Miyazaki: Visionario piedi a terra e sognatore pragmatico.

Breve analisi della vita del grande maestro dell’animazione giapponese.

Hayao Miyazaki, nato il 5 gennaio 1941 a Tokyo, è forse il regista giapponese più conosciuto nel mondo dell’animazione.

Le sue opere sono state acclamate sia dal pubblico che dalla critica internale e uno dei suoi film, “La città incantata” (2001) è ancora oggi l’unico anime ad aver vinto un Oscar.

Ma come è arrivato al successo?

Il padre di Miyazaki era il direttore della Miyazaki Airplane, un’azienda manifatturiera che costruiva parti per aerei da combattimento. L’azienda di famiglia ha instillato in Miyazaki l’amore per il volo, che è evidente in tutte le sue opere (visibilissima in “Porco rosso” 1992, quella ambientata in Adriatico).

Dopo aver completato gli studi in economia presso l’Università Gakushūin di Tokyo, nel 1963, ha  assunto una posizione come animatore presso la Tōei Animation, il più grande produttore giapponese di animazione.

Lo stile individuale di Miyazaki è diventato più evidente in Kaze no tani no Naushika (Nausicaä of the Valley of the Wind), un manga mensile che ha scritto per la rivista Animage. La storia segue Naushika, una principessa e guerriera riluttante, nel suo viaggio attraverso un mondo ecologicamente devastato. Il suo successo ha ispirato un film con lo stesso nome (uscito nel 1984) e ha incoraggiato Miyazaki e l’amico Takahata a fondare lo Studio Ghibli nel 1985. L’anno successivo Tenkū no shiro Rapyuta (Castle in the Sky) di Miyazaki fu pubblicato in Giappone e Nausicaä fu pubblicato negli Stati Uniti come Warriors of the Wind. Sebbene le impressionanti sequenze aeree del film originale siano rimaste intatte, le modifiche confuse e il doppiaggio scadente hanno reso la versione americana praticamente inguardabile. Sarebbe passato più di un decennio prima che Miyazaki prendesse in considerazione un’altra versione occidentale.

Tuttavia, Miyazaki e lo Studio Ghibli continuarono a produrre opere per il mercato giapponese. Il suo Tonari no Totoro (Il mio vicino Totoro) debuttò  insieme a Hotaru no haka (La tomba delle lucciole) di Takahata nel 1988. Sebbene entrambi i film siano stati ben accolti dalla critica, il successo finanziario dello studio fu assicurato dalla fenomenale vendita del merchandising per bambini piccoli di Totoro.

Miyazaki inventò poi Majo no takkyūbin (1989; Kiki’s Delivery Service), la storia del raggiungimento della maggiore età da parte di una giovane strega, e Kurenai no buta (1992; Porco Rosso), un racconto avventuroso su un asso dell’aviazione della Prima Guerra Mondiale che, a causa del suo comportamento, era stato maledetto ed aveva, quindi, ottenuto una faccia da maiale. Questi successi hanno posto le basi per Mononoke-hime (Principessa Mononoke) del 1997, un blockbuster che ha battuto i record al botteghino giapponese perché ambientato in una fedele ricostruzione del Giappone Arcaico. Il film ha rivisitato alcuni dei temi ricorrenti di Miyazaki, come il conflitto tra il progresso umano e l’ordine naturale e la persistenza del mondo spirituale accanto a quello mondano. Inoltre, la sua rappresentazione dei kodama (spiriti degli alberi giapponesi) come creature umanoidi bianche con teste che sbattono ha fornito una delle immagini più durature negli anime.

Con Sen to Chihiro no kamikakushi (2001; La città incantata) Miyazaki conquistò il primo premio al Festival Internazionale del Cinema di Berlino del 2002, vinse come il miglior film asiatico agli Hong Kong Film Awards ed è stato nominato miglior film d’animazione agli Academy Awards del 2003.

Im Giappone  ha sostituito Titanic come film di maggior incasso nella storia del Giappone. Nel film, Chihiro, una ragazza normale, anche se leggermente viziata, si allontana dai suoi genitori ed entra in un regno di divinità e magia. Lì, è costretta ad accontentarsi del suo ingegno nel tentativo di tornare nel mondo umano con i genitori che, di nuovo per i loro comportamenti inadeguati, erano stati mutati in maiali.

Miyazaki ha seguito il fenomenale successo di La città incantata con Hauru no ugoku shiro (2004; Il castello errante di Howl), la storia di una giovane ragazza colpita da una maledizione che la trasforma in una vecchia e la ricerca che la porta ad un leggendario castello errante.

Dopo Gake no ue no Ponyo (2008; Ponyo) che era destinato a un pubblico più giovane rispetto alla maggior parte dei suoi film, Miyazaki scrisse le sceneggiature per le uscite dello Studio Ghibli Karigurashi no Arietti ( 2010; The Secret World of Arrietty), basato sul libro per bambini di Mary Norton The Borrowers, e Kokurikozaka kara (2011; From Up on Poppy Hill), un racconto di formazione adattato da una serie manga.

Quest’ultimo film è stato diretto dal figlio di Miyazaki, Gorō, che però non ha riscontrato lo stesso successo dei precedenti lavori paterni.

Sarebbe bello raccontare la storia di un anziano signore che ha vissuto il suo sconfinato talento con leggerezza e serenità. Sarebbe una bella storia, ma non sarebbe la storia di Hayao Miyazaki: un uomo che ha vissuto il suo lavoro come un richiamo ossessivo, la sua arte come una perenne ricerca della perfezione, il suo mestiere come dedizione assoluta, come se la sua sensibilità rara fosse diventata un fardello da portarsi addosso. Come se i sogni avessero un loro dazio da pagare per essere realizzati e portati sul grande schermo, per il potere accogliente dei suoi immaginari fantastici, per le sue metafore raffinate, per le sue creature bizzarre e imprevedibili, per una poetica talmente unica da elevare l’animazione oltre il suo stesso genere. Perché i film di Miyazaki passano dal linguaggio animato per elevarlo a mezzo prediletto su cui far viaggiare comodi e leggeri messaggi esistenziali, antropologici e filosofici.

Ma sempre con un’accessibilità senza precedenti. Mai elitario o criptico nel suoi sotto-strati metaforici, il cinema di Miyazaki è una porta spalancata verso lo spettatore. Dentro ci sono scorci invitanti fatti di colori sfavillanti dipinti ancora a mano, musiche evocative sofisticatissime, una celebrazione costante della Natura e una negazione convinta di ogni forma di militarismo. Non a caso, una delle primissime opere a cui partecipò fu il seriale postatomico Conan: ragazzo del futuro.

Visionario con i piedi per terra, sognatore e pragmatico allo stesso tempo, Miyazaki (assieme a Takahata) ha fatto dello Studio Ghibli un grande manifesto della cultura nipponica, leggibile anche in Occidente. Oggi, in occasione degli 80 anni del grande maestro, celebriamo la sua arte sopraffina provando a guardarci dentro per capire cosa abbiamo imparato da città incantate, castelli erranti, maiali volanti e foreste da proteggere.

Michela Colombo 5D

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