Reset.

La mente è una spugna che va strizzata.

Una spugna piena non aumenta di volume se immersa nuovamente: bisogna prima strizzarla, effettuare un reset. Funziona così anche la mente: una mente piena necessita non solo di una pausa, ma anche di essere svuotata da quello che ha assorbito.

Le spugne assorbono i liquidi in cui sono inzuppate, mentre la mente cattura qualcosa di più complesso, raccoglie tutte le esperienze, le parole, le sensazioni, le informazioni che percepisce e, in più, non assume solo un ruolo passivo come la spugna, ma ha delle facoltà superiori, delle facoltà che la rendono viva.

Il cervello è in costante cambiamento, perché muta la sua struttura fisica nel tempo in base alle informazioni che riceve. La plasticità cerebrale è conosciuta, ma poco compresa. Per capire come sfruttarla è necessaria un’intuizione, un piccolo salto logico, bisogna riconoscere il pattern operativo. Il cervello si adatta a processare meglio le informazioni che riceve; quindi, cambiando le informazioni, cambierà anche il cervello. Significa che, avendo la capacità di selezionare le informazioni corrette riguardanti un determinato obiettivo, allora il cervello, consumandole, diventerà più abile nel processare quel tipo di informazioni, rendendo più semplice il raggiungimento di quel risultato.

Il ragionamento è questo. Essendo io il prodotto del mio pensiero – infatti ogni singola azione che mi ha portato qua, sia conscia che subconscia, è stata generata da un processo mentale prodotto dal mio cervello – e dato che quest’ultimo processa informazioni dall’esterno e si adatta fisicamente per processarle e produrre un output migliore, allora, modificando le informazioni principali che il mio cervello processa, si modellerà di conseguenza e produrrà output in base a quello che riceve. Dunque, se voglio ottenere un determinato risultato, dovrò immergermi in un mondo, in un ambiente, che mi trasmetta informazioni (corrette) utili a produrre il processo mentale, ovvero le azioni che mi porteranno a raggiungere il risultato desiderato.

Motivo per cui, se dovessi ascoltare i consigli di qualcuno che non ha mai raggiunto il risultato di cui professa “gli step fondamentali per raggiungerlo”, alla fine del processo, una volta applicati i suoi consigli, assomiglierei più a lui, che al risultato che volevo ottenere. Per esempio, se voglio essere una persona positiva, non posso frequentare acriticamente persone negative, perché trasmetteranno al mio cervello tutte le informazioni che le hanno portate ad essere negative.

La strategia più efficace per raggiungere un obiettivo è, perciò, tuffarsi tra le persone che lo hanno già raggiunto. L’unico riferimento che si ha per decidere dove immergersi successivamente è l’immersione precedente. È necessario un bilancio dei risultati positivi e negativi, per capire quali ambienti hanno prodotto dei buoni risultati e quali saranno da evitare. Queste fasi di immersione devono essere intervallate da momenti di reset, per permettere alla mente di ritornare alla sua capacità massima ed evitare di tenerla senza spazio libero per troppo tempo che, invece, è fondamentale per la crescita.

Una mente satura non assorbe di più. Ovviamente in funzione del raggiungimento di un obiettivo. D’altronde, il livello a cui si è nella vita è il risultato di tutte le immersioni precedenti: è la soluzione, o il miscuglio, di tutto quello che la mente ha assorbito. Quindi, prima ancora di iniziare questo processo, bisogna capire, bisogna immaginare la vita che si vuole vivere, sapere la soluzione che si vuole sintetizzare e, solo successivamente, immergersi nei reagenti corretti. Sbagliando i reagenti, sbaglierai sicuramente la soluzione ma, se non sai la soluzione che vuoi ottenere, allora sbaglierai a prescindere!

Riccardo Scaburri 5G

VN:F [1.9.16_1159]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.16_1159]
Rating: 0 (from 0 votes)

Lascia il tuo commento per primo

Rispondi

L'indirizzo email non sarà pubblicato.