vidi Egle con la coda dell’occhio soccombere a causa di una trave caduta su di lei per via dell’incendio e spirare sul colpo.

Arsenios= Sento Athenogene urlarmi qualcosa di incomprensibile nel caos generale. Poi capisco che mi aveva chiamato per mia moglie.

Vedo Egle infatti morta, innocente.

“Era scappata su per l’Agorà, ma avrebbe dovuto scappare verso est”.

In collera con gli Dei, mi dirigo verso il centro del conflitto, facendomi strada con la mia spada insieme ad Athenogene che, non avendo avuto il tempo di indossare l’armatura, aveva rimediato un arco e delle frecce da un guardiano ateniese caduto.

Arrivo e vedo un mostro: un mostro dalle sembianze umane, che i suoi guerrieri chiamano “generale splendente Filippo”.

Mi pervase nel corpo un istinto animale di pura rabbia, Ares Furente mi aveva donato tutta la sua forza, volevo vendicare mia moglie più di ogni altra cosa uccidendo quel miserabile che chiamavano Filippo.

Avanzai ancora, Athenogene si era appostato su una piccola altura formata da tre travi cadute durante gli incendi; l’odore di fumo mi penetrava e pungeva il naso, ma continuavo a combattere e ad avanzare senza distogliere lo sguardo dal mio obiettivo.

Fu quello il mio errore.

Sentii un forte dolore dietro la schiena, un dolore bruciante, lancinante. Mi ero distratto. Erano riusciti a trafiggermi con le loro lance.

Caddi in ginocchio continuando a guardare quel mostro che guidava i suoi uomini e distruggeva tutto ciò che incontrava.

Poi vidi Athenogene anche lui cadere trafitto dalla spada di un soldato macedone.

L’ultima cosa che vidi fu lo spettro di mia moglie Egle prendermi per mano e portarmi via con se.

Athene, la città che per anni aveva imposto il suo dominio culturale e politico, la città più potente del mondo, era caduta per mano di bestie appena nate.

 

 

Ho deciso di non seguire la linea storica perché, dato che Athene non verrà mai distrutta dai macedoni, consapevole delle mie parole, ho preferito così per dare un movimento, dinamicità e senso di periodo di guerra come allora, cambiando in questo modo la vicenda e teatralizzandola per questo unico scopo.

Davide Tancredi 1F

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