Madeline Miller: La canzone di Achille.

Tutti noi ragazzi abbiamo studiato gli eroi epici e le loro imprese straordinarie.

Ma vi siete mai immaginati come hanno vissuto le loro vite?

“La canzone di Achille” è un romanzo rosa e storico, per un pubblico principalmente  giovanile, per amanti delle opere epiche e del romanticismo.

Ripercorre la storia di Achille e Patroclo, con modifiche a quella originale per far fluire meglio la narrazione, colpi di scena che ribalteranno la trama e dei pensieri che faranno cambiare idea ai lettori su alcuni personaggi.

“Tu vuoi diventare un dio?”

La voce narrante è Patroclo, di cui possiamo conoscere i pensieri e di cui, ovviamente, vediamo sempre il punto di vista. “Lui era primavera, dorato e splendente. La Morte invidiosa avrebbe bevuto il suo sangue, e sarebbe diventata giovane di nuovo.”

Inizia tutto dal suo esilio all’incontro con Achille, per poi narrare l’addestramento dei due con il centauro Chirone, l’amore che nasce tra loro, la guerra di Troia e infine… “La memoria è l’unica cosa in cui posso sperare.”

Anche se rosa, il libro dosa il romanticismo in modo che non sia sdolcinato, dato che è persino storico, per quanto possibile; quindi quegli istanti in cui è presente ti colpirà nel segno, visto che cade proprio in quelle circostanze dove combacia perfettamente. Chi è debole di cuore verserà una marea di lacrime, perché ci sono scene così dettagliate che sembrerà di essere lì. Alcuni lettori si ritroveranno in certe situazioni, nonostante il romanzo sia ambientato nell’antichità, come quando si dice che “la disapprovazione altrui si annidava sempre profondamente dentro di me.” Si toccano, cioè, alcuni tasti dolenti a cui nel passato non davano molta importanza, ma che nel presente sono diventati importanti. “Ma non è una caratteristica del genio andare sempre dritto al cuore?”

Ha un finale inaspettato. Una storia d’amore, che i lettori ricorderanno per sempre e che la maggior parte del pubblico avrà come modello. Questo è il romanzo di esordio di Madeline Miller, premiato con l’Orange Prize for Fiction nel 2012. “Eravamo come dei all’alba del mondo e la nostra felicità era così abbagliante che non potevamo vedere altro che noi”.

Chanell Salinas 2F

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