L’Après-midi d’un faune.

Dalla poesia al poema sinfonico.

Una tra le opere più famose del noto poeta “maledetto”, Stéphane Mallarmé, è senza dubbio il poema “Il pomeriggio di un fauno”, scritto nella sua versione definitiva nel 1876.

L’opera descrive le esperienze sensuali, ricche di insuccessi, di un fauno, risvegliatosi dopo un sonno pomeridiano denso di sogni irrealizzabili. Tutto il racconto è avvolto in una sorta di monologo sognante che descrive un incontro, o un immaginario incontro, con le ninfe.

Agli inizi degli anni novanta dell’Ottocento, il compositore Claude Debussy, insieme allo stesso Mallarmé, creò la composizione orchestrale per la nota opera del poeta, nominandola “Prélude à l’après-midi d’un faune”. La partitura del Prélude è molto lineare; I metri utilizzati sono vari, ma predominano il 9/8, il 12/8 e il 6/8. Questa grande differenza del ritmo, all’interno del brano, servirebbe per ricreare la visione confusionale che ha il fauno durante l’incontro con le ninfe. Allo stesso modo, il trambusto quasi angosciante può essere visto nell’opera di Mallarmé attraverso la lunghezza variabile delle strofe, le quali sono lunghe e corte e presentano delle pause consistenti. Il lavoro del poeta francese sembra quasi composto a fatica; ricorda al lettore un testo posto insieme attraverso varie difficoltà, che sottolineano la difficile linearità raggiunta dall’opera. Questo aspetto è una chiara conseguenza del fatto che il poeta abbia impiegato quasi dieci anni per completare la poesia.

Anche per Debussy creare una composizione orchestrale non fu affatto semplice; infatti, per un impreciso periodo, rinviò e annullò il progetto, probabilmente perché non aveva ancora scritto gran parte della musica che, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto avere una forma di trittico: “Prélude, Interlude et Paraphrase finale sur l’Après-midi d’un faune”.

Interessante, tra i due adattamenti artistici, è la differenza di linguaggio all’interno delle due opere. Nella poesia di Mallarmé, la parola del fauno è parte centrale e fondamentale del poema, il quale illustara allo spettatore le sue gesta e i pensieri che lo affliggono, come l’amore per le ninfe. Nella composizione orchestrale, invece, Debussy non ha posto neanche una voce e, per tale ragione, l’ascoltatore deve comprendere i sentimenti del protagonista e le sue azioni attraverso gli strumenti, le note e il ritmo. L’utilizzo e la rimozione della parola all’interno di queste opere ci fanno comprendere rispettivamente la concretezza e l’astrattezza del passaggio dei sentimenti tra il fauno e lo spettatore. Questo fattore influenza anche la visione del pubblico, perché in caso di assenza di linguaggio è inevitabile una visione più soggettiva dell’opera musicale, rispetto alla poesia. Infatti, grazie alla poesia di Mallarmé, l’ascoltatore ha a disposizione una “linea guida” per comprendere meglio le emozioni e gli eventi che il poeta vuole trasmettere; con l’opera sinfonica, invece, il pubblico non può detenere alcun tipo di agevolazione, se non una minima conoscenza precedente dell’opera.

Questi lavori ottennero un vasto successo in tutto il mondo e vennero ripresi da vari artistie. Un noto esempio italiano è Franco Battiato, il quale, nella sua canzone “Serial Killer”, descrive degli attimi di sonno del fauno, che sogna momenti della natura che desidera vivere, fino al suo dolce risveglio.

Riccardo Cremonesi 5B

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